[L’Intervista esclusiva] Alessia Rosolen (Assessore Istruzione Friuli Venezia Giulia): «Il diritto allo studio è prioritario, ma no alle speculazioni e alla schizofrenia organizzativa. Bisogna investire sulle infrastrutture digitali e fisiche»

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L’Osservatorio Riparte l’Italia ha avviato un percorso di approfondimento sul tema della Ripartenza della Scuola in questo nuovo anno 2021. Il secondo ospite delle nostre interviste è Alessia Rosolen, Assessore al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

D. Nell’inizio di Ripartenza che il nostro Paese ha vissuto al termine della prima ondata dei contagi, il mondo della scuola ha rivestito un ruolo di primaria importanza. Quale pensa potrà essere il ruolo che rivestirà quando, al termine della seconda ondata, si riavvierà l’intero sistema Paese, quindi con una ripartenza più strutturata e che tutti ci auguriamo essere più duratura nel tempo?

Se permette, correggerei la domanda. La ripartenza non deve essere “più duratura”, deve ambire a essere definitiva. Per questo abbiamo procrastinato, per le superiori, il rientro in aula dal 7 gennaio al primo febbraio. Il ritorno deve essere sicuro e stabile. Troppe false partenze hanno innescato rovinose retromarce che hanno prodotto solo disorientamento e confusione. La politica ha il dovere di dare risposte. Il diritto allo studio è prioritario, esattamente come il diritto alla salute. Stiamo sperimentando quanto sia complesso trovare un punto di equilibrio. Di certo, la scuola era e resta centrale nell’agenda politica. E, mi consenta, non accetto speculazioni rispetto al fatto che la scuola venga usata come arma di distrazione di massa o come elemento di lotta politica: le scelte possono essere discusse, la buona fede, no.

D. In questi mesi si è molto dibattuto di alcuni temi strettamente legati al mondo della Scuola, come la Didattica a distanza, i Trasporti locali, il Digital Divide e lo stato delle infrastrutture scolastiche. Nel suo territorio, avete individuato iniziative o soluzioni utili a circoscrive al meglio queste problematiche per poterle superare in maniera efficace?

Dall’inizio della pandemia, sono stati investiti 4,8 milioni di euro per adeguare la strumentazione digitale (pc portatili, tablet, chiavette usb) per le famiglie del Friuli Venezia Giulia, attingendo dal Fondo Sociale Europeo e avvalendosi di risorse regionali e ministeriali.

Abbiamo effettuato una serie di interventi successivi e complementari per migliorare il servizio in un momento molto delicato e molto complicato per tutti. Regione e Ufficio Scolastico Regionale effettuano monitoraggi presso gli istituti scolatici per capire quali siano i disagi legati alla connettività e alla mancanza di strumenti adeguati: sondano le famiglie che, a loro volta, segnalano le necessità cui stiamo cercando di dare risposta.

In questi mesi, oltre ai quasi 5 milioni investiti per la Didattica Digitale Integrata, stiamo portando avanti lavori molto rilevanti per migliorare la connettività negli istituti scolastici: l’obiettivo è superare il gap digitale che ci trasciniamo da troppo tempo e posizionare finalmente il comparto della scuola in una dimensione adeguata al 2021 sotto il profilo delle infrastrutture.

Mi corre l’obbligo di chiarire ancora una volta la mia posizione: sono una convinta sostenitrice della didattica in presenza, per motivi didattici, psicologici, culturali e sociali. In questo momento, tuttavia, la cosa peggiore è la schizofrenia organizzativa: forzare i tempi per un rientro a scuola oggi avrebbe prodotto una serie di conseguenze molto pericolose. Contiamo di riportare i ragazzi delle superiori in aula il prima possibile, ma in sicurezza.

D. Secondo la Banca Mondiale, quasi 7 milioni di studenti dall’istruzione primaria a quella secondaria potrebbero abbandonare gli studi a causa dello shock economico sociale prodotto dalla pandemia. State provando ad arginare questo fenomeno nel vostro territorio? In quale modo?

