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Le imprese e i sindacati sono uniti contro lo shock demografico? | L’analisi di Francesco Delzio

“Tra le patologie più diffuse in Italia c’è sicuramente la tendenza a considerare la politica “onnipotente”. Un ceto dirigente e un’opinione pubblica mature, al contrario, dovrebbero distinguere ciò che la politica può fare da ciò che molto più efficacemente potrebbe essere realizzato dalle parti sociali, magari con il supporto di incentivi fiscali. Un esempio clamoroso riguarda, a mio avviso, la battaglia contro lo shock demografico che affligge il nostro Paese. L’importanza e l’urgenza della questione è fortemente condivisa dagli imprenditori, che ne toccano con mano i primi nefasti effetti. In questo senso mi ha colpito un episodio recente”.

Parte da qui l’analisi di Francesco Delzio, economista, dalle colonne del lagazine digitale Inpiù.net

Diversi mesi fa si è riunito a Bergamo il Club dei 15, l’associazione che riunisce Presidenti e Direttori delle Unioni Industriali delle 15 province più industrializzate. In un consesso dedicato abitualmente ai temi della competitività e dell’innovazione, a sorpresa la presidente di Confindustria Bergamo Giovanna Ricuperati ha denunciato la «situazione drammatica» della mancanza di personale «sia in termini di numeri, sia in termini di competenze».

“Iniziata circa 20 anni fa, la denatalità italiana si aggrava anno per anno. Senza che si intravveda alcuna inversione di tendenza: mettere al mondo figli oggi in Italia è percepito come atto solitario, quasi “eroico”. Ma può essere delegata esclusivamente alla politica la soluzione di una questione così complessa? Evidentemente no. Anzi, sono convinto che la promozione della natalità possa diventare la più importante forma di innovazione del ruolo delle parti sociali. Nell’ambito del welfare aziendale, in particolare, esiste la possibilità di potenziare servizi, benefits e supporti economici per le neo-madri lavoratrici (e neo-padri) e di migliorare le condizioni vigenti durante la gravidanza e nel periodo successivo.

Molto importante è ad esempio la diffusione degli asili nido aziendali, da aprire alle comunità dei territori in cui operano le aziende per evitare “elites” e “ghetti”. Altrettanto importante sono i protocolli antidiscriminazione nei confronti delle donne che scelgono la maternità, il potenziamento delle indennità di legge per i congedi parentali e l’estensione dei giorni di permesso per malattia dei figli. E sono immaginabili anche, come dimostra l’esempio di Enel, misure più innovative come il sostegno a carico dell’azienda per l’iscrizione alla previdenza complementare dei figli nei primi anni di vita. Oggi le parti sociali potrebbero diventare protagoniste della grande battaglia per la natalità in Italia. Anche grazie alla pressione degli stessi cittadini-lavoratori, che potrebbero smettere di chiedere alla politica ciò che si potrebbe fare (più efficacemente) nei luoghi di lavoro” conlude Delzio..

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