«La società politica si prepara alla volata decisiva per il vero traguardo finale». Queste le parole di Ezio Mauro, che parla di «anno zero» della politica nella prospettiva dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica.
«Come un plotone di ciclisti all’ultima curva, ottenuto il via libera al Recovery Fund e varate le prime riforme imposte come condizione dall’Europa, la società politica si prepara alla volata decisiva per il vero traguardo finale, l’elezione del Presidente della Repubblica che per sette anni guiderà un Paese stremato», scrive su Repubblica.
«Si arriva infatti a questo appuntamento con il rinnovo del vertice istituzionale» sottolinea Mauro «dopo due anni di pandemia, lutti, angoscia, lockdown e sacrifici, che hanno lasciato uno strascico di precarietà e d’incertezza. Per tutta la lunga fase acuta della paura la politica disciplinare del governo ha trovato nei cittadini una risposta positiva, nella subordinazione condivisa a uno stato di necessità».
«Con la fine dell’emergenza più drammatica e l’arrivo del vaccino è cominciata l’era della ribellione spacciata per libertà, come se il percorso ciclico del virus non fosse più un problema e comunque le ragioni economiche dovessero prevalere comunque sul dovere di tutela della salute. La situazione è quella che vediamo ogni giorno».
«Ma fino a quando si può vivere senza politica? Non tutto infatti è tecnico, o risolvibile tecnicamente. È un passaggio da anno zero, forse il vero avvio della Terza Repubblica dopo la prima, dei partiti, e la seconda dei leader, all’insegna del maggioritario. Ora siamo davanti alla Repubblica dei supplenti, in attesa che la politica ritrovi le ragioni per riprendere lo scettro».
«Il risultato è un’altra fase dell’eterna transizione italiana, ma questa volta senza un approdo definito e soprattutto senza una cultura politica come guida, capace di indirizzare i fenomeni verso un orizzonte riconoscibile dentro un disegno definito. Senza un sistema, senza una cultura politico-istituzionale di riferimento comune, arriviamo senza mappa all’appuntamento solenne del Quirinale, che può dunque riservare sorprese».
«Lo spirito del tempo può avere torto, soprattutto quando è sedotto da scorciatoie e semplificazioni, blindato dall’emergenza permanente. Di tutto abbiamo bisogno, in questo paesaggio che non è un insieme, meno che di una democrazia “di fatto”. I partiti, mentre Draghi governa, pensino a ricostruire il sistema preparando il ritorno della politica: senza, è comunque vuoto il Palazzo del potere».
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