“Ho parlato con il ministro cinese” degli Esteri “e gli ho chiesto di usare la sua influenza” per aiutare a fermare il conflitto in Ucraina “e so che il presidente Putin ha parlato con il presidente Xi, per questo ho invocato l’influenza cinese per il rispetto della sovranita’ territoriale di tutti, inclusa quella ucraina”.
Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell, al suo arrivo al Consiglio Ue Affari esteri nel quale verra’ approvato il nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina.
La telefonata tra Xi Jinping e Putin
Il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto, in una sua conversazione odierna con l’omologo russo Vladimir Putin di tornare al tavolo dei negoziati con l’Ucraina, dopo l’attacco lanciato contro il paese vicino. Si tratta di una pressa di posizione in linea con la dottrina di politica estera cinese, che pone al centro il tema della sovranità. Secondo il resoconto fornito dalla televisione ufficiale cinese CCTV, Xi ha detto a Putin che “l’approccio mentale da guerra fredda” deve essere abbandonato e che devono essere rispettate le diverse esigenze di sicurezza di tutti gli attori in campo, sottolineando anche come la situazione in Ucraina sia cambiata drasticamente.
La Cina per un negoziato
“La Cina è a favore di una Russia che negozi con l’Ucraina per risolvere il problema”, ha detto Xi al presidente russo, secondo quanto ha affermato la televisione ufficiale cinese. “La posizione di base della Cina sul rispetto della sovranità e sull’integrità territoriale di tutti i paesi nel rispetto degli scopi e dei principi della Carta dell’Onu è coerente” avrebbe risposto Putin secondo la CCTV, ma gli Stati uniti e la Nato – avrebbe detto ancora – hanno a lungo ignorato le ragionevoli preoccupazioni di siucrezza della Russia, rinnegando questi stessi principi.
Putin e le colpe della Nato
Putin avrebbe ribadito l’accusa nei confronti di Usa e Nato di aver sfidato la Russia, spostando il proprio fulcro strategico sempre più vicino al territorio russo. La Cina, nella crisi ucraina, sta camminando su un crinale sottile da un punto di vista diplomatico. Da un lato è vincolata alla sua tradizione dottrina di non ingerenza nei territori sovrani e, per questo motivo, ha accolto con palpabile imbarazzo la decisione russa di riconoscere le autoproclamate repubbliche popolari di Lugansk e di Donetsk, dopo la quale c’è stato un rapido scivolamento nell’azione bellica. D’altronde Pechino guarda con preoccupazione all’eventualità di una dichiarazione d’indipendenza da parte di Taiwan, che considera parte integrante del proprio territorio sovrano. Dall’altro lato, la comune ostilità e conflittualità con gli Stati uniti spinge naturalmente Pechino nei pressi di Mosca, per cui le dichiarazioni immediatamente seguenti all’attacco russo hanno oscillato tra l’appello a far ripartire il dialogo, alla comprensione per la Russia. D’altronde, la Cina deve ver apprezzato il fatto che Putin abbia aspettato la fine dei Giochi olimpici invernali di Pechino prima di lanciare l’offensiva.
No all’espansione della Nato
E proprio a margine dell’inaugurazione delle Olimpiadi Xi e Putin – il dignitario straniero di più alto livello che ha partecipato alla cerimonia d’inaugurazione – si erano incontrati. Dopo quell’incontro, la Cina si era associata alla Russia nella condanna dell’espansione della Nato, perché questo tipo di azione – secondo la formulazione di prammatica della diplomazia cinese – si basa su un approccio da guerra fredda. Pechino ovviamente ha chiarito ieri che ritiene l’imposizione di sanzioni nei confronti della Russia come inefficace e inutile. Si tratta di una posizione costante nella diplomazia di un paese che è, a sua volta, destinatario di sanzioni da parte degli Usa. La via per uscire dal conflitto, per la Cina, è quella di un dialogo. “La Cina continuerà a procedere con il suo approccio che si basa sul facilitare il dialogo pacifico”, ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin. Non è chiaro quanto la pressione di Xi e della Cina siano stati rilevanti nella decisione di Putin di esprimere oggi una disponibilità a un dialogo di alto livello con l’Ucraina, se si tratti di una mossa già concordata – sentendosi il leader russo vicino al raggiungimento del suo obiettivo sul piano militare – o se i buoni auspici di Pechino siano stati un elemento decisivo. Di certo Xi e la diplomazia cinese oggi possono vantare un successo nell’aver aperto un primo spiraglio al dialogo mentre sul campo di battaglia si continua a morire.
