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Politica e Natalità: il panel istituzionale degli Stati Generali | Missione Natalità

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“Basta ideologismi, perché se si va avanti così, tra non molto, è tutto finito”. È Gigi De Palo, presidente del forum delle Famiglie, a cucire il filo di quanto avvenuto oggi nella prima giornata degli Stati Generali della Natalità, tra le contestazioni sugli spalti alla ministra Eugenia Roccella e, sul palco, i panel con le proposte: nuova fiscalità, un’agenzia dedicata alla Natalità, anche una commissione parlamentare. Ma sopra a tutto, lavorare sull’occupazione femminile e sul riequilibrio dei rapporti padre-madre nella gestione dei tempi familiari.

Secondo Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni Familiari “è prioritario adottare misure economiche, fiscali e lavorative mirate, oltre a potenziare i servizi locali per la prima infanzia ed il caregiving e sostenere le politiche abitative per le giovani coppie. È altresì essenziale promuovere un cambiamento culturale, dove le politiche familiari diventino parte integrante della strategia di sviluppo nazionale, anziché essere considerate solo un complemento delle politiche sociali. Gli Stati Generali della Natalità offrono un’importante opportunità per affrontare questa sfida, vitale per il presente e il futuro del Paese”.

L’appello alla politica è “a compiere uno sforzo rompendo gli schemi dei diritti acquisiti e del Patto di stabilità. L’Unione Europea deve assumersi la responsabilità di garantire maggiore flessibilità su ogni spesa per la Natalità perché non si tratta di costi ma di investimenti per la sostenibilità ed il futuro del nostro Paese”.

La presenza politica è forte all’Auditorium Conciliazione: Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità, spiega che “serve oltre all’assegno unico, al potenziamento degli strumenti del family Act piuttosto che altri strumenti che possono in qualche modo tenere insieme le misure, evitare la frammentazione, anche in questo caso servono anche delle linee guida comuni, perché poi si chiede nelle regioni, nei territori, negli enti locali è necessario che chi è più vicino ai cittadini abbia delle strategie efficaci ed efficienti”.

Il viceministro al Lavoro Maria Teresa Bellucci cita dati che dicono “che siamo sulla strada giusta: abbiamo raggiunto il record di occupazione femminile, siamo arrivati al 53% per la prima volta nella storia d’Italia, 10 milioni di donne sono entrate nel contesto lavorativo. Ma non basta”.

L’ex ministra Elena Bonetti, ora in Azione, annuncia che il 27 maggio “arriva in Aula la mia proposta per la creazione di una commissione parlamentare per la sfida demografica, per definire una strategia condivisa a livello parlamentare e legislativo che permetta al paese di affrontare la sfida demografica sotto tutti gli aspetti”.

E Maria Elena Boschi, di Iv, ammonisce sull’Agenzia nazionale per la natalità: “può essere una buona idea, ma è inutile una regia nazionale, se poi però dall’altra parte facciamo l’autonomia differenziata che invece aumenta le differenze…”.

Antonio Tajani, vicepremier: “La decrescita delle nascite è un danno economico, le famiglie siano il nucleo della società

“La denatalità è un grande problema sociale ed economico, le famiglie devono essere messere nelle condizioni di poter continuare a rappresentare il nucleo fondamentale della società.

La decrescita demografica significa un danno economico fondamentale per la nostra Italia, perché il rapporto famiglia-impresa è la chiave dell’economia”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un videomessaggio trasmesso in occasione degli Stati generali della natalità.

“Bisogna mettere tutte le donne nelle condizioni di non essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità, il governo ha approvato norme per sostenere la possibilità di ogni donna di scegliere tra lavoro e maternità ma anche di essere contemporaneamente madre e lavoratrice”, ha concluso Tajani.

Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità: “Della crisi della natalità bisogna parlarne a livello europeo”

“Sono anni che si parla di politiche della famiglia, che sono diverse dal sostegno al reddito e dalle politiche sociali, ma che vogliono proprio mirare al sostegno alla natalità, alla genitorialità e al potenziamento del ruolo della donna, sia nella carriera lavorativa, sia nella vita familiare.

