Il toto-ministri continua e tra i nomi spunta anche quello del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Ora il potere confindustriale romano, il Veneto o alcuni vicepresidenti forti del comitato di presidenza di Confindustria hanno messo gli occhi sulla sua poltrona, che i rumors indicano come uno dei papabili per lo spoil system di centrodestra nel gran valzer delle nomine per le partecipate di Stato in primavera. O, spiega qualcuno, addirittura prima, per l’esecutivo in fieri di Giorgia Meloni sulla tolda di comando del ministero dello Sviluppo economico. Anche se il diretto interessato ha appena smentito l’eventualità.
La scadenza non naturale del mandato di Bonomi (che terminerebbe invece a maggio 2024) ha fatto partire anche le speculazioni sulle possibili candidature e con esse le manovre per tessere alleanze utili da far pesare al momento di un eventuale voto anticipato. Dopo le rivelazioni di Milano Finanza (si veda il numero di sabato 8 ottobre) sulle manovre in atto sul territorio per prepararsi alla prossima partita per la presidenza, fonti interne alla confederazione degli industriali spiegano a MF che, oltre a Maurizio Marchesini, ad Emanuele Orsini e ad Alberto Marenghi, c’è anche un altro vice di Bonomi che sta facendo un pensierino sulla corsa elettorale. Si tratta del napoletano Vito Grassi, ex presidente di Confindustria Campania e dell’Unione industriale di Napoli, ora al vertice dell’associazione nazionale con la delega alle rappresentanze regionali.
I desiderata di Grassi, però, non sembrano poter contare su un vasto consenso. Si parla infatti di 20 voti mobilitabili fra le associazioni territoriali del Mezzogiorno, pacchetto che però sarebbe da sottrarre al bacino di preferenze di partenza che il potere confindustriale romano, sotto l’abile regia del past president Luigi Abete, intende costruire al Centro-Sud attorno all’ex presidente di Confindustria Lazio, Maurizio Stirpe. Potenziale candidato che punta a un vasto consenso in un eventuale scontro con un imprenditore del Nord, Stirpe avrebbe il physique du role più di Grassi per prendere in mano la guida dell’associazione.
Intanto l’eventuale cambio di poltrona da parte di Bonomi, a cui secondo le indiscrezioni non dispiacerebbe la presidenza dell’Enel, rovinerebbe però i piani del vicepresidente con delega al fisco, Emanuele Orsini. Questa volta l’ex numero uno di Federlegno, che già nell’ultima tornata elettorale del 2020 ha dovuto rinunciare allo sprint finale contro Bonomi per mancanza di sufficiente consenso, sta infatti preparando per tempo la propria corsa al vertice.
Come? Capitalizzando il secondo biennio di presidenza di Bonomi, il modenese Orsini ha iniziato a costruirsi il consenso sul territorio, ma per veder concretizzare i propri sogni, il numero uno degli imprenditori deve arrivare a scadenza naturale: in caso di partecipazione di Bonomi alla tornata delle nomine delle partecipate pubbliche nell’ultimo anno di presidenza, le regole confindustriali prevedono infatti che l’interregno fino a fine mandato venga affidato al più anziano dei vicepresidenti. E cioè al corregionale Marchesini, che poi» spiegano le fonti «sarebbe difficile da scalzare dallo scranno più alto di Viale dell’Astronomia.








