Anche Raffaele Marmo commenta sul Quotidiano Nazionale la positiva congiuntura economica e invita il premier Draghi a spingere sulle riforme contro le forze della conservazione.
«Famiglie e imprese – scrive – “sentono” l’aria della ripresa possibile e vicina. E i sensori dell’Istat registrano il sentiment, con balzi di 8-10 punti degli indici della fiducia. Draghi sa bene, però, che per passare da una fase di rimbalzo congiunturale a una di crescita robusta e duratura serve vincere la scommessa del Recovery Plan e delle riforme che lo sottendono».
«E per vincerla sa altrettanto bene che occorre avere la meglio sulle forze della conservazione e dello status quo che anche in queste ore predicano le riforme ma praticano l’interdizione. Dai consumi all’export, dagli investimenti ai prezzi, fino al mercato del lavoro, i numeri promettono diagrammi in salita».
«C’è una netta convergenza verso un rilancio del Paese che si dovrebbe manifestare con maggiore forza nella seconda metà dell’anno, per poi consolidarsi nel 2022. Famiglie e imprese, dunque, intravedono quello che i mercati possono dare. Ma tra le attese e le prospettive della post-pandemia ci sono di mezzo le riforme la cui realizzazione rapida o il cui stallo possono diventare, a seconda degli esiti, fattore di successo o elemento di brusca frenata».
«È del tutto evidente la consapevolezza del premier dell’esistenza di questo rischio: da qui la sua insistenza sull’esigenza primaria di riforme nette che rompano con il passato. Eppure, il messaggio di Draghi, anche a giudicare dalle fibrillazioni, dai veti e dalle polemiche di queste settimane, non “piace” a molteplici settori della politica, del sindacato, delle Pa, della magistratura, usi a campare su rendite di posizione consolidate. Ma non possiamo più permettercelo. Pena il definitivo declino del Paese».
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