Bisogna parlarne a livello europeo, come gruppo di Stati che devono ragionare insieme su queste opportunità e su questi potenziamenti”, avverte il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, agli Stati Generali della natalità.

Nelle politiche sulla famiglia connesse alla genitorialità, “a un certo punto negli anni 80 qualcosa ha iniziato ad andare storto. Ci sono state delle regioni che come la Toscana, la Lombardia, l’Emilia Romagna hanno saputo dare delle risposte concrete, ma prima non c’era nulla, ognuno si doveva arrangiare. Ecco, io credo che oltre all’assegno unico, al potenziamento degli strumenti del family Act piuttosto che altri che possono in qualche modo tenere insieme le misure, evitare la frammentazione, anche in questo caso servono anche delle linee guida comuni, perché poi si chiede nelle regioni, nei territori, negli enti locali è necessario che chi è più vicino ai cittadini abbia delle strategie efficaci ed efficienti”.

“Noi abbiamo regioni, province autonome, che quelle strategie efficaci ce l’hanno effettivamente. Ce ne sono, ce ne abbiamo pure in Italia. Credo che ci sia anche da fare un ragionamento di coinvolgimento collettivo. Perché siccome ho sentito parlare anche di donne, di lavoro, di giovani, eccetera, non possiamo esimerci dal coinvolgere anche il mondo privato, le aziende, in tutto questo ragionamento”.

“La Lega, con i suoi amministratori a tutti i livelli istituzionali, ha intenzione di continuare a lavorare anche per sburocratizzare e semplificare l’accesso a misure e servizi”, ha poi affermato la ministra in un post su Facebook.

Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro: “Il governo è al fianco delle famiglie con sostegni e lavoro”

“La questione della denatalità e anche dell’invecchiamento della popolazione sono prioritarie per questo governo, lo abbiamo dimostrato questo anno e mezzo: abbiamo stanziato oltre due miliardi e mezzo il valore dichiarato dall’ufficio parlamentare di bilancio è di 16 miliardi soltanto nel 2024” per sostenere le famiglie nel loro desiderio naturale di mettere al mondo un figlio.

“Questa strada è una strada fatta da una parte di incentivare la natalità attraverso il sostegno, dando degli assegni, unici, per i figli che possono essere sempre maggiormente robusti, ma anche con delle normative sul lavoro che possano sempre più garantire il diritto di ogni donna di essere libera, di autodeterminarsi attraverso il lavoro”.

Così la viceministro al Lavoro, Maria Teresa Bellucci, a margine degli Stati Generali sulla natalità a Roma.

Secondo Bellucci “il lavoro deve essere una scelta, e la possibilità quindi di fondare la propria famiglia insieme al proprio marito, al proprio compagno, attraverso un lavoro certo e stabile ha una priorità. Siamo sulla strada giusta, i dati ce lo dicono: abbiamo raggiunto il record di occupazione femminile, siamo arrivati al 53% per la prima volta nella storia d’Italia, 10 milioni di donne sono entrate nel contesto lavorativo. Ma non basta. Vogliamo continuare su questa strada perché ancora il 47% di donne invece non ha questa opportunità. È vero, le donne possono realizzarsi in tanti modi diversi, rispetto a trent’anni e cinquant’anni fa, ma il desiderio di mettere al mondo un bambino è ancora profondamente radicato”.

Marco Furfaro, deputato PD: “Sulla natalità dal Governo solo parole vuote”

“Negli ultimi decenni le politiche messe in campo dai governi di centro destra (e a volte purtroppo anche di centro sinistra), che si sono succeduti, non hanno capito una cosa semplice cioè che per combattere la denatalità nel nostro paese bisognava combattere in primis la precarietà esistenziale”. Questa è la posizione del deputato del PD Marco Furfaro, presente agli Stati generali della Natalità.

