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L’Europa gigante normativo, ma nano politico. L’asse italiano Draghi-Letta-Meloni può essere decisivo | L’analisi di Roberto Sommella

“L’Italia nello scacchiere internazionale non riesce a contare quanto dovrebbe, riprova ne è stata l’ultima alleanza costituita da Stati Uniti e Gran Bretagna per sostenere Israele nella possibile guerra con l’Iran.

Ma se ci si sposta dallo spazio diplomatico a quello delle idee ecco che il nostro Paese diventa centrale e probabilmente decisivo nella costruzione della nuova Unione Europea che dovrà riuscire a non farsi più cogliere alla sprovvista dalle pandemie e dalle guerre, come scriveva Albert Camus”.

Lo sostiene il direttore di Milano Finanza Roberto Sommella in suo editoriale.

“Nel giro di poco più di 24 ore due ex presidenti del Consiglio italiani hanno dato alla luce altrettanti manifesti per innovare il mercato interno e rilanciare la competitività comunitaria.

Qualcosa che non capitava dai rapporti di Jacques Delors e, andando ancora più indietro nel tempo, dai tanti lavori di Altiero Spinelli e Jean Monnet.

Una possibile pagina storica, dunque.

Da una parte Enrico Letta (già premier, ministro e segretario del Pd) ha preparato un importante lavoro di indagine di 150 pagine per rafforzare lo spazio comune partendo dai tre pilastri del mercato interno: trasporti, telecomunicazioni e commercio.

E sviluppando al meglio le quattro libertà di movimento: di persone, beni, capitali e servizi.

Non si propone nel dossier l’istituzione di un bilancio federale né la stabilizzazione del debito comune ma si auspica la creazione dal basso di un numero di riforme che conduca a rafforzare al contempo il mercato unico e le frontiere europee, contemplando anche la forza delle opere infrastrutturali (ieri il roaming, oggi l’alta velocità).

Dall’altra parte Mario Draghi alla breve esperienza da premier ha aggiunto nel lavoro commissionatogli da Ursula von der Leyen (che ha anticipato ieri in un incontro in Belgio) tutta la sua capacità di banchiere centrale nell’individuare cause e possibili rimedi ai malfunzionamenti economici.

E ha dettato un vero “Manifesto per la Nuova Europa” che punta a trasformarla ma dall’alto, partendo dagli stessi meccanismi normativi che hanno reso l’Unione più debole e meno competitiva, tanto da far ricordare al capo della Renault Luca de Meo che oggi un’auto cinese, grazie anche alle regole comunitarie, costa il 40% in meno di una vettura costruita negli stabilimenti francesi, tedeschi o italiani.

Draghi ha fatto un discorso degno di Alexander Hamilton, il primo ministro del Tesoro americano che fece inserire nella Costituzione il principio del debito comune e non per nulla è effigiato sulle banconote da dieci dollari, non presidente ad avere questo onore.

Il governatore onorario ha indicato una strada difficile ma necessaria a tutti i Paesi membri: rafforzare le difese militari e l’approvvigionamento energetico per evitare che l’Europa al prossimo shock si trovi totalmente indifesa” prosegue Sommella.

“Ha poi annunciato la predisposizione di una sorta di decalogo dove, assieme al bilancio federale (ecco qui la prima differenza con Letta) e alla necessaria spesa di almeno 500 miliardi di euro di fondi europei, tutti da trovare, per rilanciare la competitività e le riforme negli Stati, si accoppia una strategia per difendere le industrie europee, tenere il passo delle nuove tecnologie, garantire le risorse necessarie per l’agenda climatica.

Draghi ha messo facilmente il coltello nella piaga di una gigante normativo come l’Europa che diventa un nano politico e finanziario e ha reclamato l’urgente bisogno di cambiare “radicalmente” i meccanismi di finanziamento che sono ancora del mondo pre-Covid e pre-guerra in Ucraina.

È evidente che il banchiere centrale si riferisse, nel suo intervento a La Hulpe alla Conferenza sul pilastro dei diritti sociali, alla necessità di dare un bilancio comune alla moneta e al mercato unico, che deve aprire anche di più a quello dei capitali.

Draghi è stato più volte negli Stati Uniti, può riferire chi scrive, ed è evidente che l’urgenza di creare una Federazione Europea armata e forte finanziariamente gli sia stata trasmessa anche dai vertici delle istituzioni Usa, che considerano fondamentale una crescita politica del Vecchio Continente di fronte alla minaccia di una terza guerra mondiale scatenata da Vladimir Putin.

Draghi ha così coniugato il suo pragmatismo tipicamente americano con quella idea di sovranità condivisa mirabilmente descritta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un suo storico intervento a Ventotene al seminario federalista.

Occorre mettere le norme al servizio delle persone e ribaltare completamente l’assetto attuale dell’Unione.

Letta nel suo programma, che sarà consegnato domani al Consiglio Europeo, ha invece tentato di costruire un nuovo mondo da quello che c’è già e da quello che dovrebbe essere.

E nell’elencare le riforme necessarie ha fatto un esempio chiarissimo, già citato durante il Forum Ambrosetti: che libertà di movimento c’è in Europa se non esiste un treno ad alta velocità, simbolo del New Green Deal, che colleghi tutte le capitali?

L’ex presidente del Consiglio, un altro italiano che potrebbe benissimo sedere sulla poltrona di presidente del Consiglio Europeo, come d’altronde Draghi, che a questo punto sembra però più interessato alla scrivania di von der Leyen, ha anche individuato l’esigenza fondamentale di creare il mercato del risparmio unico da una mole di risorse che vale 33.000 miliardi di euro, ma che per 300 miliardi ogni anno se ne va all’estero (qualcosa di simile a quanto accade al risparmio italiano che per il 75% finisce in strumenti stranieri).

Letta ha saputo indicare una strada che i politici possono intraprendere senza crearsi particolari problemi interni ma tenendo conto che dagli anni ‘90 ad oggi molte cose sono cambiate: mentre nel 1993 Ue e Usa avevano aeree economiche della medesima ampiezza, da allora al 2022 il pil pro capite da noi è cresciuto del 30% e negli States è aumentato del 60%.

Questo significa che non c’è solo un discorso di competitività con la Cina e i mercati orientali ma anche la necessità di dare una risposta a quei 130 milioni di europei che oggi dicono di stare peggio di prima” prosegue Sommella.

“Sono coloro che possono cambiare in meglio o meno l’Europa col voto.

L’Italia con questi due lavori di pregio ha messo le carte in tavola e Commissione e Parlamento futuri potranno partire da questo programma comune a trazione tricolore.

La premier Giorgia Meloni dovrà essere pronta a far valere questa nostra superiorità ideologica e programmatica nei tavoli che contano a Bruxelles e nella Nato.

Dittature, guerre e minacce fantasma si battono con la forza delle idee, come quelle di Draghi e Letta e con il bene supremo della libertà.

L’Italia ha battuto un colpo, vedremo cosa ne diranno Francia e Germania” conclude.

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