Non solo Covid. Ci sono alcune zone del Paese che hanno bisogno di essere ricostruite dopo i terremoti degli anni scorsi. Già, proprio negli anni scorsi ed è proprio questo brutto vizio tutto italiano della burocrazia ad allungare i tempi. Parola d’ordine, semplificazione. Lo ha ribadito anche Giovanni Legnini, il Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione per le zone del terremoto del 2016 e 2017. “Siamo impegnati in un’opera di semplificazione, vogliamo far partire la ricostruzione. Questo è il nostro obiettivo”. Lo ha detto da Teramo dove ha partecipato ad un tavolo operativo e dove ha spiegato i dettagli delle misure introdotte dall’ordinanza 100 relativa a semplificazione e accelerazione della ricostruzione privata.
“Il ruolo dei sindaci e dei tecnici è decisivo – ha detto – dentro un percorso di semplificazione che poggia proprio sulla funzione delle professioni tecniche, con i tecnici qualificati come incaricati di pubblico servizio e sul ruolo di certificazione e controllo degli enti locali, oltre che su una funzione di programmazione della struttura commissariale e di controllo rigoroso da parte degli uffici speciali della ricostruzione”.
Poi la burocrazia. “Ci sarà una poderosa opera di risistemazione normativa e semplificazione e di adeguamento della struttura commissariale, che così com’era non aveva le possibilità di far fronte a un impegno che è straordinario. Nell’opera di sburocratizzazione e accelerazione della ricostruzione privata fondamentale è l’ordinanza 100 – ha ribadito – costituisce una svolta. La sua attuazione non può dare frutti domani mattina, occorrono alcuni mesi perché le pratiche devono ancora essere presentate, i tecnici le stanno predisponendo con le nuove procedure. Noi abbiamo dato tempi certi per la definizione delle procedure: 70 giorni per quelle più semplici, 100 per quelle che richiedono la conferenza regionale, 130 giorni per quelle che necessitano di ulteriori attività istruttorie di fronte a un anno, un anno e mezzo di oggi”.