“Noi vogliamo fare una battaglia per un nuovo paradigma di sviluppo” ha ribadito Furfaro, “e per cambiare la società assumendo però il punto di vista delle donne e dei bambini in primis. È assurdo infatti che il governo, che a parole dice di voler affrontare la questione come priorità abbia alzato l’IVA ai pannolini, agli assorbenti e ai prodotti per l’infanzia. Noi proponiamo cose molto semplici per permettere alle donne di togliersi dal ricatto della scelta tra genitorialità e carriera: sono asili nido gratuiti, congedo paritario di 5 mesi, smart working e potenziamento dell’assegno unico universale”.

“Lancio al governo una proposta”, ha concluso, “invece di spendere miliardi con i condoni fiscali ed edilizi mettiamoli sui primi 1000 giorni gratuiti della vita dei bambini. Questo potrebbe essere il segnale di un paese che decide di prendere di petto la questione della denatalità ed uscire per una volta dalla propaganda”.

Giuseppe Conte, leader M5s: “Le forze politiche sono chiamate a raccolta per fare leggi sulla natalità”

“Il tema della crisi della natalità è di cruciale importanza per il futuro del nostro Paese. Un tema che però viene affrontato spesso in maniera superficiale, come una bandierina da sventolare in faccia all’avversario politico di turno. Il nostro compito deve essere quello di costruire il tessuto sociale culturale adatto ad accompagnare le coppie alla costruzione di una famiglia”. Lo ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte, in un videomesaggio agli Stati generali della natalità a Roma.

“Queste riforme sono un tassello fondamentale per una nuova idea di paese con più welfare e maggiore giustizia sociale. Ci sono diverse proposte di legge a sostegno della natalità, abbiamo chiamato a raccolta tutte le forze politiche”.

Sulla denatalità bisogna “invertire la tendenza, è possibile ma bisogna avere il coraggio di superare gli steccati ideologici, rifiutando i facili slogan, soprattutto se alla prova dei fatti si cancellano” aiuti e sostegni “e si sceglie di combattere battaglie anacronistiche sui diritti sanciti dalla legge. La natalità non può essere aumentata per decreto, servono misure concrete”, ha ribadito Conte.

“Nella natalità bisogna investire perché stiamo investendo nel nostro avvenire”. In questo senso “le riforme sono un tassello fondamentale per una nuova idea di Paese con più welfare e con una nuova giustizia sociale, questa è la direzione che vogliamo indicare e lo facciamo anche dall’opposizione con le proposte di legge che abbiamo presentato”, ha concluso Conte.

Elena Bonetti, deputata Azione: “Per affrontare il tema della natalità servono le scelte del Paese intero”

“La questione di fondo è che il tema della demografia, dell’incentivo della Natalità, debba essere fuori da quello scontro conflittuale della campagna elettorale. Sono temi che invece devono essere costruiti in un’alleanza profonda di coesione, di scelta di investimento dell’intero Paese, non solo della politica”. Lo ha detto Elena Bonetti, deputata di Azione ed ex ministra della Famiglia, nel suo intervento dal palco degli Stati generali della Natalità.

“Questa – ha proseguito Bonetti – è una sfida che è talmente strategica e cruciale che o viene interpretata da tutti o sarà fallita”.

“Nella storia della nostra Repubblica, le grandi conquiste nelle politiche familiari sono state ottenute quando punti di vista diversi hanno saputo unirsi per dare risposte concrete, efficaci e strutturali, cioè risposte che non facessero dire ai politici la frase tipica ‘sono stato il primo a fare qualcosa su questi temi’. L’importante è non essere gli ultimi, cioè fare in modo che ciò che tu semini abbia una vita strutturale, che accompagni lo sviluppo del Paese.”

