L’Europa paga un conto alla Russia di quasi un miliardo di euro al giorno.
È la somma di quanto il Vecchio Continente ha corrisposto – in sole 24 ore – a Mosca per il gas (660 milioni) e il petrolio (350 milioni).
E con la guerra la Russia sta guadagnando ancora di più.
Lo conferma il ministro alla transizione ecologia Roberto Cingolani.
Più soldi alla Russia
«Chi ce lo vende, come la russa Gazprom, fa profitti straordinari. Una riflessione europea è importante. Lunedì andiamo con il premier Mario Draghi a parlarne con Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione Ue. Uno dei temi è il denaro che diamo ai russi per le forniture».
Un tetto sui profitti russi
«Occorre subito un price cap, un tetto ai prezzi potrebbe aiutare. Andiamo a Bruxelles per parlarne. In tempi di emergenza si può stabilire un prezzo massimo, che sia equo in modo che il fornitore non se ne vada: un prezzo al di sopra del quale gli operatori europei non possorío comprare, perché oggi la paura dell’interruzione dei flussi dalla Russia sta generando extra-profitti per Gazprom tutti a nostro danno» spiega Cingolani in una intervista a Federico Fubini sul Corriere.
Il piano per diventare indipendenti dal gas russo
«Il piano nazionale di sicurezza energetica deve aumentare il numero dei fornitori, staccandoci da quello principale. Con azioni sia immediate che di medio periodo. In queste ultime settimane abbiamo passato nottate a parlare con i governi dei vari Paesi produttori, per risolvere il problema. In primo luogo bisogna arrivare alla fine dell’inverno con gli stoccaggi che abbiamo» prosegue Cingolani.
«Abbiamo iniziato l’inverno con l’85% di stoccaggi, ora siamo al 2o-25%: più di altri Paesi europei. Se l’inverno non dura in modo innaturale e non ci sono cambiamenti catastrofici nelle forniture, non avremo problemi ad arrivare all’estate. Da allora però dovremo accelerare i nuovi stoccaggi in vista del prossimo inverno. E abbiamo già iniziato, in anticipo. Anche con un blocco totale di tutte le forniture da Libia, Algeria, Azerbaigian, Norvegia e Russia, abbiamo fino a otto settimane di autosufficienza».
Mancano 10 miliardi di metri cubi di gas
«Guardiamo ai Paesi del Nord Africa collegati via gasdotto con noi, Algeria e Libia. Dopo trattative molto forti, lì abbiamo appena ottenuto qualcosa più di io miliardi di metri cubi supplementari, che possono essere iniettati prima di metà anno. Inoltre metteremo a pieno regime i nostri rigassificatori, prendendo gas liquido da Stati Uniti, Canada e Nord Africa, con un apporto di circa 5 miliardi di metri cubi quest’anno. Dunque 15 dei 25 miliardi russi sono già coperti» continua Cingolani.
Le rinnovabili
«Stiamo accelerando come non mai sulle rinnovabili, con risultati molto tangibili grazie alle procedure del Pnrr. E studiamo nuovi rigassificatori, con strutture galleggianti: possono essere messi in funzione in un anno o due. Da lì verranno altri io miliardi di metri e dal giacimenti italiani due. L’obiettivo è essere indipendenti nei fatti dalla Russia in 2 0 3 anni. E per più di metà, in tempi rapidi. Stiamo lavorando molto in squadra con Farnesina e ministero dell’Economia» chiosa il ministro.
Il carbone per evitare il blackout
Un terzo dell’energia consumata in Italia è elettricità. E di questo terzo il 60 per cento è prodotto dal gas.
«Se accadesse che la Ue decidesse di fermare l’acquisto di gas dalla Russia, l’Europa dovrebbe prendere posizioni chiare perché i nostri operatori non si ritrovino soli a dover rispondere della sospensione dei contratti. Quanto al petrolio, abbiamo già vari mesi di autonomia con le scorte».
«Le centrali elettriche a carbone ci servono come garanzia che, in caso di emergenza, non c’è blackout. Siamo chiari: gli obiettivi e il calendario di decarbonizzazione del Paese non cambiano. Non bruceremo più gas. E faremo andare di più le centrali a carbone solo per qualche mese se si realizzasse — ma speriamo di no — qualche evento catastrofico» conclude il ministro.








