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Carlo Messina (Ad Intesa Sanpaolo): «Il PNRR se non sarà realizzato diventerà un pericolosissimo boomerang»

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«L’Italia ha dimostrato di essere un Paese che rispetta le regole e nel momento della difficoltà riesce a fare cose che in altri non si riescono a fare». Ad affermarlo è l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che recentemente ad Alba alla Fondazione Ferrero ha ritirato il premio “Tartufo dell’Anno”.

Carlo Messina, l’Italia sta vivendo una stagione di recupero economico e di crescita. Quali sono i dati positivi?

«Siamo in una fase in cui le imprese stanno tornando a investire, una condizione fondamentale per accelerare e trasformare un rimbalzo positivo in una crescita strutturale e sostenibile del Pil che vada oltre il 2022. Si tratta di un elemento chiave insieme al ritorno ai consumi delle famiglie. Sta tornando la fiducia», sostiene in un’intervista rilasciata al direttore di Repubblica, Maurizio Molinari.

«L’Italia ha dimostrato di essere un Paese che rispetta le regole e nel momento della difficoltà riesce a fare cose che in altri non si riescono a fare. Con la pandemia il nostro Paese in Europa ha dimostrato di essere il migliore, ci siamo resi conto che era necessario rimboccarsi le maniche. Ci sono però alcuni punti di attenzione». 

Cosa la preoccupa?

«Bisogna che il Paese sia capace di tradurre il Pnrr in cose che si realizzano. Se non riusciremo a fare questo i fondi non arriveranno e ci ritroveremo ad affrontare un rimbalzo negativo per colpa di tutto ciò che si doveva realizzare e non siamo riusciti a fare. Per questo abbiamo bisogno di qualcuno che ci governi e che realizzi le cose, soprattutto in una fase come questa di potenziale recrudescenza della pandemia. Abbiamo bisogno di stabilità e di persone competenti e con una reputazione alta».

Il suo auspicio è che il prossimo passaggio politico cruciale, l’elezione del presidente della Repubblica, non alteri la condizione di credibilità internazionale del nostro Paese?

«Ho il massimo rispetto per politici e Parlamento, ma credo che ognuno di noi debba portare la propria testimonianza perché tutti noi ogni giorno lavoriamo per contribuire a fare eccellente il Paese. E noi come Intesa Sanpaolo, tra i 500 miliardi di impieghi e un trilione e 350 miliardi di risparmi delle famiglie, abbiamo un punto di vista privilegiato su come va l’Italia».

«Non è solo una questione di debito buono o cattivo, ma della considerazione che ha di te il tuo creditore. La destinazione che fai dei soldi è fondamentale, ma se i tuoi creditori non hanno più fiducia, la crescita è a rischio. Fiducia e reputazione sono elementi indispensabile. Con il governo Draghi l’Italia è al massimo della reputazione spendibile a livello mondiale». 

Qual è la crescita giusta per l’Italia?

«Penso ad un livello di Pil dell’1,5% nei prossimi anni. una crescita prospettica dal 2023 in poi. Così saremo in grado di riassorbire una parte della povertà, che è un problema significativo, rendendo allo stesso tempo sostenibile il debito. Se così non fosse, ci sarebbe per l’Italia un problema rilevante».

In alcuni Paesi in Europa si ipotizzano nuovi stop e lockdown. Che rischi vede per l’economia?

«Dobbiamo fare di tutto per evitare di trovarci nelle condizioni di avere nuovi lockdown. Bisogna accelerare sul completamento dell’immunizzazione e fare in modo che ognuno di noi non rappresenti un pericolo per gli altri, fermando nuove ondate e la circolazione del virus. Ritornare alle chiusure, dal punto di vista dell’economia reale significa ritornare all’incertezza, al blocco dei consumi e alla discesa del Pil e a un aumento della povertà. La priorità è uscire dalla pandemia».

La povertà è una vera emergenza? 

«C’è un problema serio di persone in povertà e dovrebbe essere la priorità assoluta di qualsiasi governo. Uno dei punti fondamentali è la crescita finalizzata al recupero della povertà. Ci sono 5 milioni di poveri e ci preoccupiamo di mille persone che dicono no al green pass? Immaginate cosa potrebbe significare se qualcuno che non mangia portasse la protesta nelle strade».

L’inflazione rappresenta un rischio concreto di frenata alla crescita? 

«Non credo che l’inflazione sia una minaccia strutturale, va gestita in modo contingente. Distinguerei tra gli Usa, dove la crescita dei prezzi sta acquisendo una componente più forte e più strutturale, e l’Europa, dove non vedo problemi di questo tipo. Dobbiamo stare attenti a non fare l’errore di bloccare investimenti perché riteniamo che i prezzi cresceranno in modo significativo. Io ritengo che nel 2022, superata la fase invernale, noi ci troveremo a una progressiva riduzione dei prezzi. Anche la Bce ritiene che nel 2022 non ci sia bisogno di alzare i tassi di interesse. Dal 2023, invece, penso che i tassi potranno iniziare a salire».

All’indomani della chiusura della conferenza di Glasgow crede che gli investimenti green siano una priorità per le imprese? 

«La tutela dell’ambiente è un obiettivo verso il quale banche e imprese possono ottenere ottimi risultati lavorando insieme per accelerare gli investimenti del Pnrr. Noi metteremo a disposizione 400 miliardi di euro per finanziare le aziende, di questi 70 miliardi sono collegati con tematiche green che genereranno crescita del Pil».

Dopo il passo indietro di Unicredit su Mps, c’è spazio per un terzo polo bancario?

«Dal punto di vista teorico c’è indubbiamente spazio e credo sarebbe anche opportuno nel nostro Paese perché, tanta più competizione si può realizzare, tanto più si può contribuire a sostenere le aziende. Poi sulla combinazione e sulla possibilità che si realizzi non so dire». 

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