Gli Stati Uniti e l’Unione europea si preparano a una nuova fase di trasformazione della globalizzazione. Ne parla Danilo Taino, sottolineando la «presa d’atto da parte delle due sponde dell’Atlantico che il mondo corre verso la divisione in due blocchi e, allo stesso tempo, una spinta a questa tendenza».
«L’accordo annunciato da Joe Biden e Ursula von der Leyen il 31 ottobre è un salto in avanti non solo nella risposta che l’Occidente intende dare alle sfide poste da Pechino: è anche un cambiamento di stagione nella globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta, multilaterale, finora guidata da considerazioni economiche e d’ora in poi limitata e ridisegnata da interessi di Stato e di potenza», scrive sul Corriere della Sera.
«L’accordo riguarda l’acciaio e l’alluminio. Washington e Bruxelles» scrive Taino «si impegnano a togliere tariffe agli scambi e a fermare i ricorsi alla Wto, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, che si erano aperti con la presidenza Trump».
«Invece di litigare, America ed Europa si alleano per limitare l’influenza cinese, grande produttrice di acciaio e alluminio. Legare il commercio internazionale a questioni come il clima, l’ambiente, i diritti umani e quelli sul lavoro è qualcosa che negli anni scorsi è stato da alcuni fatto in pratica ma è sempre stato fuori dal regime degli scambi garantito dalla Wto».
«Era un modo per tenere la politica, gli interessi nazionali e il protezionismo fuori dalle regole commerciali. Introdurle ora significa trasformare nella loro essenza le logiche che hanno governato la globalizzazione senza frontiere degli scorsi quarant’anni, puntare a un mondo nel quale non è più il puro interesse economico a muovere le cose ma le volontà degli Stati. Al punto che un interesse comune, cioè la limitazione del riscaldamento globale, diventa occasione di divisione».
«Si prende atto che si è aperto un golfo tra Occidente e Cina, meglio ancora tra due blocchi che sembrano in formazione, quello delle democrazie a libero mercato e quello che vede alleati sempre più stretti Pechino e Mosca. Stati Uniti e Unione europea sembrano ora prendere atto del nuovo mondo e prepararsi alla nuova fase di post-globalizzazione. E forse di divisione almeno parziale in due blocchi».
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