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Paolo Mazzanti (direttore Askanews): «Se il premier diventa capo dello stato»

Mentre si continua a parlare della possibilità che l’attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, salga al Colle, il direttore di Askanews, Paolo Mazzanti ripercorre la storia della politica italiana e analizza le complessità derivate dalle norme costituzionali.

«Un solo italiano è stato contemporaneamente Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio: Alcide De Gasperi, che assunse la carica di Capo provvisorio dello Stato il 13 giugno 1946, all’atto dell’abdicazione di Re Umberto II, e la mantenne per 15 giorni, fino alle 12 del 28 giugno, quando Enrico De Nicola prestò giuramento».

«Da allora, nessuno ha potuto cumulare le due cariche, perché la Costituzione, entrata in vigore il primo gennaio 1948, recita che l’ufficio di Capo dello Stato è incompatibile con qualsiasi altra carica. Dei 12 Presidenti della Repubblica, 4 (Segni, Leone, Cossiga e Ciampi) erano stati Presidenti del Consiglio. Ma non c’è mai stato un passaggio diretto da Palazzo Chigi al Quirinale, come avverrebbe se Mario Draghi ascendesse al Colle, secondo gli auspici di Salvini, Meloni e Conte (ma non Di Maio)», sostiene su InPiù.net.

«Il che pone una serie di problemi procedurali che già arrovellano i costituzionalisti. Da quel che si capisce, in caso di elezione, Draghi prima di giurare come nuovo Capo dello Stato, dovrebbe rassegnare le dimissioni da Premier nelle mani di un Mattarella già sul portone del Quirinale con gli scatoloni del trasloco. Poi, appena insediato, dovrebbe conferire l’incarico di formare un nuovo governo».

«E fino alla fiducia e al giuramento di questo nuovo governo, le funzioni di Presidente del Consiglio, in assenza di un vicepremier, dovrebbero passare al ministro più anziano, cioè al settantenne Brunetta. Se poi il nuovo governo non dovesse ottenere la fiducia, Draghi scioglierebbe le Camere e ci manderebbe al voto. Questi, al netto dei cavilli e delle controversie giuridiche, sono i fatti», prosegue.

«Poi ci sono le fantasticherie: un giornale tedesco ha ipotizzato che Draghi mantenga entrambe le cariche (cosa impossibile per la Costituzione, come abbiamo visto). Altri, anche autorevoli politici come il ministro leghista Giorgetti, sostengono che dal Quirinale Draghi dovrebbe dilatare a tal punto i suoi poteri fino a creare un semipresidenzialismo di fatto, in cui il governo non risponda al Parlamento, ma al Presidente: e questa sarebbe una pericolosa deriva anticostituzionale».

«Meglio non forzare la Costituzione e le procedure istituzionali ed evitare il passaggio diretto tra i due Palazzi del potere; oppure mandare Draghi al Quirinale, ma non sognare che possa travestirsi da De Gaulle, senza passare da una riforma costituzionale che sinora, sia nella versione di Berlusconi che in quella di Renzi, è stata bocciata dai cittadini».

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