Il patto stipulato tra Francia e Italia, «oltre ad archiviare i recenti conflitti», potrebbe essere il preludio per un ulteriore intesa tra Germania, Francia, Italia. Lo sostiene Angelo Panebianco, commentando il trattato Italo-francese.
«Sarebbe il primo passo verso quelle “cooperazioni rinforzate” di cui l’Europa ha bisogno per ottenere maggiore integrazione in campo economico-finanziario, della difesa europea, eccetera», scrive sul Corriere della Sera.
«Si spera che il divario (inevitabile) fra intenzioni e realtà non risulti troppo ampio. Soprattutto perché la cornice entro la quale si è sviluppata l’integrazione europea dopo la Seconda guerra mondiale, ossia il sistema delle alleanze occidentali, è sempre più in difficoltà. L’indebolimento dell’America» spiega Panebianco «ringalluzzisce coloro che hanno interesse a riempire i vuoti di potere che quell’indebolimento genera».
«In Occidente registriamo le gravi difficoltà economiche, e la caduta del consenso interno, che sperimentano la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan. Ne deduciamo che ciò renda quegli autocrati meno temibili per noi. Niente di più sbagliato. Le autocrazie sono ancor più pericolose se crescono le loro difficoltà interne. Più si indebolisce l’alleanza occidentale a causa della perdita (relativa) di potenza degli Stati Uniti, più l’Europa è in difficoltà».
«Ci sono, per quanto riguarda l’Italia, due ottime ragioni a sostegno del trattato con la Francia. Il primo è che, uscita la Gran Bretagna dall’Unione, abbiamo perso un Paese con cui fare gioco di sponda in caso di accordi (che si trascinano dietro altri Paesi) fra Germania e Francia, nel caso in cui tali accordi siano lesivi dei nostri interessi. La seconda ragione è che nessun processo di integrazione sovranazionale può avanzare se non è guidato da un Paese egemone o da un pool di Paesi egemoni. Con il trattato italofrancese ci poniamo nella posizione giusta per fare parte di quel pool».
«Tutto però è appeso a un filo. Lasciando da parte il rebus rappresentato dalla politica che sceglierà di fare l’eterogenea coalizione di governo tedesca, nonché l’esito delle prossime elezioni francesi, restano le debolezze dell’Italia. Oggi c’è Draghi con il suo prestigio internazionale. Avremo nel prossimo futuro un governo altrettanto europeista (e atlantista) e altrettanto di prestigio? E magari anche stabile».
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