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«Lo split payment danneggia le imprese». La rivolta di Confindustria e Ance contro la norma che consente alla pubblica amministrazione di versare l’Iva direttamente senza passare per le aziende

Lo split payment, la “scissione dei pagamenti” studiato per combattere l’evasione fiscale e che permette alle pubbliche amministrazioni di versare direttamente l’Iva all’erario, senza passare per le imprese con cui hanno siglato un contratto, potrà rimanere in vigore fino a giugno del 2023.

Su esplicita richiesta del governo italiano, l’Unione europea – competente in materia di Iva – ha dato il via libera alla proroga per altri tre anni esatti da ora, scatenando però le ire dei costruttori e degli industriali, contrari all’utilizzo del meccanismo, e creando posizioni diverse anche all’interno del governo.

Confindustria attacca: “Ci aspettavamo un passo indietro”, dice il vicepresidente con delega al fisco Emanuele Orsini: “L’atteggiamento ondivago e contraddittorio del Governo è destabilizzante perché da una parte vara misure per garantire liquidità alle imprese, mentre con l’altra conferma strumenti che rischiano di soffocarle”.

L’Ance, l’associazione delle imprese edili, si dice pronta a dare battaglia e a presentarsi mercoledì prossimo dal ministro dell’Economia dem, Roberto Gualtieri, per rivendicare le proprie posizioni.

Una protesta che ha trovato immediatamente un alleato nel ministero dello Sviluppo economico, guidato dal cinquestelle Stefano Patuanelli.

Non appena arrivato l’ok europeo, fonti del Mise hanno infatti fatto sapere che proprio lo split payment appena ‘liberato’ dalla Commissione è “uno strumento da mettere in discussione quanto prima, specialmente per alcuni settori come l’edilizia”.

“L’adozione della fatturazione elettronica – hanno spiegato – lo ha reso un orpello vessatorio per le imprese”.

Parole quanto meno simili a quelle dei costruttori.

Lo Stato, spiega il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, “ha tutti gli strumenti e i controlli necessari per colpire possibili evasori, come dimostrano anche i recenti dati positivi dell’Agenzia delle entrate sul recupero dell’evasione grazie alla fatturazione elettronica”.

Ma nonostante questo, “si sta perpetrando un furto di liquidità alle imprese in un momento drammatico”.

Le imprese contestano in particolare i dati “sbagliati” sui tempi dei rimborsi”, annunciando “un controrapporto che si basa sui dati reali forniti dalle imprese” e che l’associazione presenterà a Gualtieri, “chiedendogli di fermare questa incredibile ingiustizia”.

Secondo Ance, i numeri dimostrano infatti che “siamo ben oltre la media dei 74 giorni indicata dal Governo italiano. Questo conteggio è falsato perché parte della richiesta di rimborso, cioè in media 3 mesi e mezzo dopo che le imprese non ricevono l’Iva. Quindi i 74 giorni sono solo un pezzo del tempo di attesa”.

Introdotto con la legge di stabilità del 2015, lo split payment ha portato nel primo anno di applicazione un incremento del gettito Iva relativo alle pubbliche amministrazioni che lo hanno utilizzato del 5,7% (pari a +5,8 miliardi di euro).

E’ stato poi ampliato a tutta la p.a nel 2017 e ridotto con il decreto dignità emanato dal governo gialloverde, prevedendo l’esclusione dei professionisti.

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