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Vincenzo Comito (Il Manifesto): «Transizione ecologica: la sindrome Marchionne e lo scontro con la sostenibilità»

Mentre l’Europa continua a sottolineare l’improrogabile urgenza di investire nelle auto elettriche, sembra essersi diffusa quella che Vincenzo Comito chiama “la sindrome di Marchionne” anche all’interno del governo italiano. «Sergio Marchionne» spiega «raccontò a lungo che l’auto elettrica non funzionava, che non era poi tanto verde, che c’erano problemi tecnologici e così via».

«E, dimostrandosi conseguente, non investì nella nuova tecnologia, mettendo in prospettiva ancora più di prima nei guai il gruppo poi salvato con l’acquisto del tutto da parte dei francesi. Sembra che ora la sindrome Marchionne stia contagiando molti» scrive su Il Manifesto. «Da qualche tempo si chiede in effetti da più parti di rallentare, frenare, ridimensionare sul fronte delle energie rinnovabili».

«Apprendiamo così in questi giorni che il governo italiano si oppone incredibilmente alla decisione della Ue che ha fissato al 2035 la fine della produzione dei veicoli a energia fossile, mentre si sentono dei rumoreggiamenti sullo stesso e su analoghi temi dalla parte della Confindustria. Si intravedono minacce non solo in quest’ultimo comparto, ma anche in quelli delle fabbriche dell’auto, settore già da noi pericolante, delle officine di riparazioni e poi dei trasporti carburante e così via».

«Per quanto riguarda poi l’energia si teme per l’occupazione nelle raffinerie, nelle centrali tradizionali, di nuovo nei trasporti. Il timore è accentuato dal fatto che nei comparti quali l’eolico, il solare, le batterie, la nostra industria praticamente non esiste e le tecnologie vengono tutte dall’estero. Lungimiranza pubblica e privata. Intanto, su di un altro fronte, sembra che il Governo non badi molto a quello che fanno le sue aziende controllate, lasciando che esse decidano come gli pare anche su temi vitali quale quello della riconversione energetica».

«Al contrario di quanto sostiene l’Enel, secondo le dichiarazioni dell’ad di Eni ci sarà sempre più bisogno di gas in Italia e nel mondo. Che fare? Intanto pensiamo che sul fronte delle nuove energie sia necessario accelerare, non rallentare, strategia quest’ultima suicida nel lungo termine in un campo in grande sviluppo; e questo sia per la salvezza del pianeta che per le prospettive dell’occupazione».

«Quello che manca nel settore dell’automotive e dell’energia è una presenza adeguata del governo, che solo potrebbe sbrogliare il problema del contemperamento dell’innovazione e quello dell’occupazione, con un piano di intervento massiccio, imponendo anche, tra l’altro, all’Eni di smetterla di scherzare. Senza tale presenza l’Italia non governerà il problema né dell’auto né dell’energia».

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