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Occorre una Nuova Economia di Città | Il dossier di Confcommercio Unione Venezia Rovigo

Siamo di fronte ad una trasformazione strutturale della cosiddetta economia di città, dettata da un contesto generale, dal radicale cambiamento di stili di vita e di consumo, di percezioni e sensibilità esperienziali dei cittadini. Qualsiasi politica di natura urbanistica, di rigenerazione urbana non può non tenere conto di questo nuovo contesto: il consumatore non può, e non vuole più, essere costretto ad entrare in un negozio.

Tuttavia devono essere perseguite delle politiche di riequilibrio dell’offerta commerciale e di presidio sociale e di garanzia nei confronti delle fasce più deboli.

Occorre tener presente due coordinate dell’azione per costruire una Nuova Economia di Città, ricordando che le nostre sono spesso città diffuse, con diverse frazioni o piccoli borghi. Bisogna dunque, da un lato preservare la presenza di negozi di servizio e di presidio sociale, dall’altro consentire la transizione dell’esistente.

È in corso una trasformazione molto complessa. Come descritto dalla recente analisi di Confcommercio nazionale, sono 425 i comuni senza un punto di vendita di generi alimentari; solo il 44,1% della popolazione può raggiungere un panificio entro 15 minuti, il 35,4% una pescheria, il 59,7% un fruttivendolo e il 61,4% un supermercato.

Eppure tutti lamentano la mancanza di questo tipo di servizio sotto casa!

Per quanto riguarda la Città Metropolitana di Venezia e la Provincia di Rovigo, l’ambito di competenza territoriale di Confcommercio Unione Venezia Rovigo, nel periodo dal 2012 al 2025, sono “scomparse” circa 1.600 imprese (-26,5%).

Vi sono poi i cosiddetti comuni a prevalente economia turistica, tra i quali Venezia, almeno per quanto concerne il centro storico, dove, per altro, si registra un incremento per alberghi e pubblici esercizi di oltre 1.400 unità (+108,43%) per altro grazie alla componente extra alberghiera, incrementata, dal 2014 al 2025 del (+101%).

Confcommercio Venezia Rovigo ritiene si debba passare da un approccio meramente difensivo, ad un approccio che colga le sfide di questa trasformazione, diventando agenti di trasformazione e coprogettazione, insieme alle amministrazioni comunali, di un nuovo modo di essere città.

Questo per soddisfare le aspettative delle imprese del terziario, ma ancor prima le aspettative dei cittadini, che si aspettano una Nuova Economia di Città (NEC).

Questa deve rispondere ad esigenze quali:

a) Massima capacità di accesso alla più ampia offerta in quantità e qualità, per garantire la personalizzazione dell’offerta;

b) Massima esperienza del processo di acquisto, fisico, digitale e misto;

c) Qualità estetica e sociale dell’ambiente di acquisto, che riguarda anche il decoro, la sicurezza, la vivibilità.

d) Capacità di creare momenti di socializzazione e di integrazione della socializzazione personale con quella virtuale e digitale (condivisione digitale dell’esperienza reale/materiale).

Una spia di quanto sta accadendo è che se da un lato vi è un riorientamento dell’acquisto sulle piattaforme online, dall’altro la ristorazione, i pubblici esercizi sono in netto aumento, ancor più se offrono un ambiente di socializzazione legato anche alla multicanalità (l’esperienza nel locale si trasforma in input nei social che a loro volta promuovono la frequenza di quel locale e non solo).

L’interoperabilità e multicanalità come elementi di sempre maggiore successo per gli operatori, attraverso le piattaforme digitali che consentono il fai da te, non più solo nella ricerca e scelta della località, delle strutture ricettive e dei servizi ma anche, per gli operatori anche meno strutturati di potersi promuovere in modo economico e su un pubblico tendenzialmente illimitato.

È partendo da questa premessa che Confcommercio Unione Venezia Rovigo, cogliendo anche le prospettive del programma nazionale messo in campo nei giorni scorsi denominato “Cities – Città e Terziario: Innovazione, Economia, Socialità”, ritiene di lanciare alcune proposte per attuare concretamente questo programma, alla vigilia di importanti scadenze per il territorio del veneziano e del rodigino: le imminenti elezioni amministrative che interesseranno il Comune di Venezia e di conseguenza l’ambito metropolitano, la revisione della legislazione regionale sul commercio.

