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[Il reportage] Il futuro del Made in Italy dopo la pandemia: tra occasioni da cogliere, sostegno dello Stato e rischi da evitare

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«Lo scopo di questo incontro non è puntare a tornare ai livelli pre-Covid, ma darsi nuovi obiettivi nel percorso di crescita, come sostenibilità e innovazione». Così Edoardo Garrone, il presidente del Gruppo 24 Ore, ha dato il via al summit “Made In Italy 2021: Setting a New Course”, organizzato dal Sole 24 Ore, in collaborazione con il Financial Times e Sky TG24. Nel suo intervento, inoltre, ha riportato una breve dichiarazione rilasciata da Sergio Mattarella, in occasione dell’evento, dove il presidente della Repubblica ha rimarcato le sue speranze per il futuro dell’Italia. 

La prima giornata “Opening Leaders Forum” è stata coordinata in diretta studio da Simone Spetia, giornalista di Radio24; e Mariangela Pira, anchor e reporter di Sky TG24. Sono intervenuti in apertura dei lavori anche l’amministratore delegato del Gruppo 24 Ore, Giuseppe Cerbone; John Ridding, il CEO di FT Group; Andrea Duilio, l’amministratore delegato di Sky Italia.

A seguire i saluti di Fabio Tamburini, il direttore Il Sole 24 Ore; Roula Khalaf, direttrice del Financial Times; e Giuseppe De Bellis, il direttore Sky TG24.

Innovazione politica, sociale ed economica per il rilancio del Made in Italy

È stata riportata durante l’incontro, un’intervista rilasciata dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, a Silvia Sciorilli Borrelli, corrispondente da Milano per il Financial Times.

La ministra si è espressa sulle esigenze della Giustizia, sostenendo che «il settore ha bisogno di recuperare credibilità. Il fattore più importante è la risposta del servizio giustizia, soprattutto dal punto di vista temporale». Per questo, «stiamo avviando un grande lavoro di investimento che riguarda il capitale umano, ma anche la tecnologia e l’innovazione».

In merito al ruolo dell’Europa ha affermato: «l’impegno che abbiamo preso con l’Europa è stata una spinta decisiva. L’esigenza di portare a termine le riforme in breve tempo ci ha portato a prendere subito l’iniziativa per attuare il cambiamento».

Ha preso parte al summit anche il presidente Confindustria, Carlo Bonomi, con un breve intervento video in cui ha sottolineato il ruolo dell’industria nella ripresa, ma anche per la tenuta stessa del Paese. «Il mondo produttivo» ha spiegato Bonomi, «ha saputo reagire in un momento di estrema crisi, spostandosi verso la sostenibilità e l’innovazione». Ma il lavoro non finisce qui: «Italia e Regno Unito, Cop 26, dovranno unirsi per convincere gli altri Paesi a impegnarsi nella lotta alla crisi climatica».

Lo scenario economico internazionale

Nell’ambito dello scenario economico internazionale è intervenuta Laurence Boone, Chief Economist OECD; in conversazione con Chris Giles, economics Editor per il Financial Times, che ha commentato la situazione italiana e la ripresa globale dopo l’emergenza sanitaria.

«L’Italia è stata colpita duramente dalla crisi, dopo anni di incertezze e difficoltà economiche. Ma la reazione alla crisi è stata estremamente efficace. La ripresa è solida e il rimbalzo è considerevole. Per la prima volta da decenni l’Italia è in una posizione favorevole, con le risorse necessarie per mettere in atto consistenti investimenti per riprendere al meglio», ha spiegato Boone. «L’Italia ha la possibilità di riprendere e crescere in maniera solida e sostenibile».

«Una misura di successo ancora più concreta per l’Italia sarebbe riuscire a dare modo ai più giovani, che prima sarebbero andati via, di rimanere per contribuire e prendere parte alla ripresa e alla crescita del Paese», ha continuato l’economista.

Rispetto all’azione europea per la ripresa, Boone ha chiarito che «per la prima volta, c’è stato un fondo comune europeo che ha lo scopo di eliminare le asimmetrie tra i Paesi membri», ha ricordato. «Ora, con questi fondi, si sta provando a correggere anche le asimmetrie precedenti alla crisi pandemica».