Pensare che una singola Regione possa reggere l’urto di uno shock di queste proporzioni è, evidentemente, un atto di fede senza alcuna base logica. Quando la pandemia sarà finita, dovremo ricostruire il sistema sociale, prima ancora che quello economico. E la scuola sarà sempre una delle prime pietre.

D. Nel 2021 arriveranno le risorse economiche stanziate dall’Unione Europea per far fronte all’emergenza mondiale. Come possono essere concretamente utilizzate queste risorse per mettere le basi per una vera ripartenza del mondo della scuola? Quali le priorità?

Le priorità sono le infrastrutture, sia digitali che “fisiche”. Abbiamo sperimentato sulla nostra pelle quanto sia strategico e imprescindibile disporre di connessioni e strumentazioni all’altezza. Anche l’edilizia scolastica, naturalmente, dopo lunghi anni di immobilismo, deve cambiare passo.

D. Un altro tema particolarmente significativo per la ripartenza del nostro Paese è il rapporto che esiste tra il mondo della scuola e quello del lavoro. Avete realizzato iniziative per integrare maggiormente questi due mondi e facilitare una veloce transizione per i ragazzi?

Nell’alternanza tra scuola e lavoro e, più in generale, nel settore della formazione, abbiamo avviato progetti finalizzati a proiettare la Regione verso una dimensione più dinamica e concorrenziale. C’è un principio da cui, a mio avviso, non possiamo derogare, ovvero quello dell’apprendimento permanente: è superato il concetto secondo il quale si finisce di imparare alla conclusione del corso di studi, ormai ogni professione necessita di formazione continua e aggiornamenti costanti, all’insegna dell’innovazione.

D. Una delle conseguenze più gravi della pandemia potrebbe essere quella di esacerbare ulteriormente l’esclusione e la disuguaglianza di alcuni gruppi sociali, già emarginati e vulnerabili, come le minoranze etniche e le persone con disabilità, che sono stati maggiormente colpiti dalla chiusura delle scuole. Avete in cantiere delle proposte concrete per evitare che questo accada?

Domanda molto azzeccata e, personalmente, molto apprezzata. Già dall’inizio della legislatura avevamo deciso di investire su progetti specifici per bambini con difficoltà di apprendimento o impossibilitati a seguire le lezioni a scuola, perché costretti a stare a casa o in ospedale. La pandemia ha inevitabilmente amplificato alcune criticità e ci costringe a valutare quotidianamente innovative forme di didattica.

Abbiamo avviato il progetto “Identificazione precoce degli alunni con sospetto disturbo specifico dell’apprendimento” finalizzato all’individuazione degli alunni con difficoltà scolastiche e all’effettuazione di azioni ad hoc per i bambini ritenuti a rischio di sviluppare un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), che consiste nell’individuazione precoce del disturbo, in interventi mirati con programmi e strumenti dedicati sin dai primi anni delle elementari, con una didattica su misura che consenta di colmare il gap di apprendimento e in misure innovative che si accompagnano a una formazione specializzata per gli insegnanti. 

Ci abbiamo creduto dall’inizio e adesso, a maggior ragione, ribadiamo la nostra totale adesione a un percorso che può letteralmente cambiare la vita di alcuni bambini. Alcuni disturbi, se intercettati in tempo, possono essere risolti e superati e il bambino può intraprendere un percorso di crescita più sereno. Sul fronte della Scuola in Ospedale, la nostra Regione ha avviato un progetto pilota che è divenuto paradigma di riferimento in ambito nazionale nel 2019/20. 

Siamo consapevoli del fatto che la didattica a distanza possa acuire alcune diversità sociali ampliando il gap tra chi può permettersi strumenti e, magari, insegnanti aggiuntivi e chi non dispone di queste possibilità: monitoreremo e interverremo.

D. Infine, il nostro Osservatorio ha elaborato, nel Paper presentato prima del periodo Natalizio, cinque proposte concrete per far ripartire il mondo della scuola (consultabili qui). Potrebbe commentarle e, nel caso, integrarle? Le ritiene attuabili nel suo territorio?

