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Goffredo Buccini (Corriere della Sera): «Covid: specchio della società, tra vere libertà e falsi miti»

Il periodo della pandemia ha messo ha dura prova la società, che si è divisa tra i mille dibattiti sul concetto di libertà e la continua prolificazione di informazioni false o parziali. A parlarne è Goffredo Buccini, che analizza l’andamento della popolazione a partire dall’incapacità delle democrazie moderne «a prendere le misure alla piazza virtuale e ai cittadini della Rete».

«Il Covid, gigantesco specchio deformante dei guai che ci affliggono, ha enfatizzato tali difficoltà, moltiplicando la circolazione di menzogne e falsi miti quanto quella delle proprie varianti» spiega Buccini. «I tifosi di Malone e di Kory (due dei medici negazionisti più popolari ndr) ne sapranno sempre una più di voi, perché il fazioso digitale è un monomaniaco compulsivo che passa il tempo a cercare evidenze per le proprie teorie».

«Questa circolazione di falsità sostenute da “prove inconfutabili” è motivo di affanno per molti sistemi democratici. Umberto Eco sosteneva che la psicologia del complotto nasce dalla difficoltà di accettare le spiegazioni più evidenti perché ci fa male accettarle», scrive sulle pagine del Corriere della Sera. «Non molto diversamente, William Davies osserva come comunità che si sentano private del controllo sul loro destino possano arrivare all’autolesionismo collettivo (sabotando la loro stessa prosperità e, aggiungeremmo noi, la loro salute) se ciò produce l’illusione di un po’ più di controllo».

«E cosa c’è di più disperante e meno controllabile di una pandemia? Cosa di più consolatorio che attribuirne l’origine a Bill Gates e il suo perdurare a Big Pharma, persuadendosi di guarire coi suffumigi? Il bisogno di credere ai complotti è antico come le nostre paure. Diffondere cospirazioni e bugie in una platea di qualche miliardo di persone, mettendone a rischio, nel caso del Covid, la salute quando non la vita, non va confuso con la libertà di pensiero: qualche (timido) passo si sta già facendo».

«Indietro non si torna e nessuno vuole spegnere la luce. Ma, come la rivoluzione industriale uscì dalla sua fase violenta e selvaggia quando le leggi la regolarono, così la rivoluzione digitale può essere davvero quel trionfo di libertà che ci è promesso se sarà, anche, libertà dalle fabbriche di menzogne».

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