Commercio, turismo e servizi: un’agenda del fare, un Laboratorio per l’Economia di Città

Va anzitutto ribadito che la valorizzazione del ruolo sociale e di cambiamento delle storicamente legato alla presenza e all’attività degli esercizi commerciali, passa inevitabilmente anche per la condivisione che stessi mercati, stesse regole, senza scorciatoie e ibridazione tra vocazioni imprenditoriali diverse, assimilazioni che finiscono per agevolare alcuni comparti e mantenere l’aggravio, in termini di rispetto degli adempimenti legislativi e regolamentari, per il solo commercio.

Ciò detto, si propone quanto segue.

A) Azioni generale e di contesto per una piattaforma per una Nuova Economia Urbana Riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano.

Includere formalmente le imprese e le Associazioni territoriali di Confcommercio tra i soggetti che possono sottoscrivere Regolamenti per l’Amministrazione Condivisa e Patti di Cittadinanza, strumenti già ampiamente utilizzati dai Comuni per il miglioramento della qualità della vita e della sicurezza urbana.

Integrare politiche di sviluppo economico e urbanistica.

Attribuire le deleghe a un’unica figura politica o a una Cabina di regia inter-assessorile, costruendo una “mappa delle polarità di prossimità” e adottando un documento programmatico pluriennale che garantisca continuità e coerenza agli interventi.

Dotarsi di strumenti di conoscenza.

E sperimentazione, come la realizzazione di un Laboratorio per l’Economia di Città e il Nuovo terziario Urbano, che utilizzi le competenze, i dati del mondo associativo e delle amministrazioni locali per conoscere davvero come è la città, cosa c’è e cosa vi accade.

B) Preservare il patrimonio di servizio sociale e relazionale del commercio anche nei centri minori e meno popolati, nelle frazioni periferiche

La proposta è quella di lavorare insieme con le amministrazioni comunali, la Regione, per far sì che si possano creare dei veri e propri “store”, negozi che non solo possano vendere ogni genere di prima necessità, ma che siano autorizzati ad erogare servizi alla persona che la chiusura di sportelli bancari, presidi delle Poste, e razionalizzazione degli uffici amministrativi periferici dei Comuni.

Insomma realtà di servizio ed aggregazione sociale che possano contare anche sulla tecnologia digitale e perché no, laddove utile, sull’intelligenza artificiale, per poter rispondere in modo integrato e completo alle esigenze quotidiane e, se del caso, emergenziali, – pensiamo a temporanei isolamenti prodotti dagli eventi estremi naturali conseguenti al cambiamento climatico – delle comunità meno numerose e distanti dalle grandi strade e dai grandi centri urbani; tutto ciò consentirebbe di soddisfare le esigenze di anziani, famiglie numerose e più in generale a residenti.

Per fare questo però c’è bisogno di un patto, pubblico e privato, che incentivi un investimento imprenditoriale, con ampi sgravi fiscali e contributivi, almeno per un certo periodo di anni, un ruolo attivo delle associazioni di categorie e delle amministrazioni comunali per assistere a 360 gradi queste imprese, presidio sociale e comunitario che vada incontro anche ai costi della logistica e della distribuzione.

Una soluzione che in qualche caso è stata già sperimentata nei comuni di montagna, ma esportabile anche in comuni molto piccoli e in frazioni di comuni estesi della pianura del Nordest.

Bisogna inoltre semplificare la burocrazia e gli adempimenti, anche in materia di sicurezza, performance energetica, formazione e contenere gli inevitabili alti costi collegati ai relativi adempimenti, perché questi siano effettivamente commisurati alle esigenze e capacità reddituali e di gestione organizzativa e ambito dimensionale delle micro e piccole imprese, e non parametrati sulla media impresa e per lo più manifatturiera.

1. Servono politiche per un’Economia di Città che attragga i giovani, come collaboratori, come imprenditori, come trasformatori.

Sui giovani sono da intensificare le azioni per incrociare il mondo della scuola con quello del lavoro e una spinta più convinta all’ apprendistato per la qualifica.

Per quanto riguarda il lavoro femminile riteniamo sia sempre più urgente un fondo per le politiche di conciliazione vita lavoro.

Senza adeguate politiche in questo senso continueremo ad assistere a un numero troppo alto di dimissioni per ragioni di cura.

2. Con riferimento agli stranieri è necessario potenziare tutte le azioni per la formazione e l’integrazione, oltre ad avviare progetti in partnership con le Associazioni di Categoria per l’integrazione e la formazione professionale.

