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[L’intervento] Carlo Di Cicco (vaticanista): «Papa Francesco e i giovani dagli occhi grandi»

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Giovani dagli occhi grandi per l’Europa. Li vuole papa Francesco in alternativa alle deboli, frammentarie e occasionali politiche emergenziali nei loro confronti. Verso i giovani manca anzitutto il rispetto. Come per gli immigrati, i poveri, le donne, gli anziani i malati. I fragili che affollano il mondo sono oggetto di provvedimenti speciali, considerati soggetti verso i quali fare qualcosa e non con cui decidere che fare. Fin quando in occidente nei confronti dei giovani non si recupera il primato dell’umanesimo sulla produttività, le politiche giovanili resteranno frammentarie e insufficienti.

Altro è il pensiero di Francesco sui giovani già coinvolti in iniziative innovative di ampio respiro nell’ambito economico e nel cantiere per salvare il pianeta. L’ultima prova del dialogo comprensivo e di spessore con i giovani è documentato dal recente Messaggio del papa ai partecipanti alla Conferenza europea dei giovani che si è svolta a Praga dall’11 al 13 luglio su iniziativa della Presidenza europea Ceca di turno. Importante ma scarsamente recepito dalla pubblica opinione forse perché invita a pensare come fare diversamente per risolvere la questione giovanile dove la politica arranca e l’economia considera i giovani soltanto sotto il profilo produttivo e numeri per oleare il mercato del lavoro.

“Vorrei dirvi qualcosa che mi sta molto a cuore. Anzitutto vorrei invitarvi a trasformare il “vecchio continente” in un “nuovo continente”, e questo è possibile solo con voi. So che la vostra generazione ha alcune buone carte da giocare: siete giovani attenti, meno ideologizzati, abituati a studiare in altri Paesi europei, aperti a esperienze di volontariato, sensibili ai temi dell’ambiente. Per questo sento che c’è speranza. Voi giovani europei avete una missione importante. Se nel passato i vostri antenati si sono spinti in altri continenti non sempre per nobili interessi, ora spetta a voi presentare al mondo un nuovo volto dell’Europa”.

La chiave di Francesco è pedagogica e personalista. Europa, “figura mitologica che aveva fatto innamorare di sé gli dei, era chiamata “la fanciulla dagli occhi grandi”. Quindi penso anche a voi, giovani europei, come a persone dallo sguardo ampio, aperto, capaci di guardare oltre”. E per farlo il papa non si muove sul piano dell’avere, ma sul piano dell’essere. Considerare i giovani sul piano dell’essere richiede un ritorno alla pedagogia.

“Forse – ammicca Francesco – avete sentito parlare dell’iniziativa, lanciata nel settembre 2019, chiamata Patto Educativo Globale. Si tratta di un’alleanza tra gli educatori di tutto il mondo per educare le giovani generazioni alla fraternità. Vedendo però come sta andando questo mondo guidato da adulti e da anziani, sembra che forse dovreste essere voi a educare gli adulti alla fraternità e alla convivenza pacifica! Tra i primi impegni del Patto Educativo c’è quello di ascoltare i ragazzi, gli adolescenti e i giovani. Perciò, cari giovani, fate sentire la vostra voce! Se non vi ascoltano, gridate ancora più forte, fate rumore, avete tutto il diritto di dire la vostra su ciò che riguarda il vostro futuro. Vi incoraggio ad essere intraprendenti, creativi e critici: sapete che quando un professore ha in classe degli studenti esigenti, critici, attenti, viene stimolato a impegnarsi di più e a preparare meglio le lezioni”.

In questo Patto non ci sono degli “emittenti” e dei “destinatari”, ma tutti siamo chiamati a educarci in comunione, come suggeriva il pedagogista brasiliano Paulo Freire. Importante il riferimento a questo pedagogista autore del famoso libro “La pedagogia degli oppressi” che propone il superamento del nozionismo di una cultura di classe, favorendo perciò la creazione di una coscienza collettiva liberata costruita attraverso operazioni pedagogiche non tanto umanistiche quanto umanizzanti. In Italia abbiamo avuto un maestro di questo stile dal nome Lorenzo Milani celebrato a parole accantonato nei fatti.

E non è un caso che la scuola in Italia vive ancora nelle contraddizioni e nel caos incredibile. Una scuola dove curiosamente a soffrirne di più sono gli stessi giovani, gli insegnanti, le famiglie. Ossia i più diretti interessati trattati come oggetti anziché come soggetti. Chissà quanto saranno superate le graduatorie degli insegnanti o aspiranti tali diventate simili ai gironi dell’inferno dantesco. Servirebbe l’introduzione di un semplice tirocinio degli aspiranti docenti eliminando graduatorie e concorsi con tutto l’indotto poco trasparente. “Non temete dunque di essere esigenti – ricorda il papa -: avete il diritto di ricevere il meglio per voi stessi così come i vostri educatori hanno il dovere di dare il meglio di sé stessi.

