Riccardo Fraccaro (Movimento 5 Stelle): «Fusione Tim-Open Fiber, con Cdp primo azionista per non lasciare mano libera a Vivendi»

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«Telecom è una società quotata e ha un valore di mercato certificato ogni giorno in Borsa. Enel nelle scorse settimane ha ricevuto un’offerta per la cessione del suo 50% di Open Fiber da parte del fondo infrastrutturale australiano Macquarie, che andrà quindi a cristallizzare un valore di mercato anche per Open Fiber, oggi non quotata. A questo punto, quindi, è meglio fondere le due società su valori di mercato trasparenti ed effettuare il concambio di azioni direttamente tra i rispettivi azionisti». È l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, del Movimento 5 Stelle, a delineare l’idea di riassetto di Tim in vista del progetto di rete unica in un’intervista al Sole 24 Ore.

«In questo modo, Cdp, che detiene quote azionarie rilevanti sia in Telecom che in Open Fiber, uscirebbe molto presumibilmente come primo azionista della nuova società della rete unica. Ciò è auspicabile non solo per lo Stato, ma per tutti gli operatori di mercato che sarebbero così garantiti sulla difesa dei profili della concorrenza», afferma ancora.

Il Movimento ha già preso posizione sul fatto che Cdp debba essere rappresentata nel consiglio Telecom. «Cdp ha acquistato quasi il 10% del capitale negli ultimi anni per una cifra stimata intorno a un miliardo e, ciononostante, finora non ha espresso alcun membro del board».

«Ci sembrerebbe assurdo, alla luce dell’ingente investimento e del fatto che Telecom eserciterà un ruolo primario per il futuro del progetto rete unica, che lo Stato rimanga a guardare lasciando mano libera a Vivendi, azionista con quasi il 24% del gruppo telefonico» spiega.

Secondo Fraccaro, quello che emerge è che «la lista che andrà a presentare il cda uscente assegnerà un peso preponderante a Vivendi. È quindi chiaro che serva un cambio di passo che rispecchi anche il maggior peso che oggi Cdp può esercitare nella società. Cdp dovrebbe esprimere quindi una sua lista».

«Non presentando una sua lista per il cda di Telecom, si rischierebbe invece di subire passivamente le decisioni di un altro azionista, peraltro nemmeno italiano, o comunque di un cda dove Cdp non ha alcun peso» sottolinea.

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