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Marcello Sorgi (La Stampa): «L’Italia rischia una nuova austerità. Rimarremo a secco di gas per gli errori del passato»

Il problema energetico rischia di mettere in difficoltà l’Italia. «Il rischio di restare a secco di gas, di vedersi bloccare, oppure, che è lo stesso, offrire dalla Russia a prezzi inaccettabili quasi metà delle forniture di gas: ecco qual è per l’Italia il prezzo della guerra in Ucraina». Lo scrive Marcello Sorgi, vicedirettore de La Stampa e notista politico.

«Draghi lo ha spiegato chiaramente, in Parlamento, e d’improvviso s’è capito il perché della condotta defilata del premier nella prima crisi internazionale in cui è stato accusato di aver giocato un ruolo insufficiente, indebolendo la politica delle sanzioni minacciata dall’Europa, anche prima che Putin decidesse di muovere le forze armate».

«Ora che volano i missili e i corpi delle vittime si allineano sui selciati, l’Italia dovrà abituarsi all’idea di passare da un’emergenza a un’altra. Da quella sanitaria del Covid che non le ha ancora consentito di tirare il fiato, a questa nuova energetica. Nuova, poi, per modo di dire, dal momento che per i governi repubblicani il problema del fabbisogno crescente di energia e della progressiva dipendenza da fornitori esterni ha sempre rappresentato un’ossessione». 

Gli errori dell’Italia

«Da affrontare, fin dai vecchi tempi della Prima Repubblica, mantenendo buoni rapporti a Sud e a Est, con la costa nordafricana dei satrapi musulmani e con il confine orientale del moloch comunista. Inoltre, nel tempo, invece di incrementare le fonti interne, siamo riusciti a disperderle, ha ricordato Draghi. Tal che abbiamo ridotto la produzione di gas dai 17 miliardi di metri cubi del 2000 ai 3 miliardi attuali, incrementando di quasi un terzo (27 per cento in più) gli acquisti dalla Russia».

«In poche parole, siamo il Paese del referendum sul nucleare, votato nel momento di maggiore emotività per l’incidente di Chernobyl, e di quello sulle trivelle, fortunatamente fallito. Non siamo in grado di servirci del gas liquido americano che Biden ci offre perché non abbiamo un numero sufficiente di rigassificatori. E siamo stati incapaci di dotarci di un piano serio, in grado di proiettarci a medio termine verso l’autonomia e l’indipendenza energetiche».

Rischiamo nuova austerità 

«Così, adesso che insieme all’Europa andiamo a litigare con Putin, come pronto soccorso dovremo riaprire le centrali a carbone, chiuse perché troppo inquinanti. Draghi non s’è spinto ad annunciare una nuova “austerità”, ed anzi ha garantito altri interventi contro il “caro bollette”. Ma è chiaro che qualcosa andrà fatto, che nuovi sacrifici ci aspettano, dopo quelli sopportati nella lunga stagione del Covid. Per un po’, ci aiuteranno la buona stagione, il rialzo delle temperature e l’ora legale. Ma di qui al prossimo inverno, se l’orizzonte internazionale dovesse restare grigio di nubi tossiche e rosso di lampi di guerra, bisognerà trovare il modo di salvarsi».

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