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Pia Saraceno (Ad Ref): «Sostenibilità, i nodi della finanza pubblica e privata»

Non si può più sottovalutare l’importanza della transizione ecologica. Lo spiega Pia Saraceno, amministratrice delegata Ref, sottolineando che «le istituzioni di politica economica hanno preso consapevolezza del fatto che i danni fisici provocati dal clima sono certi e maggiori dei potenziali costi di una transizione ben governata».

«Devono però dotarsi di nuovi strumenti e questo richiede tempo: la Bce si è data una road map che si concluderà nel 2024 per la messa a punto dei nuovi modelli e per l’analisi degli scenari, impegnandosi ad istituire la regolazione monetaria volta ad imporre alle banche una più adeguata valutazione della loro esposizione al rischio ambientale» scrive su InPiù.net. «In attesa dei risultati dello stress test sul sistema bancario del 2022 ha già pubblicato una prima analisi che dovrebbe stimolare il sistema bancario, considerato in un primo rapporto molto impreparato. Questo potrebbe non essere sufficiente allo sviluppo di strumenti di finanziamento adatti, nei tempi richiesti dalla transizione».

«È quindi indispensabile costruire attraverso accordi internazionali un sistema finanziario interamente focalizzato su emissioni zero, con un sistema di valutazione inattaccabile dei rischi climatici presenti nelle istituzioni finanziarie, sviluppando approcci per tener conto degli stranded assets presenti nei loro portafogli in modo trasparente, anticipando e prevenendo eventuali turbolenze. Lo ha ricordato anche Visco nel discorso del 26 novembre all’Associazione Europea per il Diritto Bancario e Finanziario (AEDBF). Il rischio climatico deve entrare nella valutazione però non solo degli assets del sistema delle imprese e del sistema finanziario: indispensabile è anche modificare radicalmente i criteri di sostenibilità dei debiti pubblici che attualmente non li considerano».

«La sostenibilità dei Paesi con alto debito diviene infatti più problematica se lo Stato interviene con misure inadeguate e con ritardo rispetto alle urgenze in una certa misura imposte dagli impegni europei sul clima. In un contesto di alta spesa per la transizione verde, gli investimenti privati hanno un ruolo predominante da giocare. Per raggiungere gli obiettivi Ue al 2030 è necessario che la spesa pubblica catalizzi ed indirizzi la spesa privata, cosicché il peso degli investimenti pubblici sul totale sarà maggiore nei primi anni del decennio per poi decrescere quando le tecnologie più mature troveranno nella domanda privata la massa critica», prosegue.

«La maggior parte degli studi internazionali assegna alla spesa pubblica in innovazione un effetto moltiplicatore molto elevato (1:4, 1:5) rispetto alla spesa privata. La sostenibilità del debito pubblico è quindi messa maggiormente a rischio se gli interventi (non solo d’investimento pubblico) sono insufficienti e soggetti a vincoli esterni. Tanto più che il verificarsi dell’evento avverso sarebbe sempre percepito dai mercati non più come bad luck ma come bad management».

«Le reazioni dei mercati finanziari ad eventi avversi potrebbero dunque amplificarne l’impatto non solo per le imprese/Paesi direttamente colpiti, ma anche propagarsi su settori e Paesi che si percepiscono come non in linea con gli obiettivi di contenimento delle temperature. È elevato il rischio da parte dei Paesi cosiddetti virtuosi di sottovalutare l’impatto del clima sulla crescita, per preservare il profilo di rientro della spesa corrente dei Paesi indebitati nel breve/medio termine».

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