Lo scoop del New York Times
Eppure per tre mesi, in circa una decina di colloqui, alti funzionari di Washington hanno avvisato le loro controparti cinesi dei rischi legati all’accumulo di truppe russe al confine con l’Ucraina, chiedendo ai funzionari di Pechino di convincere la Russia a non invadere il Paese. Lo rivela il New York Times, citando funzionari statunitensi che preferiscono rimanere anonimi e che dichiarano di avere mostrato materiale di intelligence ai cinesi riguardante l’aumento dei soldati attorno all’Ucraina. L’ultimo incontro sarebbe avvenuto proprio mercoledi’ scorso, poche ore prima che il presidente russo, Vladimir Putin, desse il via alle operazioni militari speciali in Ucraina.
Funzionari Usa avvisarono la China dell’invasione. E chiesero aiuto
Ogni volta, pero’, i funzionari cinesi – tra cui vengono citati lo stesso ministro degli Esteri (Wang Yi) e l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti (Qin Gang) – hanno respinto le conclusioni Usa, ritenendo che un’invasione non fosse nei programmi di Mosca. A dicembre scorso, inoltre, funzionari Usa hanno scoperto che la Cina aveva condiviso le informazioni con la Russia, dicendo che gli Stati Uniti cercavano di seminare zizzania tra Pechino e Mosca, e che la Cina non avrebbe cercato di impedire i piani e le azioni russe. Cina e Russia hanno aumentato gli scambi e rafforzato i rapporti negli ultimi anni: i presidenti dei due Paesi, Xi Jinping e Vladimir Putin, si sono incontrati 38 volte, da quando Xi si e’ insediato a presidente cinese, nel marzo 2013. In recenti colloqui privati, secondo quanto scrive il quotidiano Usa, i funzionari statunitensi si sarebbero scontrati con un linguaggio da linea dura delle controparti cinesi, simile a diverse dichiarazioni pubbliche provenienti da Pechino, e dai loro interlocutori e’ emerso un atteggiamento sempre piu’ ostile verso gli americani.
Nessun risultato
Gli sforzi statunitensi di cercare di evitare la guerra sono cominciati dopo il summit in videoconferenza tra il presidente Usa, Joe Biden, e lo stesso Xi, del 15 novembre scorso, durante il quale, pur riconoscendo il deterioramento dei rapporti, Stati Uniti e Cina si erano comunque impegnati per cooperare su questioni di interesse reciproco. Dopo l’incontro, funzionari Usa hanno deciso di contattare le controparti cinesi riguardo all’aumento di truppe russe al confine con l’Ucraina, per cercare di disinnescare la crisi, e giorni dopo si sono incontrati per la prima volta con l’ambasciatore cinese, Qin Gang, con cui hanno parlato sia dei rischi di invasione che delle sanzioni che gli Usa avrebbero imposto alla Russia, nel caso di un attacco. A un livello piu’ alto, il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha parlato della crisi in Ucraina con il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, due volte, a fine gennaio e lunedi’ scorso, poche ore prima che Putin riconoscesse i due territori di Luhansk e Donetsk. L’ultimo incontro, infine, tra funzionari Usa e l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti risale a mercoledi’ scorso, poche ore prima dell’annuncio di Putin, ma anche in questo caso i colloqui non ottennero il risultato di convincere la Cina a intercedere con la Russia.