Nei mesi scorsi abbiamo approvato una legge che disciplina gli interventi in materia di diritto allo studio e di potenziamento dell’offerta formativa delle scuole. L’obiettivo è triplice. Il primo è creare una vera e propria filiera di servizi nell’arco della vita formativa della persona assegnando ad un soggetto regionale, l’Agenzia regionale per il diritto agli studi, l’attuazione degli interventi in materia di diritto allo studio non solo universitario, ma anche scolastico. L’idea di concentrare in capo all’Agenzia l’esercizio di tutte le funzioni regionali in materia di diritto allo studio non risponde solo alla logica di razionalizzazione dei servizi, ma è la manifestazione dell’attenzione che la Giunta regionale ripone verso la persona e la comunità degli studenti, che avranno quindi un punto di riferimento unico per trovare risposte per l’esercizio di un loro diritto fondamentale, ovvero lo studio.

Siamo la prima Regione in Italia a creare un’Agenzia unica per il diritto allo studio. Il secondo obiettivo è adeguare gli interventi riconducibili al diritto allo studio e al potenziamento dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche all’evoluzione del sistema scolastico, cercando di anticipare esigenze e bisogni di famiglie e scuole acuiti in questi mesi durante gli eventi legati all’emergenza Covid-19, anche a fronte dell’emergere di criticità e punti di debolezza del nostro sistema scolastico. Imprimere un’accelerazione rispetto alla svolta digitale era già nei programmi: la pandemia ha, purtroppo, messo impietosamente a nudo alcuni limiti strutturali e ci ha indotti a velocizzare il processo.

Trasferire le lezioni dalle aule tradizionali agli spazi anche virtuali è un esercizio imposto dall’attualità: serve una rete veloce e servono strumenti adeguati (pc, tablet, chiavette, connessione WiFi) per uno svolgimento corretto della Didattica Digitale Integrata.  Il terzo obiettivo, di semplificazione amministrativa, non è ultimo per importanza.

All’Agenzia è stata assegnata l’attuazione degli interventi in materia di libri in comodato, la “Dote scuola”, i contributi per le spese di ospitalità di studenti delle scuole superiori di secondo grado presso le strutture accreditate, i contributi per gli studenti delle scuole paritarie, la collaborazione con le Consulte provinciali degli studenti. L’ARDIS si affianca alla Regione negli interventi regionali a favore delle scuole in ospedale e della scuola a domicilio, degli alunni portatori di Bisogni Educativi Speciali (BES) e Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), nelle azioni di sostegno ai soggetti con disabilità iscritti alle istituzioni scolastiche regionali. Una ricca gamma di interventi, che rendono ARDIS un punto di riferimento per il diritto allo studio regionale.

Gli Its costituiscono un segmento di istruzione terziaria professionalizzante, nati per contribuire a superare il mismatch tra la domanda e l’offerta nel mercato del lavoro. Si tratta di percorsi molto specifici, in settori chiave per il tessuto produttivo, che offrono appetibili occasioni occupazionali. Naturalmente, la fase emergenziale attuale accentua la necessità di investire in nuove tecnologie e nella formazione di figure professionali altamente specializzate, con spiccate e specifiche competenze digitali. Meccanica, sistema casa, scienze della vita, logistica e informatica sono alcuni dei principali ambiti di specializzazione degli Its. 

Il sistema in Fvg propone 14 corsi per 333 studenti e  il numero di percorsi specializzanti salirà a 16. Il bagaglio di competenze specifiche costruito nel corso dell’esperienza formativa consente ai ragazzi di sviluppare una competitività lavorativa molto apprezzata dalle aziende. Nei prossimi anni, ci attendiamo consistenti passi in avanti nel settore chiave delle “scienze della vita” che, verosimilmente, accrescerà la sua attrattività contestualmente al ragionevole aumento di impiegati nel settore.

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