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[I dati] Osservatorio Deloitte-Luiss: Italia ancora indietro su infrastrutture sostenibili, ma con Next Generation Eu il gap tra domanda e offerta può trasformarsi in volano di crescita

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Nello studio viene analizzato il fabbisogno infrastrutturale nei singoli settori, da cui emerge:

  • Trasporti: cresce il fabbisogno infrastrutturale nei settori ferroviario, aereo e navale
  • Infrastrutture energetiche: il gap di investimenti potrebbe salire a 39 miliardi di dollari entro il 2040
  • Telecomunicazioni: vi sono forti ritardi sulla rete fissa (61% di copertura vs 78% media EU), ma situazione di eccellenza nella preparazione al 5G (60% vs 21% media EU)
  • L’Italia è il principale beneficiario dei Green Loans della BEI con €48,7 miliardi, ma l’utilizzo è carente nei settori telecomunicazioni (€1,1 miliardi) e trattamento dei rifiuti (€440 milioni).

Lo studio si conclude dopo aver esaminato i principali sistemi ESG internazionali con una proposta di un sistema di rating basato sulle associazioni di pesi differenti agli indicatori qualitativi legati ai Sustainable Development Goals dell’ONU

Deloitte e l’Università Luiss Guido Carli presentano i risultati dello studio “Le infrastrutture sostenibili: confronto internazionale, finanza e rating”, la quarta edizione dell’Osservatorio annuale sui settori regolati e le infrastrutture, con l’obiettivo di contribuire concretamente al dibattito per un miglior funzionamento dei settori critici per lo sviluppo del Paese.

L’indagine, condotta da Luca Petroni, partner di Deloitte, con e dal Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari (CASMEF) dell’Università LUISS “Guido Carli”, approfondisce il tema delle infrastrutture sostenibili come fattore chiavenel processo di ripresa del Paese post-pandemia, analizzandone stato dell’arte, strumenti di finanziamento e proponendo un sistema di rating nazionale basato sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG – Sustainable Development Goals), per incentivare comportamenti virtuosi e stimolare il progresso tecnologico.

Se è vero che la dotazione infrastrutturale del nostro Paese è carente in alcuni settori, con le risorse del Recovery Fund si presenta però un’occasione senza precedenti: colmare questo gap mediante la realizzazione di infrastrutture sostenibili in termini ambientali, sociali, finanziari, tecnologici e istituzionali” – ha commentato Luca Petroni, Chairman di Deloitte Financial Advisory. In linea con il nostro programma Impact for Italy, abbiamo analizzato i principali sistemi ESG più diffusi a livello internazionale, proponendo un sistema di rating nazionale delle infrastrutture sostenibili, con l’obiettivo di favorire la conversione del sistema economico e industriale in ottica green e digitale”.

La c.d. Finanza Sostenibile è chiamata a giocare un ruolo chiave per sostenere in Europa, e a livello globale, una crescita economica fondata su progetti di investimento sostenibili nella prospettiva di favorire la transizione verso un’economia climate-neutral, green ed inclusiva” – sostiene Giorgio Di Giorgio, direttore del CASMEF e professore di teoria e politica monetaria dell’Università LUISS “Guido Carli”.

Con l’avvio del Recovery Fund, si prevede un aumento dell’offerta di Green Bonds del settore pubblico, che hanno mostrato più resilienza rispetto a quelli corporate. Dal lato della domanda, gli investitori saranno pronti ad accettare rendimenti inferiori quando l’infrastruttura da finanziare è selezionata secondo criteri ESG ed è promossa da enti locali perché vi sono aspettative di un maggiore impatto sulla sostenibilità dei territori. Invece, nelle emissioni corporate è il rischio di greenwashing a determinare i rendimenti: più elevato nei settori manifatturieri che nei servizi.” – afferma Francesco Baldi, docente di finanza dell’Università di Torino e ricercatore del CASMEF.

Infrastrutture sostenibili: cresce la domanda globale

Come emerso dall’Osservatorio, la domanda globale di investimenti in infrastrutture sostenibili è destinata a crescere del +38% entro il 2030[1], con il 50% del totale che sarà destinato all’Africa e a Paesi in via di sviluppo. Secondo l’OCSE, in riferimento all’SDG 9 (Infrastrutture Sostenibili), l’Italia si colloca nella seconda metà della classifica, con circa il 67% del target 2030 raggiunto.

