Nelle crisi «lo Stato tende a crescere». Lo sottolinea Alberto Mingardi, che spiega come durante l’«emergenza si allargano i cordoni della borsa, ma soprattutto si amplia il perimetro dei pubblici poteri». Secondo Mingardi, però «superato il peggio, «non si torna mai al punto di partenza: è facile istituire nuovi enti e decidere nuovi interventi, ben più difficile cancellarli».
«Nell’anno della pandemia, i governi hanno messo in campo ulteriore spesa pubblica per circa il 16% del Pil mondiale» scrive sul Corriere della Sera. «Come giustamente ci ha ricordato l’Economist con la sua copertina della settimana scorsa, si tratta di un picco ma non di un fenomeno nuovo. La spesa tende a aumentare come per inerzia: nei Paesi ricchi, allo Stato chiediamo sempre di più. Se a questo aggiungiamo il fatto che il crescente debito pubblico costituisce un’ipoteca sulle nuove generazioni, si capisce perché, come sostiene il settimanale britannico, proprio questo è il momento di interrogarsi «su che cosa deve fare lo Stato».
«La domanda rischia di cadere nel vuoto. Se continuiamo a parlare di Reagan e Thatcher, e se restano due spauracchi dei partiti di sinistra, è proprio per la loro eccezionalità, in quella lunga marcia che ci ha portato ad avere Stati che pesano grosso modo la metà del prodotto interno lordo. Rispondere a qualsiasi problema aumentando la spesa o facendo una nuova legge richiede poca fantasia e funziona per guadagnare, almeno nel breve termine, consenso. Perché gli uomini politici facciano qualcosa di diverso debbono avere anzitutto l’impressione che gli elettori glielo stiano chiedendo».
«In passato, sono stati i cosiddetti “ceti produttivi” e soprattutto la borghesia piccola e media a credere che lo statalismo ne ostacolasse la prosperità. Per avere uno Stato leggero serve una società pesante: una società fatta di persone che abbiano voglia di essere più autonome, artefici del proprio destino; e che, se necessario, siano capaci di prendersi cura di chi sta peggio. Cosa che il nostro Stato tentacolare spesso non sa fare Il nostro è sempre più uno statalismo inerziale: non rivela un Paese solidale, ma la nostra pigrizia intellettuale e l’atrofizzazione dei corpi intermedi».
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