Si avvicina sempre di più l’elezione del Presidente della Repubblica e nell’ultima conferenza stampa Draghi è apparso molto diverso da quando «aveva praticamente annunciato la sua candidatura al Colle». Questo secondo quanto sostieneMarcello Sorgi analizzando quelli che definisce «i destini incrociati dei due presidenti».
«Per quanto sibillino possa essere stato, dividendo i suoi osservatori tra chi sostiene che alla sua maniera, senza muovere un dito, abbia compiuto un’altra tappa di avvicinamento al Quirinale, e chi invece obietta che se ne sia allontanato, il Draghi apparso ieri sera in conferenza stampa era molto diverso da diciannove giorni fa, quando nell’appuntamento di fine anno aveva praticamente annunciato la sua candidatura al Colle. Serio, brusco, inflessibile fino all’eccesso nell’evitare le domande sul Quirinale», scrive su La Stampa.
«Costretto a un “atto riparatore”, come lui stesso l’ha definito, dopo l’inaccettabile silenzio seguito mercoledì alla decisione del Consiglio dei ministri di introdurre l’obbligo di vaccino per gli ultracinquantenni. È fermo nel denunciare ancora una volta le responsabilità dei non vaccinati nella diffusione del virus e nella continuazione dell’emergenza. Perfino il quadro descritto è del tutto differente da quello più rassicurante fornito prima di Natale».
«E non perché allora, nel riassumere una situazione tutto sommato sotto controllo, l’avesse sottovalutata. Ma perché in venti giorni tutti i sintomi della pandemia di sono aggravati, dal numero dei contagi in crescita esponenziale agli ospedali ormai in sofferenza, alla necessità di accelerare la campagna vaccinale tenendo aperti anche la notte gli hub dedicati alle somministrazioni», prosegue.
«Proprio perché non ha voluto affrontare, sfiorando talvolta un tono autoritario che non gli si addice, l’argomento Quirinale, le domande rimaste in sospeso dopo un’ora di botta e risposta giravano intorno a quello. È stato contrario a discuterne perché si ritiene ancora in corsa, o perché, avendone parlato, ha involontariamente dato la stura a tutte le reazioni contrarie all’ipotesi di una sua elezione?»
«Inoltre, anche alle orecchie di Draghi saranno arrivate voci che parlano di un possibile rinvio del voto sul Quirinale se il numero di deputati e senatori contagiati o in quarantena continua a crescere al ritmo di questi giorni. Sembra incredibile: si andrebbe a un’inedita “prorogatio” del Capo dello Stato, prodroma di un bis emergenziale non più rifiutabile. Tal che si può dire che Mattarella e Draghi, nei rispettivi ruoli, “simul stabunt, simul cadent”».
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