Sulla transizione ecologica e il passaggio a un mondo più sostenibile, rimarca come «il passaggio a un’economia decarbonizzata sarà davvero importante. Dovremmo istruire e aiutare le persone a effettuare al meglio la transizione ecologica». 

Si è inserito nel dibattito anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervistato da Silvia Pavoni, Editor, Sustainable Views, FT Specialist. Il governatore ha dato il via al suo intervento sottolineando l’importanza della campagna vaccinale, tassello fondamentale su cui costruire l’impalcatura della ripresa economica italiana. Mentre sostiene che «le tensioni su materie prime e semiconduttori sono condizioni temporanee che andranno a ridursi con il riprendersi del sistema economico».

«Le Banche dovranno fare la loro parte su digitalizzazione, innovazione e sostenibilità. Senza perdere di vista le possibili criticità». Ma Visco ha ricordato anche che nonostante i progressi fatti nel corso della pandemia «la strada è ancora lunga: l’Italia ha un grosso ritardo nella digitalizzazione, che deve essere recuperato».

In ambito di sostenibilità, la Banca centrale può diventare un organo investitore e supervisore nella lotta alla crisi climatica. «Ci sono imprese che danno ratings alle aziende, per evitare fenomeni di green-washing e distinguerli da reali impegni di sostenibilità».

Il sistema finanziario e l’Export come risorsa chiave del Made in Italy

Hanno partecipato alla tavola rotonda sul tema “Sistema finanziario e la ripresa: le opportunità per il Made in Italy”, Michele Crisostomo, il presidente di Enel; Claudia Parzani, Capital Markets Partner and Global Business Development and Marketing Partner di Linklaters; Stefano Rossetti, vicedirettore generale Vicario BPER Banca; Giovanni Sandri, Head of Blackrock Italy; Massimo Tononi, presidente Banco BPM; Niccolò Ubertalli, Head of Italy UniCredit. Il gruppo è stato moderato da Simone Spetia, giornalista di Radio24; e Mariangela Pira, anchor e reporter Sky TG24.

Nell’ambito dell’impatto ambientale, Crisostomo ha affermato: «il tema della transizione ecologica nasce da un dato scientifico: la crisi climatica. Va fatto un decisivo salto in avanti. La prudenza è giusta, ma deve essere accompagnata anche da una pulsione per un cambiamento necessario e inevitabile».

Nel rapporto con le aziende estere, secondo Parzani, va strutturata una relazione di responsabilità. Le imprese devono essere soprattutto «sociali devono riuscire a impattare positivamente sul territorio». Sul finanziamento bancario per le aziende, ribadisce il peso enorme che ha in Italia. «Ci sono mercati in cui non si fa ricorso alle banche, ma al mercato stesso. Ci vuole coraggio» ha spiegato «e muoversi verso il sostegno delle piccole imprese. Le banche possono fare cultura nel modo in cui decidono di erogare fondi».

«Un’azienda deve essere sostenibile prima di tutto nell’ambito economico» ha affermato Rossetti. «Il covid ci ha obbligato a fare grandi passi in avanti. Le Banche, in questo caso, sono state parte della soluzione e non del problema. Si sono attrezzate rapidamente per confrontarsi con le esigenze del momento».

«Le banche hanno svolto un ruolo cruciale, pur in grande difficoltà», ha sostenuto Tononi riprendendo le parole di Rossetti. «L’innovazione di modello di business darà modo di far fronte alla continua evoluzione che stiamo vivendo».

«Il green è fondamentale», ha sostenuto Ubertalli. «Ma bisogna stare attenti: il greenwashing è molto pericoloso. Vorremmo tutti che da domani tutto fosse sostenibile, ma non è così. Bisogna prendersi impegni ambiziosi, ma realistici», ha spiegato. «L’Italia ha molte Pmi, che devono essere aiutate a crescere. Lo possiamo fare con i mini-bond, con cui le aziende riescono a finanziarsi».

«Oggi gli investitori si stanno rendendo conto che c’è valore economico negli investimenti sostenibili. Oggi la sostenibilità è un’opportunità» ha dichiarato Sandri. «La spinta dal basso sta rendendo sempre più centrale e prioritario il tema della sostenibilità e dell’impatto ambientale». La finanza può avere un ruolo di sostegno per le imprese «anche tenendo a mente la sostenibilità».

