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L’entusiasmo è in calo ma la sostenibilità Esg sarà un faro in azienda | Lo scenario secondo Massimo Catizone, global head Esg advisory di Unicredit

“Il re è morto, viva il re” era uno slogan utilizzato prima in Francia e poi in altre monarchie del passato per confermare la scomparsa del sovrano e assicurare il suo successore al trono, garantendo così la continuazione ininterrotta della monarchia.

Possibile utilizzare questo motto anche per la sostenibilità Esg?

Come è emerso in modo molto eloquente di recente, la sostenibilità è impegnata in un processo trasformativo della massima importanza, forse il primo della sua storia.

Di recente l’entusiasmo nei confronti delle tematiche Esg si è raffreddato.

Ma è un errore grossolano confondere una fase tipica di qualsiasi percorso di crescita con un declino irreversibile.

Da tematica di nicchia la sostenibilità si sta sempre più affermando come un elemento capace di influenzare scelte geopolitiche e di determinare le decisioni strategiche delle maggiori imprese al mondo, nonché dei consumatori.

Le logiche di mercato guideranno il percorso evolutivo del settore e ne detteranno i tempi.

Il percorso si concluderà solamente quando avremo a disposizione i dati necessari per poter assegnare un valore monetario a forme di capitale nuove, spesso intangibili, che oggi risultano ancora di difficile misurazione.

Come si valuta l’impatto dell’attività dell’impresa sul capitale naturale?

Come si quantificano le esternalità negative, così come la capacità dell’impresa di generare valore senza mancare di tutelare la biodiversità e di rigenerare il capitale naturale di cui si avvale?

Quanto valgono nuove forme di capitale, per esempio l’impatto sociale sui territori in termini di inclusione, competenze, occupazione e riduzione della microcriminalità?

Per la valutazione delle esternalità negative, di recente sono stati compiuti importanti progressi: per esempio i crediti di carbonio, consentendo di prezzare l’impatto ambientale di determinate attività consentono la misurazione dell’eventuale indennizzo dovuto.

Perché la sostenibilità possa proseguire il proprio percorso di maturazione è necessario raccogliere e rendere fruibili dati ancora oggi difficilmente reperibili: non bastano i dati relativi alla riduzione delle emissioni di gas nocivi.

Mentre oggi è possibile determinare su un dato orizzonte temporale la probabilità ragionevole di inadempimento di un’azienda con determinate caratteristiche patrimoniali e reddituali, non esiste invece alcuna convergenza di vedute (e i relativi dati) circa la relazione tra il profilo di sostenibilità dell’impresa e la sua capacità di mantenere o rafforzare il proprio posizionamento strategico di mercato.

Oggi la previsione di crescita dell’ebitda non tiene in sufficiente considerazione le evoluzioni attese del profilo di sostenibilità dell’impresa e lo stesso fanno i multipli utilizzati in sede di valutazione.

Inutile poi disquisire sulla finanziabilità a tassi inferiori di progetti sostenibili rispetto a quelli tradizionali, senza disponibilità di dati storici che supportino il grado di rischiosità inferiore dei primi.

Ma sono in arrivo nel prossimo futuro numerosi interventi del legislatore europeo e nuovi standard di bilancio Ifrs, che prevedono la rendicontazione di informazioni finanziarie riguardanti la sostenibilità dell’impresa, nonché la rendicontazione dell’impatto del rischio climatico sulla strategia e governance dell’impresa.

Tutto ciò accelererà la creazione e la divulgazione dei dati necessari per poter finalmente dare una rilevanza quantitativa alla Esg attuale e prospettica dell’impresa.

Quando ciò accadrà si potrà dire: la Esg è morta, viva l’Esg.

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