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[L’intervento] Angelica Donati (presidente Ance Giovani): «Caro energia e caro materiali, cantieri e imprese a rischio. Occorre accelerare con l’attuazione delle misure di sostegno»

Il binario percorso ora dall’industria italiana corre su opportunità e ostacoli, forze contrapposte rappresentate dalla sfida del PNRR, dal caro energia e dal caro materiali, due fardelli per le imprese. Come emerge dal DEF di aprile e dalla NADEF di settembre, quest’anno l’Italia si trova a spendere 20,9 miliardi in meno rispetto alle previsioni iniziali, un dato che si traduce in un rallentamento della crescita.

Le costruzioni fra crisi energetica, caro materiali e PNRR

23 mila cantieri di opere pubbliche aperti per investimenti pari a 162 miliardi e aumenti dei costi anticipati dalle imprese per 5 miliardi. Sono questi alcuni numeri dello scenario del settore delle costruzioni, che rischia di subire una battuta d’arresto e che richiede una pianificazione urgente e a lungo termine, necessaria per gestire e fronteggiare le difficoltà del momento, cui si legano pesanti ripercussioni sull’indotto.

Innanzitutto, il continuo aumento dei costi dei cantieri, che, secondo uno studio effettuato dall’ANCE, sono aumentati del 35% rispetto ai prezzari più aggiornati. Cifra che rimanda alla complessità della realizzazione delle opere del PNRR, al rischio che molte gare per le opere pubbliche, fra cui i grandi lavori ferroviari, vadano deserte e al rischio di fallimento delle imprese ancora prima che aprano i cantieri del PNRR.

C’è poi il problema dei tempi dei rimborsi, ancora troppo lenti, dei fondi messi a disposizione per far fronte al rincaro con il DL Aiuti, una dinamica che spinge molte stazioni appaltanti a rinunciare a presentare la richiesta, anche per la complessità dell’iter burocratico e della documentazione. Su questo fronte, semplificazione e rapidità costituiscono le soluzioni immediate.

Proposte e misure per sostenere la ripartenza

In questo quadro è necessario accelerare con l’attuazione delle misure di sostegno anche in vista dei prossimi mesi. Inoltre, occorre ricordare che tra meno di tre mesi scadrà il DL Aiuti, la cui proroga, ad oggi, non è certa e senza la quale si andrebbe incontro al blocco totale delle opere pubbliche in corso a decorrere da gennaio 2023.

Grazie al decreto Aiuti-ter il Governo ha potenziato il meccanismo dei crediti d’imposta. Ma bisogna implementare altre strategie che siano strutturali e non emergenziali, in grado di far fronte a shock di mercato imprevedibili come quelli in corso. Per questo chiediamo da tempo che nella riscrittura del Codice degli Appalti – oggi alle ultime battute – venga introdotta una revisione prezzi automatica ed indicizzata a monte, in sostituzione delle compensazioni a valle usate per il 2021 e 2022 che poco hanno funzionato. Inoltre, non possiamo dimenticare l’edilizia privata che richiede una maggiore tutela degli appaltatori per garantire continuità ai lavori già avviati.

Centrale è poi il sistema dei bonus fiscali, che va promosso ma anche razionalizzato e reso strutturale per scongiurare il ripetersi di dinamiche come quella che ha investito negli ultimi mesi il Superbonus, per cui il blocco della monetizzazione dei crediti fiscali da parte delle banche ha messo in crisi migliaia di imprese, che si sono trovate complessivamente con decine di miliardi di euro di crediti bloccati sui cassetti fiscali e, non essendo in grado di liquidarli, non sono in condizione di pagare stipendi e fornitori e si trovano sull’orlo del fallimento.

Solo con un piano chiaro e definito l’edilizia potrà fare da traino all’economia, in continuità con i dati di crescita del 2021, legati per un terzo all’effetto propulsivo del settore. Queste misure rappresentano una priorità che, in questa fase cruciale, interpretano la necessità di tutto il sistema, non solo del comparto delle costruzioni, e contribuirebbero a dare impulso alla realizzazione di politiche industriali di valore, fondamentali per promuovere il cambiamento e la crescita di cui l’Italia non può fare a meno.

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