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Domenico Quirico (inviato di guerra): «L’Occidente non morirà per Kiev e Putin può continuare il suo bluff»

L’Europa non scenderà in guerra con la Russia, perché non ha obblighi ufficiali nei confronti dell’Ucraina. Ma se Putin decidesse di non fermarsi? Se lo chiede Domenico Quirico, storico inviato di guerra del quotidiano La Stampa.

«Le vittime hanno una straordinaria capacità di fare a pezzi la retorica. Due giorni di mischia e gli ucraini hanno capito che dietro le dichiarazioni di appoggio dell’Occidente che garantisce: attaccando voi hanno attaccato l’Europa, reagiremo perché Putin vuole in realtà umiliare le democrazie e la vostra sofferenza ci appartiene, c’era una riserva mentale. L’assenza cioè di un vincolo, di una clausola, un pezzo di carta che costringesse con irrimediabilità notarile questi alleati renitenti a diventarlo nella realtà dei fatti».

«Detto in parole semplici: la terza Guerra mondiale per fortuna non è ancora iniziata e non inizierà perché niente obbliga gli occidentali a rispettare le loro dichiarazioni roboanti perdendo la faccia. L’Ucraina resterà dunque un problema locale. Ma se il prossimo bersaglio nella putiniana riscrittura della storia fossero i baltici? Anche lì ci sono minoranze russe da brandire. Già. Ma i baltici sono nella Nato. Hanno una carta da spendere per obbligarci».

«Quale prezzo siete disposti a pagare per trasformare la minaccia di punirci in forza, quanto siete disposti a pagare per fare anche voi la guerra? Dove inizia per voi un conflitto esistenzialmente necessario, che giudicate, a torto o a ragione, di sopravvivenza? Noi la guerra la facciamo. E voi?» chiede Quirico.

L’Occidente non va in guerra

Putin secondo Quirico è certo che «l’Occidente non sia disposto a rinunciare ai propri comodi che considera l’unica giusta causa, si sia disabituato all’idea del sacrificio e della morte e che quindi sia sempre disposto a pagare la propria tranquillità e a mercanteggiare la pace. A costo di sacrificare quello che non considera indispensabile, la zavorra delle vittime, degli aggrediti, dei deboli. Per questi lettori inconsapevoli di Spengler, noi evitiamo il soggetto della guerra come coloro che non amano parlare delle proprie malattie. Si fatica a dar loro torto, se si scorre il lungo, recente elenco di chi abbiamo sacrificato alla vulnerabilità dei nostri interessi, dai cambogiani ai siriani e ai curdi e agli afgani».

Il bluff di Putin

«In realtà Putin sembra essersi avviato sullo schema dell’azzardo dei dittatori, il bluff, il giocar tutto su una mano per volta, contando sul fatto che l’avversario intimorito non chieda di vedere quanto valgono davvero le sue carte».

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