Tra le varie proposte del Patto Educativo Globale, Francesco ne richiama due in particolare, presenti anche nella Conferenza di Praga. “Aprirsi all’accoglienza” richiamo due che ho visto presenti anche nella vostra Conferenza.

La prima: “Aprirsi all’accoglienza”, e la cura della casa comune. Fa bene avere “occhi grandi” per aprirsi agli altri. “Nessuna discriminazione contro nessuno, per nessuna ragione – ammonisce Francesco -. Essere solidali con tutti, non solo con chi mi assomiglia, o mostra un’immagine di successo, ma con coloro che soffrono, qualunque sia la nazionalità e la condizione sociale. Non dimentichiamo che milioni di europei in passato hanno dovuto emigrare in altri continenti in cerca di futuro”. L’obiettivo principale del Patto Educativo è quello “di educare tutti a una vita più fraterna, basata non sulla competitività ma sulla solidarietà. La vostra aspirazione maggiore, cari giovani, non sia quella di entrare negli ambienti formativi d’élite, dove può accedere solo chi ha molto denaro.

Questi istituti hanno spesso interesse a mantenere lo status quo, a formare persone che garantiscano il funzionamento del sistema così com’è. Vanno apprezzate piuttosto quelle realtà che uniscono la qualità formativa con il servizio al prossimo, sapendo che il fine dell’educazione è la crescita della persona orientata al bene comune. Saranno queste esperienze solidali che cambieranno il mondo, non quelle “esclusive” (ed escludenti) delle scuole d’élite. Eccellenza sì, ma per tutti, non solo per qualcuno”.

Sull’ambiente, mentre le generazioni precedenti “parlavano molto e concludevano poco, voi invece – rileva il papa – siete stati capaci di iniziative concrete. Per questo dico che questa volta può essere la volta buona. Se non riuscirete voi a dare una svolta decisiva a questa tendenza autodistruttiva, sarà difficile che altri ci riusciranno in futuro. Non lasciatevi sedurre dalle sirene che propongono una vita di lusso riservata a una piccola fetta del mondo: possiate avere “occhi grandi” per vedere tutto il resto dell’umanità, che non si riduce alla piccola Europa; aspirare a una vita dignitosa e sobria, senza il lusso e lo spreco, perché tutti possano abitare il mondo con dignità. È urgente ridurre il consumo non solo di carburanti fossili ma anche di tante cose superflue; e così pure, in certe aree del mondo, è opportuno consumare meno carne: anche questo può contribuire a salvare l’ambiente”.

Ma Francesco ha una visione globale e parte dal presente, segnato in Europa dalla guerra in Ucraina. “L’idea di un’Europa unita è sorta da un forte anelito di pace dopo tante guerre combattute nel Continente, e ha portato a un periodo di pace durato settant’anni. Ora dobbiamo impegnarci tutti a mettere fine a questo scempio della guerra, dove, come al solito, pochi potenti decidono e mandano migliaia di giovani a combattere e morire. In casi come questo è legittimo ribellarsi! Qualcuno ha detto che, se il mondo fosse governato dalle donne, non ci sarebbero tante guerre, perché coloro che hanno la missione di dare la vita non possono fare scelte di morte.

Allo stesso modo mi piace pensare che, se il mondo fosse governato dai giovani, non ci sarebbero tante guerre: coloro che hanno tutta la vita davanti non la vogliono spezzare e buttare via ma la vogliono vivere in pienezza”. Un papa non può fare a meno di ricordare la dimensione spirituale. E Francesco lo fa verso i giovani europei: “Vi invito a guardare oltre, in alto, per ricercare sempre il senso della vostra vita, la vostra origine, il fine, la Verità, perché non si vive se non si cerca la Verità. Camminate con i piedi ben piantati sulla terra, ma con sguardo ampio, aperto all’orizzonte, al cielo”.

Con tali premesse culturali senza tabù si coglie anche la sincerità dell’augurio di Francesco ai giovani europei perché siano: “Giovani generativi, capaci di generare nuove idee, nuove visioni del mondo, dell’economia, della politica, della convivenza sociale; ma non solo nuove idee, soprattutto nuove strade, da percorrere insieme. E che possiate essere generosi anche nel generare nuove vite, sempre e solo per amore! Amore al vostro sposo e alla vostra sposa, amore alla famiglia, amore ai vostri figli, e anche amore all’Europa, perché sia per tutti terra di pace, di libertà e di dignità”. Tra le Chiese e i governi la storia ha registrato sempre rapporti conflittuali, specialmente con i sistemi dittatoriali, a proposito di educazione dei giovani.

Francesco sottolinea una prospettiva diversa: considerare i giovani dal punto di vista della loro dignità umana. Rispettandola sia come Stato sia come religione. Non sono merce passiva di contesa. E risvegliarli alla loro dignità resta la prima pietra per costruire società dove chi detiene fette di potere (famiglie, chiese, governi, mondi produttivi, officine di cultura) sia convinto che potere è servire, non manipolare, usare, sottomettere o rendere complici del male.

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