Massimo Galli (Sacco di Milano): «Rivedo le stesse scene di marzo, tra 15 giorni saremo come la Francia»

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E’ pessimista Massimo Galli, direttore delle malattie infettive del Sacco di Milano.

Ad Alessandra Ziniti, su Repubblica, dice infatti che gli sembra di essere di fronte a «un tragico dejà vu. Lo temevo già da agosto, speravo di sbagliarmi e invece…».

Professor Massimo Galli, che sta succedendo? Il pronto soccorso dell’ospedale Sacco a Milano è pieno di pazienti Covid. «La situazione a Milano si sta facendo molto allarmante, al limite della saturazione. E ci sono forti criticità anche altrove. Abbiamo assoluto bisogno di far funzionare le indicazioni del decreto del governo. Diversamente la strada già tracciata è quella degli altri paesi europei».

I numeri sono in crescita esponenziale, le terapie intensive sembrano ancora lontane da una reale emergenza, l’Italia sta ancora meglio di altri. «Inutile ragionare con i dati di ieri. Dobbiamo guardare le proiezioni, che purtroppo hanno poche probabilità di fallire. Tra quindici giorni saremo come la Francia, la Spagna, il Regno Unito. In più, abbiamo una distribuzione dei contagi in tutto il territorio. E quando cominci a vedere la realtà nelle aree dove la prima ondata ha colpito meno sai che il rimescolamento delle carte di quest’estate creerà grossi problemi perché si tratta di aree che non hanno vissuto questa esperienza e non hanno strutture attrezzate».

E allora questo spettro del lockdown di Natale non è poi così campato in aria? «All’amico Crisanti è scappata questa idea, è preoccupato come lo sono io. Ma forse qualche segnale importante per dire che stiamo andando a sbattere dobbiamo pure darlo. Non so se ci sarà un lockdown di Natale e non me lo auguro, dobbiamo lavorare strenuamente per evitarlo. Il lockdown è la misura più semplice, perché non hai bisogno di lambiccarti il cervello a trovare altre soluzioni, ma anche la più drammatica».

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