L’ipotesi si allontana. La prospettiva di un ingresso di Cassa depositi e prestiti nella futura FiberCop si fa remota.
Fibercop è la società in cui Tim vuole scorporare la rete secondaria e che, nell’idea dell’ex monopolista, potrebbe diventare il veicolo per realizzare la rete unica grazie a un’unione con Open Fiber. Tanto l’ad di Tim, Luigi Gubitosi, quanto il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, premerebbero affinché nella nuova società entri anche la Cdp, la cui presenza darebbe un’impronta forte dello Stato alla nuova compagnia, inizialmente dedicata all’ultimo miglio della rete. Ma il progetto, scrive La Stampa, sta incontrando più di una resistenza.
A rendere tutto più difficile è in primo luogo l’arrivo del fondo Kkr che ha presentato un’offerta vincolante a Tim per entrare nella società con poco meno del 40% del capitale. Il M5S avrebbe mostrato la propria contrarietà. Motivo: è già difficile trovare un accordo a tre (tra Tim, Enel e Cdp), ancor più ostico il tentativo di far entrare un quarto attore come Kkr, più che altro interessato al profitto.
Anche all’interno di Cdp la cautela è massima. I vertici, a cominciare dall’a.d. Fabrizio Palermo, prima di ogni mossa attendono di capire quale sarà l’atteggiamento di Enel, azionista al 50% di Open Fiber, con l’ad Francesco Starace ancora vago. A schierarsi contro l’ingresso di Cdp sarebbero le fondazioni azioniste (accanto al Mef) col 15, 93% di Cassa: a frenare sono i possibili problemi di carattere regolatorio già richiamati anche dall’Antitrust. Con il controllo di Tim si teme la rinascita del monopolio. E in alcune circostanze sarebbero emersi anche i dubbi di Manzella, sottosegretario del Mise, con delega alla banda ultra larga. Quanto a Kkr, il M5S sarebbe deciso a chiedere l’applicazione del golden power, nonostante anche l’ambasciatore Usa in Italia, Lewis Eisenberg, in diversi incontri avrebbe sostenuto la causa di Kkr.








