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Daniele Manca e Barbara Stefanelli (Corriere): «La guerra russo-ucraina ha fermato la transizione ecologica?»

La guerra russo-ucraina ha fermato la transizione ecologica? Il mondo è a un bivio e deve scegliere da che parte andare. A sostenerlo sono Daniele Manca e Barbara Stefanelli in una analisi sul Corriere della Sera. «Sono cominciati ieri a Bonn i negoziati che porteranno alla ventisettesima Conferenza annuale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop27, tra cinque mesi, a Sharm el-Sheikh). Ma c’è una domanda che ci insegue dal 24 febbraio: l’invasione russa dell’Ucraina è riuscita, oltre a portare la guerra nel cuore dell’Europa e destabilizzare le economie mondiali, a fermare quella rivoluzione ecologica che aveva—con fatica e fiducia — raggiunto una piattaforma di lavoro condivisa?».

«Il passaggio tra il 2021 e il 2022 sembrava aver accompagnato i governi occidentali, e non solo, verso un percorso irreversibile di rinnovamento dei modelli di sviluppo: più orientati all’inclusione sociale, alla redistribuzione delle risorse, a una strategia di crescita sostenibile che — nell’interesse di tutti — non può limitarsi ai Paesi industrializzati. Ora» sottolinea l’editoriale «la conferenza tecnica di Bonn risentirà a più livelli delle fratture che in questi mesi si sono approfondite. Ma proprio per questo il summit sarà un punto di passaggio decisivo: sarà una prova per capire quanto i governi mondiali, nelle loro strutture profonde, vedano nel clima una priorità non in discussione».

«L’andamento dei prezzi delle materie prime —e segnatamente delle fonti fossili, quelle che producono CO2 — è il primo indice da interpretare per non sottovalutare quanto stiamo tutti rischiando, anche in questo campo, a causa dell’aggressione di Mosca. Noi non dimentichiamo che le catastrofi ambientali, e le migrazioni che andranno a generare, sono un flagello per l’umanità intera. Infiniti gli esempi, dalle carestie in Africa alle ondate di caldo senza precedenti in India e Pakistan, fino ai piccoli Stati sugli isolotti che verranno inghiottiti se quel traguardo del +1,5 verrà abbandonato tra le macerie di altre battaglie».

«Ha avuto ragione ieri John Kerry, inviato della Casa Bianca per il clima, ad avvertire che la crisi in Ucraina non deve diventare l’alibi per cancellare le tracce dell’addio annunciato al carbone (oggi circa il 40% dell’energia arriva dal carbone che produce oltre il 70% di emissioni di gas serra). Siamo a un incrocio complesso, quello che sapremo fare — o non fare — in questa stagione dirà se la rivoluzione verde ha futuro».

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