[L’Intervento] Angelica Donati (Ance Giovani): «Scuola 4.0, efficientamento energetico e innovazione: il filo rosso che lega l’edilizia all’istruzione»

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Nel nuovo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza una delle misure che avrebbe maggiormente incentivato la crescita del settore edilizio è stata eliminata: il Superbonus al 110% viene sì prorogato, ma le risorse utilizzate per farlo non saranno quelle provenienti dall’Europa. A prima vista, tale scelta potrebbe far pensare a un calo della centralità del comparto edilizio quale settore chiave per la ripartenza quando in realtà, fortunatamente, non è così: nella nuova bozza sono rimaste la maggior parte delle misure relative ad appalti, semplificazione ed incentivi green. Parlare di rilancio dell’Italia senza conferire la giusta centralità al settore delle costruzioni, infatti, non è possibile. Oltre alle infrastrutture, che serviranno a far ripartire l’economia come fu fatto nel secondo dopoguerra, penso al settore sanitario, ai beni culturali, ma anche e soprattutto all’istruzione. 

In Italia, le scuole hanno in media 52 anni, e due terzi di queste sono state costruite prima del 1976: la fotografia scattata dal Rapporto sull’Edilizia scolastica, elaborato dalla Fondazione Agnelli, descrive un panorama sconfortante. Secondo il censimento dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, poi, quasi il 10% degli immobili presentano uno o più problemi strutturali seri. 

Ultimamente, molto si è detto in termini di innovazione, digitalizzazione e transizione verso la cosiddetta “Scuola 4.0”: lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha portato alla luce tutta una serie di carenze a livello di innovazione e infrastrutture tecnologiche che è corretto, doveroso e necessario colmare, ma allo stesso tempo ha anche acceso i riflettori sulla questione edilizia, problema endemico della scuola italiana. Se l’implementazione di un modello scolastico “connesso” è fondamentale per mantenere l’Italia competitiva sul lungo periodo, questo deve essere bilanciato da un rafforzamento e da una riqualificazione del parco immobiliare: dotare le scuole di una rete adeguata e di device tecnologici all’avanguardia è essenziale tanto quanto assicurarsi che questi strumenti possano essere utilizzati all’interno di edifici sicuri, nuovi e ad alto tasso di efficientamento, cosa da cui siamo, purtroppo, ben lontani. 

Con l’avvento del Covid-19, e con l’entrata in vigore delle restrizioni, alle scuole italiane è stata lanciata una sfida alla quale non sempre sono state in grado di rispondere: spazi insufficienti, sistemi di ventilazione e carenti e, in generale, una scarsissima vivibilità hanno reso quasi impossibile, nella maggior parte dei casi, un ritorno sicuro nelle aule. La questione dell’edilizia scolastica, lo abbiamo detto, è annosa, ed è inverosimile pensare che possa risolversi nel breve periodo: troppe sono le scuole che versano in condizioni critiche per confidare in un totale rinnovamento sul breve periodo. Incrementare il livello qualitativo della formazione significa infatti sì investire sulla ricerca e sulla dimensione accademica, ma anche trasformare gli spazi di studio, partendo dalle scuole per poi approdare alle università, alle biblioteche, ai centri di ricerca: il rilancio dell’istruzione passa anche attraverso l’ammodernamento e l’efficientamento degli edifici. 

Cosa, in concreto, si può fare? Si deve puntare innanzitutto sulla riqualificazione e sull’efficientamento di immobili già esistenti. È assurdo pensare che, in Italia, ci sia ogni tre giorni un crollo o un distacco in una scuola, e che più del 50% degli edifici ad oggi non abbia il certificato di agibilità. Bisogna garantire un buon cablaggio interno, in modo da ridurre i consumi e permettere l’utilizzo di tecnologie in aula, avviare programmi di ristrutturazione in chiave antisismica (più di 17 mila scuole si trovano in un’area con una pericolosità sismica alta o medio-alta), investire sull’impermeabilizzazione e sull’isolamento termico, rafforzare le strutture portanti e rivedere gli impianti elettrici ed idraulici. È garantendo la solidità delle infrastrutture fisiche, infatti, che si può procedere all’integrazione con le infrastrutture digitali, fondamentali per trainare la scuola verso il futuro.

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