“Serve unità quando si fanno scelte di investimento su temi come la natalità e il sostegno alle famiglie” –  ha proseguito l’ex ministra della famiglia. “I figli sono un bene per il Paese e per questo le spese che le famiglie sostengono per i figli devono essere non solo sostenute, ma riconosciute come un contributo allo sviluppo del Paese, ad esempio devono essere restituite in una tassazione negativa come abbiamo fatto con l’assegno unico. Ma non basta. Quando da questo palco è stata annunciata l’entrata in vigore del Family Act c’era un Paese unito nelle parole del Presidente della Repubblica, che ha invitato tutti noi a rendere attuativa quella legge il prima possibile per contribuire al progresso del Paese.”

Per quanto riguarda il tema del quoziente familiare “è un tema importante che riguarda la fiscalità delle famiglie e in generale del paese, sono favorevole a dare sostegno economico alle famiglie sulla base della composizione, perché lo abbiamo fatto: l’assegno unico universale per la prima volta è uno strumento di fiscalità che viene restituita alle famiglie, vengono dati i soldi alle famiglie per compensare i costi che sostengono per la crescita del figlio.

È un assegno che aumenta in modo significativo con il numero dei figli nello stesso tempo premia e sostiene il lavoro femminile: laddove ci sono politiche di fiscalità che rendono vantaggioso per una donna rimanere a carico del marito, significa invece condannare il nostro paese all’inaccettabile situazione nella quale ancora purtroppo si trova di un basso tasso di occupazione femminile. Per questo l’ipotesi del bonus del governo dato solo ai nuclei familiari in cui la donna è a carico del coniuge avrebbe degli effetti devastanti”.

Maria Elena Boschi, deputata Italia Viva: “Sulla natalità bisogna investire di più e in fretta”

“A prescindere dal nome, a prescindere dal tecnicismo, siamo d’accordo che si debba investire di più sulle famiglie e questo passa ovviamente anche da una fiscalità diversa”. Così Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva, parlando agli Stati generali per la Natalità.

Per quanto riguarda l’agenzia per la Natalità, “che in realtà sta avendo già delle prime attuazioni a livello territoriale, perché in alcuni casi l’Anci star già siglando accordi con dei comuni in alcune regioni per un’agenzia a livello territoriale. Non so se possa essere la soluzione migliore, ma potrebbe essere una buona soluzione: sicuramente serve una regia su queste politiche ma attenzione però a non fare delle politiche strabiche: è inutile fare un’agenzia nazionale sulla Natalità che dovrebbe avere una regia nazionale, e poi però dall’altra parte facciamo l’autonomia differenziata che invece aumenta le differenze e i divari perché responsabilizza di più ovviamente quelle che sono le regioni”.

“Solo il 2% delle donne, secondo l’Istat, non vuole avere figli. A moltissime altre donne e uomini che vorrebbero, ma temono di non essere nelle condizioni di affrontare la genitorialità, dobbiamo delle risposte subito”, ha ribadito la Boschi.

“La misura più significativa messa in atto per la famiglia e la Natalità è stato il family Act, che nasce da lontano, dalla Leopolda, e che ha visto il coinvolgimento di maggioranza e opposizione. Purtroppo – spiega – manca ancora un pezzo significativo della sua attuazione, perché le risposte non possono essere solo legate all’assegno unico. Per superare le difficoltà legate all’assenza di un ecosistema del sostegno, ad esempio agli affitti per le giovani coppie o alle spese educative, è necessario investire risorse vere”.

“Noi di Italia Viva, dall’opposizione, facciamo due proposte: investire di più sullo smart working e dare risposte immediate alle famiglie costrette ad affrontare una malattia o una disabilità, in cui troppo spesso sono proprio le donne a lasciare il lavoro per diventare ‘caregiver coatte’. Noi ci siamo, con spirito costruttivo, ma non si può perdere tempo. Bisogna cercare di non mortificare i sogni che tanti ragazzi e tante ragazze hanno di essere genitori, di avere una famiglia e di dare anche un’idea di speranza, di futuro. Ogni figlio che nasce è una speranza non per la singola famiglia ma per tutta la comunità che l’accoglie. E un Paese che non fa figli non ha futuro perde la speranza, la fiducia, l’allegria”, ha concluso.

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