Oggi tocca ai professionisti. Sciopero virtuale, on line, due ore dalle 10,30 alle 12,30, su tutti i social network.
Ventidue categorie di professionisti, aderenti a Cup (Comitato Unitario delle Professioni) e Rpt (Reti delle professioni tecniche): commercialisti, avvocati, consulenti di lavoro, dentisti, psicologi, architetti, ingegneri e tanti altri ancora. Interventi e proteste sul web per far conoscere l’ingiustificabile disparità di trattamento sancita dai provvedimenti del Presidente del Consiglio che ha penalizzato gravemente tutte quelle piccole imprese, rappresentate dagli studi professionali, «che occupano 900mila lavoratori tra dipendenti e collaboratori e muovono un volume d’affari di circa duecento miliardi di euro all’anno».
Le ventidue categorie che hanno deciso di protestare sul web, chiedono al governo di correggere il Decreto Rilancio, durante il passaggio parlamentare della conversione in legge, per quel che riguarda l’esclusione della norma che disciplina il contributo a fondo perduto a favore degli autonomi e l’impossibilità di ricevere il bonus di 600 e 1000 euro previsto per le mensilità di aprile e maggio.
Secondo Cup e Rpt che hanno organizzato la protesta, è inaccettabile l’esclusione da tali tutele: «Si tratta di una vera e propria discriminazione nei confronti di due milioni e 300mila professionisti contro la quale ci batteremo fino in fondo». Molti professionisti hanno subito gravi perdite a causa del Covid. Gli ingegneri lamentano un calo del 24 per cento del fatturato nei primi quattro mesi del 2020, con una riduzione dell’attività professionale del sessanta per cento, mentre il 54 per cento dei commercialisti ha denunciato per aprile di quest’anno una diminuzione del lavoro superiore a un terzo del fatturato (che consente ad altre attività di poter ricorrere al contributo).
Per i bonus in questione è stato inoltre stabilito un doppio tetto di reddito, per cui chi nell’ultimo anno ha dichiarato al fisco di aver guadagnato più di cinquantamila euro, indipendentemente da quanto abbia perduto ora, non ha diritto a niente. In questo strano Paese vige il presupposto che più tu sei onesto e dichiari tutto quello che guadagni, devi venire massacrato di tasse a prescindere.
E se le tasse si quietano, sarai l’unico a non venire aiutato.
E’ abbastanza assurdo che non si valuti l’incasso reale, ma quello ipotetico raggiunto nei mesi precedenti. Ma sulle piazze telematiche dei social network, come sottolinea Armando Zambrano, coordinatore della Rete di Professionisti Tecnici, «non ci limiteremo alla protesta, che è un termine che non racchiude completamente il senso dell’iniziativa. L’emergenza di questi mesi ha colpito duramente anche le nostre categorie ed è necessario un intervento che riconosca i nostri problemi. Il bonus dei 600 euro nella prima stesura non era previsto per i professionisti, a dimostrazione di certi pregiudizi, e devo dire che solo grazie all’intervento del ministro si è provveduto a correggere questo errore, ma adesso averci escluso dal fondo perduto con motivazioni assurde come quella che saremmo persone e non imprese. Ma noi guardiamo al futuro e vogliamo dare un contributo positivo. Gran parte della manifestazione sarà basato sul manifesto delle nostre professioni che non è una somma di proteste, ma di proposte».
I professionisti delle 22 categorie sostengono che «a breve ci verrà chiesto di contribuire al mantenimento dello Stato pagando tasse e imposte sui mancati guadagni. Oltre al danno si aggiunge la beffa. Per riprendere a lavorare dobbiamo anche pagare di tasca nostra le spese per acquistare i dispositivi di sicurezza e per la sanificazione degli studi e dei locali commerciali. Intorno a noi si muove un indotto produttivo ampio e in queste condizioni non è assolutamente accettabile che non ci venga riconosciuta nessuna forma di aiuto».








