Evitiamo la psicosi. «Non c’è davvero motivo di fare incetta di compresse di iodio (che peraltro non ha senso prendere in via preventiva e mai senza controllo medico) né pensare a rifugi blindati». Lo dice Maurizio Pernice, direttore dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare. «Viste le distanze con l’Ucraina, per noi il parametro di riferimento resta Chernobyl. Nel senso che un eventuale incidente potrebbe avere in Italia le stesse ricadute dell’86, quindi non dirette sulle persone, ma sul territorio».
Chi farebbe partire l’alert?
«Il sistema di monitoraggio è continuo, h24, con le 60 centraline della rete Gamma, collegate al sistema di monitoraggio dell’Arpa che rilevano eventuali valori anomali. I dati vengono inviati alla piattaforma di controllo europeo che li mette in asse con quelli degli altri Paesi», spiega Pernice in un’intervista a La Repubblica, che poi aggiunge: «Quando oggi diciamo che la situazione è sotto controllo nonostante dalle centrali ucraine non si riesca ad avere informazioni attendibili è perché il sistema di controllo europeo non ha rilevato alcuna anomalia significativa».
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