Cresce il fabbisogno infrastrutturale del trasporto ferroviario italiano

Secondo CASMEF e Deloitte, si rileva in Italia una costante crescita del divario tra gli investimenti programmatici e quelli necessari a soddisfare il fabbisogno infrastrutturale nel settore dei trasporti. Dal 2016 al 2040, oltre il 50% del gap negli investimenti infrastrutturali dovrà essere destinato al trasporto ferroviario[2], sebbene anche quelli navali ed aerei siano caratterizzati da un fabbisogno considerevole. Il settore stradale, per contro, risulta in linea con la spesa programmatica per investimenti da qui al 2040.

Anche le infrastrutture energetiche necessitano di investimenti significativi

In Italia, il secondo settore che richiederà maggiori interventi è quello delle infrastrutture energetiche: questa tendenza potrebbe portare a un gap di 39 miliardi di dollari entro il 2040[3]. Secondo CASMEF e Deloitte, il metodo più efficiente per colmarlo potrebbe essere lo sviluppo di sistemi che permettano un maggiore uso di energie rinnovabili. In generale, tra il 2010 ed il 2018, in Europa la percentuale di utilizzo di energie rinnovabili è aumentata passando dal 13% al 18%.

Telecomunicazioni: carenze sulla rete fissa, eccellenza nel 5G

Secondo l’indicatore DESI della Commissione Europea, l’Italia sconta forti ritardi nel digitale, a causa delle basse competenze nell’utilizzo di internet da parte della popolazione. Di contro, l’offerta di servizi pubblici digitali (e-Government) registra un livello alto (77% vs 66% EU), anche se non sfruttato dalla bassa interazione con il pubblico. L’Italia segna poi un ampio divario rispetto ai peer EU sulla rete fissa con diffusione a banda larga (61% di copertura vs media europea del 78%). Tuttavia, i dati sulla rete mobile pongono l’Italia in una situazione di eccellenza: la copertura del 4G arriva in Italia al 97% (vs 96% EU), mentre sulla preparazione al 5G l’Italia si colloca seconda con il 60% dietro alla Germania (media UE 21%).

Finanziamento delle infrastrutture sostenibili: cresce il mercato dei Green Bonds

Come emerge dallo studio CASMEF-Deloitte[4], nel 2019 il volume delle emissioni di Green Bonds (€219,4 miliardi) è aumentato del +68% rispetto al 2018 (€130,6 miliardi). Nel 2020, invece, sono stati collocati Green Bonds per €221,4 miliardi con un numero totale di emissioni pari a 886 (+94,3% vs 2017) (cfr. Figura A). Il mercato dei Green Bonds è stato avviato dalle emissioni del settore pubblico nel 2007 con un’obbligazione della BEI ed è rimasto nelle mani del settore pubblico fino al 2012. Dal 2013 sono iniziate le emissioni corporate che sono cresciute a ritmi elevati al punto che oggi la maggior parte dei Green Bonds in circolazione risulta emessa da aziende private (68%).

Tuttavia, le emissioni del settore pubblico si sono mostrate particolarmente resilienti negli ultimi anni e rappresentano ancora quasi un terzo del mercato (29%). Nello specifico, gli Stati (sovereign) hanno emesso il 10% dei Green Bonds in circolazione; gli enti locali il 14%; le organizzazioni sovranazionali (SNAT) il restante 8% (cfr. Figura B). Sono state quest’ultime ad inaugurare e a dominare il mercato negli anni 2007-2012. Gli enti locali hanno stabilmente aumentato l’offerta di Green Bonds a partire dal 2013 e nel 2020 le loro emissioni costituiscono il 51% del mercato riferito al settore pubblico. Dopo la prima emissione sovrana di Green Bonds della Polonia nel 2016, i Tesori dei vari paesi hanno iniziato a collocare anche questo tipo di obbligazioni cosicché esse costituiscono oggi un terzo del mercato riferito al settore pubblico (€21,4 miliardi) (cfr. Figura C).

