La filosofa ambientale Serenella Iovino invita a riflettere sulla ‘novità’ della tragedia della Marmolada.
“I morti e i dispersi della Marmolada – scrive Iovino – non sono le solite vittime delle valanghe, di quelle che in montagna tutto sommato ci sono sempre state: questi sono morti climatici.
E non sono i morti climatici che ci aspetteremmo: corpi lontani e che non ci somigliano, travolti da una tempesta tropicale, un uragano o un incendio deflagrante in foreste di eucalipti.
Questi morti non avevano niente di esotico. Erano persone in vacanza, ceto medio o benestante, gente comune. Qui crolla dunque un altro tabù, quello che ci dice che a morire di clima sono solo gli altri, meglio ancora se poveri.
La verità è che abbiamo cominciato a morire di clima anche noi, in Italia. Paesaggi e vittime sono due argomenti su cui oggi s’impone una riflessione. Parliamo di ‘paesaggio’ e non genericamente di ‘ambiente’ per un motivo preciso: ‘ambiente’, ‘ecosistema’, persino ‘pianeta’ sono ancora tutto sommato termini neutri, troppo generici per sentirli nostri. E sono troppo politicizzati per sentirli di tutti: per questo l’ambiente è troppo spesso abbandonato da politiche distratte o discontinue.
Con il paesaggio è diverso: perché il paesaggio è il luogo in cui vivo, quello che mi vado a cercare in vacanza, quello che torna nei sogni. Il paesaggio è quella parte di spazio che io vedo attorno a me quando mi percepisco in un luogo, è un bene comune, è la dimensione storica, civile, e narrativa del mio abitare. Perché il paesaggio mi racconta chi sono e chi c’era prima di me, e mi aiuta a giocare la mia parte sul proscenio del mondo. Il paesaggio è quella parte di noi che ci portiamo nel futuro.
La sua fine – conclude Iovino – è un’apocalissi culturale perché quando il paesaggio, come l’altro ieri il ghiacciaio, si fonde, si scioglie anche la trama della cultura”.








