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Plastiche: la filiera vale 58,4 miliardi e chiede interventi e strategie | L’analisi

La filiera della plastica italiana ha generato, nel 2023, 58,4 miliardi di euro di fatturato e 15,3 miliardi di valore aggiunto, con una forza lavoro di 164.000 occupati.

Nello scenario più favorevole, con misure mirate a sostegno della competitività e della transizione circolare, il comparto potrebbe generare altri 3 miliardi di euro di valore aggiunto e 30.000 nuovi posti di lavoro. In assenza di interventi, al contrario, il settore rischia di perdere circa 4,7 miliardi di valore aggiunto e oltre 55.000 posti di lavoro.

È questo il quadro emerso oggi a Roma in un incontro promosso dall’Onorevole Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati, in collaborazione con PlasticsEurope Italia, l’associazione di Federchimica che rappresenta i produttori di materie plastiche. All’appuntamento hanno partecipato i principali attori industriali della filiera nazionale e i rappresentanti istituzionali.

Con i saluti istituzionali del presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, l’evento è stato dedicato alla presentazione dello studio “L’industria della plastica in Italia. Strategie e linee di azione per supportare competitività e circolarità”, realizzato dai principali player della filiera con la collaborazione di TEHA Group.

Uno dei punti centrali dello studio riguarda il contesto normativo italiano ed europeo, con particolare attenzione alle asimmetrie competitive legate ai costi energetici, all’incertezza causata dalle attuali tensioni geopolitiche e ai rischi, ma anche alle opportunità, derivanti dall’attuale corso legislativo.

La circolarità si conferma un elemento centrale. Attraverso la valorizzazione delle tecnologie di riciclo meccanico, chimico e organico, insieme a investimenti per oltre 2,6 miliardi di euro, l’Italia potrebbe recuperare fino a 4,5 milioni di tonnellate di rifiuti attesi al 2040, pari a circa il 66% dei 6,8 milioni di tonnellate previsti. Di questi, il 13,6% potrebbe essere trattato attraverso tecnologie innovative, coprendo con materiale circolare fino al 45% della domanda di materia prima nazionale attesa nello stesso orizzonte temporale, pari a 9,7 milioni di tonnellate.

In questo scenario, le bioplastiche, in particolare quelle biodegradabili e compostabili, vengono indicate come un tassello importante nella costruzione di un futuro più sostenibile, utile a raggiungere obiettivi di circolarità e decarbonizzazione e a migliorare qualità e quantità della raccolta dell’organico.

Lo studio individua quindi alcune linee di azione per accompagnare la trasformazione del settore: definizione di una strategia nazionale della plastica, comprensiva della semplificazione degli iter autorizzativi per gli impianti circolari; definizione degli aspetti tecnico-normativi del riciclo chimico; sviluppo del mercato delle materie prime seconde e delle plastiche da biomassa, anche attraverso target vincolanti di contenuto circolare nei prodotti e negli acquisti della Pubblica amministrazione; istituzione di un Fondo nazionale per la transizione circolare della plastica e introduzione di misure di agevolazione fiscale; riforma ed estensione del sistema Epr, la Responsabilità estesa del produttore; approccio integrato nella definizione dei criteri End of Waste.

La competitività dell’industria della plastica, settore strategico e di primaria rilevanza per l’economia italiana, è legata alla trasformazione verso un modello sostenibile che abbia la circolarità come leva di sviluppo” – ha dichiarato Franco Meropiali, Presidente di PlasticsEurope ItaliaFederchimica. “L’innovazione tecnologica costituisce un impulso fondamentale per accompagnare il settore verso una transizione efficace, assieme a politiche industriali che rafforzino il comparto, in particolare verso la trasformazione in ottica circolare e la chimica da materie prime rinnovabili.

Nel corso dell’incontro, il presidente Gusmeroli ha posto l’accento sulla rilevanza del settore. “Quella della plastica” – ha affermato – “è una filiera strategica del nostro sistema produttivo e va difesa con forza, senza ambiguità. Parliamo di un comparto che genera ricchezza, lavoro, innovazione e che oggi si trova a misurarsi con costi energetici troppo elevati, concorrenza internazionale spesso sleale e un eccesso di vincoli che rischia di colpire proprio chi produce in Italia rispettando regole, ambiente e qualità. La transizione verso modelli sempre più sostenibili è una sfida necessaria, ma deve essere governata con buon senso, gradualità e concretezza. Non possiamo accettare che, in nome di un ambientalismo ideologico, si finiscano per indebolire le nostre imprese e favorire produzioni estere realizzate con standard inferiori. La politica ha il dovere di stare dalla parte di chi investe, innova e crea occupazione: servono meno burocrazia, più semplificazione, più sostegno agli investimenti circolari e una chiara strategia nazionale per accompagnare la competitività della filiera. Difendere l’industria della plastica significa difendere una parte importante del Made in Italy industriale”.

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