Le «restrizioni della libertà personale», in alcuni casi come quello della pandemia, sono una conseguenza di alcune situazioni di emergenza. Ad affrontare il tema è Angelo Panebianco. Per questa ragione, ci sarà sempre chi riterrà che l’emergenza sia stata artificialmente creata dai governi allo scopo di indebolire o distruggere quella libertà.
«Per esempio», si interroga nell’editoriale del Corriere della Sera «resterà sempre un dubbio: non ebbero nessun aiuto o facilitazione di sorta i ribelli ceceni che fecero esplodere alcune abitazioni a Mosca nel 1999? Da quella emergenza derivò una stretta autoritaria in Russia e una nuova guerra in Cecenia. Tante altre volte però dubbi non ce ne sono: in molte situazioni l’emergenza esiste sul serio, non è stata concepita a tavolino».
Panebianco prende a esempio le democrazie sufficientemente antiche e consolidate: in quel caso se l’emergenza durerà poco, le conseguenze non saranno durature perché superata l’emergenza anche quel minimo di restrizioni della libertà personale che si erano rese necessarie verrà abolito e si tornerà a condizioni di normalità. Diverso sarà se la minaccia alla vita delle persone non scompare rapidamente, e «se la condizione di pericolo che all’inizio appariva come un fatto contingente, presto superabile, diventa permanente o tale da accompagnare l’esistenza di quelle democrazie per molto tempo?».
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