C) Commercio non alimentare ed alimentare

Per quanto riguarda il commercio in generale (con particolare attenzione per i settori maggiormente in crisi: moda, generi alimentari) ecco le proposte:

1. Incrementare la sostenibilità economica e finanziaria con una forte detassazione e semplificazione amministrativa per le micro e piccole imprese ed incentivare la successione generazionale, anche dei collaboratori che vogliono diventare imprenditori;

2. Estendere a tutto il territorio regionale nell’ambito della legislazione del commercio le misure “anti paccottiglia” già adottate con successo nel Comune di Venezia e già emulate in altri Comuni d’Italia, per preservare i Centri storici da fenomeni di dequalificazione e svilimento del patrimonio storico, estetico ed ambientale e conseguente danno di immagine internazionale che ne deriva;

3. Integrare l’offerta commerciale nell’ambito della multicanalità, accompagnando la vendita in negozio (relazionale) a coesistere e a un reciproco vantaggio con la vendita online per consentire una competizione con i colossi del settore (brand e multinazionali dell’online), sostenendo anche progetti di rete di imprese di una località, di una città;

4. Supportare l’esercizio commerciale a comprendere che la multicanalità porterà alla scoperta, anche per il negozio di prossimità, di un orizzonte fino a poco tempo fa impensabile, in termini di nuovi mercati, servizi da offrire non solo alla clientela e comunità locale, ma anche l’internazionalizzazione d’impresa, sfruttando ad esempio la fidelizzazione di turisti e avventori occasionali (in particolare nelle città storiche, borghi, località di vacanza).

5. Occorre però insistere per un nuovo approccio, organico ed integrato con la programmazione urbanistica e con le dotazioni infrastrutturali, soprattutto immateriali, digitali e di gestione dell’ultimo miglio, per garantire ancora competitività e connessione con i nuovi mercati commerciali online.

6. L’approccio all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, prevenendo il rischio di mero assoggettamento, per essere ottimale dovrà prevedere, con l’apporto di servizio da parte di Confcommercio un concreto percorso di formazione, con formule di laboratorio e sperimentazione coerente con la realtà delle imprese e le esigenze di cambiamento di comportamento di titolari e collaboratori, nonché supportare le imprese.

Anche in gruppo, e si progetti condivisi, a cogliere le opportunità offerte da bandi con risorse pubbliche (Regione, CCIAA etc; POR FESR programmi Ue etc.)

D) Pubblici esercizi: migliorare l’offerta qualitativa ed esperienziale:

ristorazione che valorizza le realtà locali, anche minori

Se da un lato le liberalizzazioni hanno consentito una maggior offerta, anche nell’ambito della somministrazione di alimentari e bevande, della ristorazione assistita e non, le medesime non hanno però garantito sempre qualità, salubrità e persino identità e tutela del consumatore e promozione del made in Italy.

Servono pertanto alcuni elementi di riorientamento.

1. Occorre completare il processo di valorizzazione della filiera dalla qualità e tipicità dei prodotti alla cucina della ristorazione per garantire, attraverso l’identità tanto dei cuochi quanto della gestione da parte di cittadini italiani, ai clienti nazionali e stranieri un’offerta genuina e certificata di prodotti e ricette della cucina tradizionale Veneta, anche nell’ambito del processo di candidatura della Cucina Italiana parte del Patrimonio UNESCO, identificando la Cucina del Triveneto come elemento di Cultura e Valori.

2. Per questo occorre una regolamentazione che preservi ed incentivi la cucina della tradizione locale, sia quale “cucina della provvidenza”, propria delle trattorie e dei ristoranti locali, che quella elaborata e innovativa ma promossa da cuochi e gestori triveneti.

Va promossa, anche presso gli istituti superiori legati alla ristorazione e all’ospitalità, la trasmissione del sapere e della cultura culinaria triveneta come materia.

3. Senza discriminare la diffusione di cucine etniche e non appartenenti al patrimonio culturale veneto, conseguenze dei cambiamenti demografici in atto, tuttavia la cucina “nostrana” deve essere preservata ed incentivata evidenziandone e comunicandone, soprattutto ai turisti e nelle sedi promozionali internazionali, i valori e plus quali elementi di ambito dietetico e di igiene alimentare, sin dalla scelta e dalla preparazione dei piatti, legato al riconoscimento della Cucina Mediterranea come cucina della salute, e della quale proprio la Cucina Triveneta, per altro, rappresenta un campione nazionale.

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