Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Sulle politiche demografiche l’Italia dovrebbe copiare la Germania | L’analisi di Francesco Billari

“Il declino demografico italiano non è ineluttabile”.

Lo scrive su Repubblica Francesco Billari citando il cado tedesco: “La Germania, un paese la cui popolazione sembrava destinata a diminuire sensibilmente all’inizio del nuovo millennio, è passata da 80 a 83 milioni di abitanti tra il 2011 e il 2021.

Nello stesso decennio, – osserva l’editorialista – l’Italia ha invece registrato un calo da 60 a 59 milioni di abitanti.

Cosa possiamo imparare dal caso tedesco?

Le politiche adottate per contrastare il declino demografico tedesco percorrono due linee.

La prima linea di politiche guarda al lungo periodo e si focalizza sulla natalità.

Investire sui bambini e sui giovani, riconoscendone il valore anche sociale e alleviando i costi per le famiglie, che desiderano avere un numero di figli maggiore di quello che effettivamente hanno.

La seconda linea di politiche guarda al presente e ai prossimi anni, e serve per ‘riempire i buchi’ lasciati dal calo delle nascite negli anni passati, focalizzandosi sull’immigrazione.

Questa strategia basata sulle famiglie – spiega Billari – ha dato sia permessi per lavoratrici e lavoratori, rispondendo almeno in parte alle esigenze immediate del mercato del lavoro, sia linfa al sistema scolastico e al mercato del lavoro tra una decina d’anni con i loro figli.

Come contrastare il declino demografico italiano?

Seguiamo, adattandolo ai nostri bisogni, l’esempio tedesco.

Rispondiamo con un approccio basato su due linee politiche che sia il più possibile condiviso dalle grandi forze democratiche e credibilmente stabile per i prossimi anni, quasi a livello costituzionale.

Politiche demografiche ‘slow’, di lungo periodo, che rafforzino e stabilizzino le misure amichevoli nei confronti delle nascite e delle famiglie, già in gran parte approvate sia dal centro-destra sia dal centro-sinistra.

Politiche demografiche ‘fast’, che puntino in modo proattivo e realistico in termini di numeri all’immigrazione di famiglie, con lavoratori, bambini e studenti che – conclude – vogliano costruire il loro futuro in Italia, investendo in modo significativo sulla loro integrazione: qui le divisioni sono invece evidentissime”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.