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Carlo Petrini (gastronomo e sociologo): «Trasformare il sistema alimentare per tutelare ambiente e diritti»

La crisi climatica ci pone davanti all’obbligo improrogabile di modificare le nostre abitudini e trasformare il nostro modo di impattare sull’ambiente. La premessa con cui è iniziato ieri il pre vertice delle Nazioni Unite, tenutosi a Roma, sui sistemi alimentari è partito proprio dall’esigenza cruciale di trasformare «tutto il sistema alimentare».

«Un cambiamento che esige riflessioni e mutamenti profondi adeguati a contrastare le sfide che abbiamo dinanzi. Sfide che riguardano il sistema ambientale, la vita delle nostre comunità e la salvaguardia degli ecosistemi, che allo stato attuale sono severamente compromessi». Scrive Carlo Petrini sulla Stampa a proposito di alimentazione e diritti umani. «Da questo punto di vista, i sistemi alimentari giocano senz’altro un ruolo determinante».

«Vorrei quindi soffermarmi su tre aspetti che a mio modo di vedere non possono più essere rimandati e che hanno bisogno di trovare spazio all’interno dell’agenda del vertice. Il primo è l’esigenza non di uscire dagli imperativi che ci impone un’economia, a mio modo di vedere, profondamente lesiva nei confronti della qualità dell’ambiente e dei rapporti sociali. Un’economia basata sull’egemonia della crescita, del profitto e del capitale finanziario. Affermare che debba esistere come punto di riferimento l’interesse pubblico, e con esso la priorità dei beni comuni e dei beni relazionali, è una condizione preliminare per affrontare queste sfide. Il secondo punto è la riaffermazione non solo di principio, ma di sostanza, della centralità dei titolari dei diritti umani».

Nel settore alimentare si manifestano tutt’ora gravi forme di sfruttamento, addirittura paragonabili a schiavitù, che non possono essere tollerate nel Ventunesimo secolo. Una centralità che diventa fondamentale per avviare qualsiasi discussione, al punto tale che deve essere sottoscritta da tutti come impegno decisivo per la trasformazione dell’intero sistema.

Per concludere, questa grande sfida si può vincere esclusivamente lasciando spazi di autonomia governativa a livello locale. Perché è proprio nelle realtà di prossimità che si gioca la capacità di incidere sul cambiamento, di rafforzare i legami che noi tutti dobbiamo stabilire con le organizzazioni di base, le realtà di volontariato e le persone che dedicano la loro vita a promuovere un sistema alimentare in armonia con la natura. A livello locale le politiche possono diventare realtà».

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