Il 24 novembre 2011, Mario Monti ebbe un incontro a Strasburgo, immediatamente dopo l’incarico come presidente del Consiglio, con Merkel e Sarkozy. «Fu un primo contatto, ma prendemmo già una piccola decisione», ricorda Monti. «La chiamai la dottrina del silenzio simmetrico: sarebbe stato bene che la Francia smettesse di chiedere la riduzione dei tassi e la Germania smettesse di dire no. Ci impegnammo tutti a rispettare l’indipendenza della Banca centrale europea».
Ma dopo quel meeting ci fu anche uno scontro, in pieno Consiglio europeo, con la cancelliera tedesca: «fu il punto di arrivo di una pressione che durava da mesi» commenta Monti in un’intervista al Corriere della Sera. «Era chiaro che, per essere risolta, la crisi dell’eurozona aveva bisogno di interventi a due livelli. Nei Paesi interessati, attraverso le riforme strutturali e il contenimento del disavanzo. Che nel caso dell’Italia era stato inasprito perché nella sua lettera dell’agosto del 2011 la Bce non solo aveva dettato le singole misure, ma aveva chiesto di anticipare di un anno il pareggio. Nella primavera del 2012 l’Italia aveva fatto la sua parte, tanto che Merkel e Schäuble elogiavano la nostra azione».
«Servivano interventi sulla governance dell’eurozona» prosegue l’ex premier «che fino ad allora era embrionale e accentuava gli squilibri sui mercati. Mancava non solo qualunque nozione di bilancio comune, ma anche il ruolo di stabilizzazione della Bce. C’era un premio di rischio dovuto al carattere incompiuto dell’area euro, che pesava sui Paesi dal debito più alto. La Merkel secondo me non lo capiva. Diceva: “Mario, siamo convinti di quel che fai, ma i mercati hanno bisogno di tempo”. Io rispondevo che il tempo non c’era».
«Una volta a un Consiglio europeo le dissi: “Se continuiamo così, la prossima volta tu a questo tavolo non avrai me e Grilli, ma Grillo”. Era necessario che anche la politica monetaria facesse la sua parte. Invece dalla Bce venivano soprattutto messaggi restrittivi, compresa la richiesta di un fiscal compact».
«Quando per fare un accordo in Europa occorre che qualcuno riduca un po’ le proprie richieste, sperando che in seguito altri se ne ricordino, serve un garante. Lei lo è stata moltissimo. Aggiungo, donna. La gente si fida di lei. Ha incarnato una visione politica per la quale la cosa peggiore sono le sorprese».
E a proposito della propria candidatura alle elezioni del 2013, Monti ricorda il consiglio che la cancelliera gli diede: «Sarebbe importante» gli disse «se tu potessi continuare a guidare il governo o far sì che in Parlamento si formi una maggioranza in linea con la politica di riforme che hai iniziato».
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