L’inflazione nell’Eurozona “come previsto ha registrato un deciso aumento: la stima preliminare di marzo si è attestata al 2,5%, rispetto all’1,9% di febbraio.
Un dato leggermente sotto le attese (2,6%), ma che conferma un rafforzamento delle pressioni inflazionistiche, trainate soprattutto dall’energia.
I prezzi energetici hanno infatti accelerato bruscamente in seguito all’escalation del conflitto in Medio Oriente, che al momento non mostra segnali concreti di distensione, con le infrastrutture energetiche sempre più al centro della crisi.
In questo contesto si inserisce il rialzo del 4,9% su base mensile dei prezzi dell’energia nell’Eurozona.”
Così Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, secondo il quale “dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’Eurozona è diventata fortemente dipendente dal Golfo Persico per le importazioni di gas naturale.
Con lo Stretto di Hormuz ora al centro del conflitto, è probabile che le pressioni sui prezzi energetici restino elevate in assenza di sviluppi risolutivi.”
In questo scenario, conclude Flax, “torna d’attualità il tema di ulteriori rialzi dei tassi, come riconosciuto dalla BCE.
Più a lungo il conflitto si protrarrà, maggiore sarà il rischio che lo shock energetico si trasmetta in modo persistente all’inflazione complessiva.”