Il Tesoro italiano ha emesso il suo primo BTP green solo recentemente (nel marzo 2021), raccogliendo €8,5 miliardi ad un tasso dell’1,5% con scadenza aprile 2045, quale parte di un più ampio programma di emissioni per €35 miliardi finalizzato a finanziare investimenti coerenti con 7 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Il settore nel quale sono maggiormente concentrate le emissioni corporate è quello banking & insurance (45,5%), seguito da energy & utilities (34,2%) e manufacturing (10,8%). Dal 2014, in Italia sono stati emessi complessivamente 31 Green Bonds, di cui 28 ancora sul mercato, per un controvalore pari a €13,7 miliardi e tutti appartenenti al segmento corporate.

Figura A – Il mercato internazionale dei Green Bonds (2007-2020)

Figura B – I volumi e le quote di mercato dei Green Bonds (2007-2020): emittenti pubblici vs. corporate

Figura C – Le emissioni dei Green Bonds del settore pubblico (2007-2020)

Green Loans: l’Italia è il maggior beneficiario dei finanziamenti della BEI

Il green lender per eccellenza a livello globale è la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che negli ultimi cinque anni ha erogato €328,48 miliardi per sostenere la realizzazione di progetti infrastrutturali sostenibili. L‘Italia è il Paese che più di tutti ha beneficiato dei Green Loans con circa €48,73 miliardi.

Tuttavia, l’Italia detiene il primato d’utilizzo solo in due settori infrastrutturali: energia (€6,11 miliardi) e sistema idrico (€2,16 miliardi), mentre l’utilizzo dei Green Loans per le telecomunicazioni è carente: €1,08 miliardi (vs Francia 3,7 miliardi e Germania 2,96 miliardi). Anche nello sviluppo delle infrastrutture legate al trattamento dei rifiuti, l’utilizzo risulta modesto (€440 milioni), mentre nel settore dei trasporti (€5,32 miliardi) l’Italia è dietro a Polonia (€8,15 miliardi) e Francia (€6,44 miliardi).

Gli investitori in infrastrutture sostenibili: crescono il numero e gli asset under management (AUM) dei Fondi Infrastrutturali ESG

Nel 2020 i fondi chiusi quotati che investono in infrastrutture sostenibili a livello globale utilizzando criteri ESG sono 378, pari al 42,7% del totale. Il numero dei fondi infrastrutturali ESG è significativamente aumentato: essi erano solo 26 nel 2007. Nel 2020, i fondi infrastrutturali ESG gestiscono asset per €29,6 miliardi (41% dell’industria dei fondi infrastrutturali), in costante crescita fin dal 2007 e più stabile nell’ultimo triennio (2018-2020), anche a causa dei vincoli da rispettare nelle scelte allocative legate all’applicazione della metrica ESG (cfr. Figura D).

Figura D – Gli Asset Under Management (AUM) dei Fondi Infrastrutturali Quotati: ESG vs NO ESG (2007-2020)

Una proposta di rating di sostenibilità delle infrastrutture

Nello studio viene proposto un sistema di rating di sostenibilità, basato sull’associazione di pesi differenti a indicatori qualitativi legati ai Sustainable Development Goals (SDGs), con l’obiettivo di incentivare comportamenti virtuosi e stimolare il progresso tecnologico del Paese. Il sistema di rating tiene conto di 5 dimensioni:

  1. Sostenibilità ambientale, volta all’efficientamento energetico e ad una riduzione dei rifiuti e delle emissioni inquinanti, oltre che alla minimizzazione dell’impatto ambientale delle nuove costruzioni.
  2. Sostenibilità tecnologica, che consiste nel ricorso alle dinamiche dell’economia circolare.
  3. Sostenibilità sociale, in quanto le infrastrutture critiche devono essere inclusive e creare nuova occupazione.
  4. Sostenibilità finanziaria, mediante l’emissione dei nuovi strumenti propri della sustainable finance (Green Bonds, Green Loans).
  5. Sostenibilità istituzionale, orientata alla massimizzazione dell’interesse pubblico.

[1] Global Infrastructure Outlook, 2020

[2] Global Infrastructure Outlook (GIO)

[3] Oxford Smith School of Enterprise and the Environment

[4] Analisi basata su un campione di 3.635 Green Bonds, da database di Bloomberg, con rendimenti a tasso fisso e a tasso variabile, collocati a livello internazionale da emittenti corporate e del settore pubblico nel periodo 2007-2020, per un ammontare emesso complessivo pari a 872,3 miliardi di euro.

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