Hanno ripreso e discusso l’argomento Barbara Beltrame, la vicepresidente per l’internazionalizzazione Confindustria; Manlio Di Stefano, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale; Rodolfo Errore, il presidente di SACE; Carlo Ferro, il presidente dell’Agenzia ICE; Pasquale Salzano, il presidente di SIMEST. Questo spazio di dibattito è stato moderato da Simone Spetia, giornalista di Radio24.

«Durante la pandemia si è sollevata la necessità di mettersi tutti a tavolino per risolvere i problemi del Paese» ha affermato Di Stefano. «Ma il quadro è ancora carente. Nell’ambito della digitalizzazione abbiamo lanciato un sito per l’export in cui l’imprenditore può essere guidato. Ma non basta. Abbiamo lanciato anche un corso di formazione per lo sviluppo di competenze nell’export e nel digitale. Il futuro è sempre più digitale e sostenibile».

«L’andamento dell’export è molto positivo» ha sostenuto Ferro. Ma «dobbiamo lavorare anche per seguire lo spostamento di baricentro del commercio verso l’Oriente. L’Expo di Dubai sarà una grande occasione». Il presidente dell’Ice ha esortato a «fare sistema tutti insieme, sotto la guida della Farnesina».

Proprio nello spirito dell’innovazione, il presidente di Sace ha sottolineato che l’azienda si è preoccupata di «digitalizzare le offerte per il supporto alle imprese», ha spiegato Errore. «Dobbiamo essere ottimisti, nonostante qualche criticità». In Asia, a fronte di un allineamento rispetto a temi come la sostenibilità, «possiamo espanderci».

«Vogliamo indirizzare il percorso delle nostre aziende verso la digitalizzazione», ha dichiarato il presidente di Simest. «Il Made in Italy dovrà affrontare delle sfide e attrezzarsi adeguatamente. Il sostenibile non è un elemento per cui tutte le imprese sono preparate, spesso passa in second’ordine. Questo è un errore che dobbiamo aiutare le aziende a superare».

«L’Italia può contare sull’asset strategico del Made in Italy», ha affermato Beltrame. «Siamo tentati a guardare a Paesi molto sviluppati come partener, ma ci sono anche altre aree del mondo dove potrebbero arrivare le nostre potenzialità, come l’Asia». Mentre riguardo alle fiere, la vicepresidente per l’internazionalizzazione di Confindustria, ha sostenuto che «per quanto siano stati centrali gli eventi digitali, alcuni settori hanno necessità di fiere in presenza».

Tutti gli intervenuti all’evento interpellati in merito alla percezione attuale che il nostro Paese ha assunto all’estero, anche grazie alla figura di Mario Draghi, si sono detti d’accordo: la nostra credibilità non è mai stata così alta. È un momento molto positivo, da sfruttare al meglio, dando fondamento alla fiducia riposta nel nostro Paese.

A seguire, si è discusso con il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, nella sezione “L’Export come risorsa chiave del Made in Italy”. Lo ha intervistato Tamburini, il direttore del Sole 24 Ore.

«Per la prima volta dopo tanti anni, le imprese che si sono affacciate all’estero hanno trovato lo Stato a fare sistema con loro», ha sostenuto il ministro Di Maio. «Stiamo lavorando alla prima campagna di comunicazione nei Paesi dove possiamo avere spazio di mercato», ha continuato il ministro. «Spagna, Germania e Francia – dove il mercato è già maturo – sono Paesi dove certamente va incrementato il business, perché ci sono già le infrastrutture. Ma dobbiamo arrivare anche Cina, India e Stati Uniti».

In merito al periodo di emergenza ha affermato che «nonostante le difficoltà, abbiamo avuto dati in crescita. Per questo ci aspettiamo risultati ancora più positivi una volta sbloccati quegli ambiti inaccessibili durante l’emergenza sanitaria».

Insomma, se nel 2020 l’obiettivo di imprese e istituzioni era tornare a una “normalità” pre-pandemica, quest’anno si punta alla crescita, alla sostenibilità e all’innovazione.

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