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[L’intervento] Raffaella Pannuti (presidente Fondazione ANT): «Balestra ha ragione, solidarietà non vuol dire carità»

Leggo con molto interesse la riflessione del presidente Balestra, in merito ad un modo innovativo di fare solidarietà per la tenuta e la coesione della nostra società.

La solidarietà, che è la risposta al richiamo della sofferenza (fisica, morale e sociale) non può essere “carità”, di per sé, gesto generoso, ma occasionale e, spesse volte, non organizzato.

Per questo motivo, nel 2017, c’è stata la riforma del Terzo Settore e, proprio con l’articolo 55 della legge 117, finalmente si parla di co-programmazione e co-progettazione.

La sussidiarietà non è più un tema esclusivamente del pubblico, ma, come dice da tempo il Prof. Stefano Zamagni, è di pertinenza del pubblico, insieme al privato e al privato sociale, diventando sussidiarietà circolare.

Il tema stringente, in questo momento, è la povertà crescente che, in sé, sintetizza tutto, a partire dalla necessità di una casa, dalla salute, dal lavoro.

Le politiche abitative devono essere ai primi posti dell’agenda pubblica quale pilastro di una società giusta.

I nuovi “soggetti” in questa programmazione condivisa, che è stata pensata, ma che ancora non è stata messa a terra, sono sicuramente le aziende, che solo da poco si stanno affacciando nel mondo del welfare in modo strutturato e più maturo.

Partiamo dall’esempio di Olivetti negli anni 60/70, fino alle “corporate foundation”, attraverso il welfare aziendale.

Sono convinta che le aziende che vogliono fare profitto, lo possano fare solo impegnandosi nel welfare e diventando un soggetto attivo nelle politiche sociali, dove esse stesse insistono.

Il coordinamento delle azioni necessarie a tenere coesa la società è molto complesso, perché complessi sono i bisogni che stanno diventando sempre di più e per più persone.

Ho individuato prima alcuni filoni, quali la casa, la salute e il lavoro che necessitano di più attenzioni, ma anche soprattutto di più innovazione.

Lo Stato e l’Europa, attraverso il PNRR, stanno dando delle linee guida, a cui le aziende, tramite anche gli enti del Terzo Settore, possono agganciarsi.

Ma questo non significa togliere personalizzazione agli interventi, quanto piuttosto canalizzare al meglio le poche risorse a disposizione.

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