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Rigenerazione ed efficientamento: l’Italia della Transizione Ecologica deve puntare sull’edilizia sostenibile

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Nel contesto attuale, lo sviluppo economico è inscindibile da logiche di sostenibilità nelle sue varie dimensioni, dalla valutazione di impatto sociale alle tutela dell’ambiente. Ogni azione dell’attore pubblico e privato deve sempre più indirizzarsi nel quadro di riferimento disegnato dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Le imprese e i consumatori, ormai, lo sanno benissimo. Da un mese a questa parte anche il Governo Italiano, con la costituzione del MITE – Ministero per la Transizione Ecologica –  ha riconosciuto la rilevanza di questo binomio, allineandosi a una governance comunitaria che vede già esistere in Francia il Ministère de la transition écologique e in Spagna il Ministerio para la Transición Ecológica y el Reto Demográfico

Ulteriore passo in avanti dunque verso la formalizzazione di un progetto politico che valorizza le istanze di sostenibilità dimostrando di aver colto quella radicale trasformazione verso l’economia circolare che ormai da anni innerva il tessuto produttivo italiano.

Dal punto di vista sostanziale, infatti, in termini di transizione ecologica e sostenibilità, l’Italia è già molto avanti rispetto ai suoi vicini europei. A titolo di esempio, sono da citare i risultati del Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021, stilato dal CEN – Circulary Economy Network -, secondo cui il nostro Paese è, per la terza volta consecutiva, primo in Europa per tasso di rifiuti riciclati, sopra a Francia, Germania e Spagna: rispetto ai nostri vicini, riutilizziamo quasi il doppio dei materiali.

Bene anche il tasso di circolarità dell’economia, maggiore del 30% in rapporto alla media UE. In generale, pure la sensibilità nei confronti della tutela dell’ambiente è in aumento: secondo il rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, il numero di imprese che investe in sostenibilità è in costante crescita negli ultimi anni, e ha raggiunto il picco a fine 2019, con 300 mila aziende impegnate in iniziative a favore della circolarità.  

Pur partendo però da una base buona come quella appena descritta, il Ministero per la Transizione ecologica non ha davanti una sfida semplice: oltre ad individuare tutta una serie di strategie e strumenti in grado di agevolare i cambiamenti già in corso, il MITE dovrà anche trovare il modo di mantenere la preminenza del nostro Paese in termini di sostenibilità e circolarità, stilando misure e linee guida in grado di anticipare i trend futuri. Anche se non siamo stati tra i primi a dedicare alla Transizione Ecologia un ministero, abbiamo dimostrato di essere all’avanguardia in merito da punto di vista fattuale, e tali dobbiamo rimanere. 

Gli strumenti per farlo sono molti, dal rafforzamento del Superbonus al 110% fino agli sgravi fiscali per imprese green, ma è innegabile che il mezzo più potente ad ora a nostra disposizione sia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Abbiamo 196 miliardi e mezzo da spendere per traghettare l’Italia verso il futuro, e di questi il 40% (68,9 miliardi) sono destinati proprio alla transizione ecologica. I soggetti e i comparti beneficiari sono molti, dalle imprese alla mobilità passando per la tutela del territorio, ma in realtà quasi la metà di questo 40%, (29,3 miliardi nello specifico), è destinato all’efficienza energetica e alla riqualificazione degli edifici. Dati alla mano, il Governo dimostra di puntare molto sul settore delle costruzioni quale chiave di volta per la ripresa.

Per parte sua, l’edilizia ha tutte le carte in regola per raccogliere questa sfida, valorizzare l’evoluzione dell’economia in chiave green e contribuire in modo sostanziale al rilancio del Paese.

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