Quando scrive la banca, di solito sono minuzie sulle innovazioni tecnologiche o avvisi alla clientela, del tipo che loro hanno preso una decisione e tu ti devi adeguare e basta.
Ti hanno diminuito gli interessi sul conto, e in compenso ti hanno fatto crescere i costi: stai zitto e buono.
Quando fanno delle proposte poi sono insuperabili: se aumentano la rata del mutuo che non potrebbero neanche perché tu avevi firmato un altro contratto, te lo spacciano come il più grande favore che potrebbero farti.
Non tutte le banche magari sono così. La mia sì. Questa volta la lettera sembra tanto un cappio al collo.
C’è il coronavirus, non ci sono soldi, stan chiudendo le aziende? Bene. Loro ti avvisano che guai a te se vai in rosso sul conto.
Prima una interminabile introduzione sulla volontà di uniformarsi all’Europa (ma è sempre colpa dell’Europa?): «Gentile dottore, a partire dal primo gennaio 2021 la nostra banca applica le nuove regole europee in materia di classificazione delle controparti inadempienti (meglio conosciuto come default). La nuova disciplina, ovvero la nuova definizione di default, stabilisce criteri e modalità più restrittive in materia di classificazione a default rispetto a quelli finora adottati, con l’obiettivo di armonizzare la regolamentazione tra i diversi Paesi dell’Unione Europea».
Poi si arriva al sodo: «I principali cambiamenti introdotti prevedono che le banche definiscano automaticamente come inadempiente il cliente che presenta un arretrato consecutivo da oltre 90 giorni, il cui importo risulti allo stesso tempo superiore ai 100 euro e superiore all’1 per cento del totale delle esposizioni verso il gruppo bancario».
Non ci credo. Cioè, fammi capire. Se vai sotto di 101 euro che per più di 90 giorni non riesci a ripianare, sei considerato un insolvente condannato a perdere qualsiasi tipo di garanzia per ottenere, ad esempio, dei prestiti?
Ma possono esistere oggi dei commercianti che non si trovano in queste condizioni, costretti ancora a fare debiti prima di una effettiva ripartenza?
La lettera prosegue: «Regolarizzato l’arretrato e passati almeno 90 giorni di tale regolarizzazione senza che si verifichino ulteriori situazioni di arretrato o ulteriori eventi pregiudizievoli, decadrà la segnalazione di inadempienza».
Oh grazie. Come sono bravi. «E’ fondamentale quindi onorare con puntualità le scadenze di pagamento previste contrattualmente e rispettare il piano di rimborso dei propri debiti non trascurando anche importi di modesta entità, al fine di evitare la classificazione a default che (testuale, ndr) rileva anche ai fini della segnalazione in Centrale Rischi di Banca d’Italia».
L’italiano è parecchio zoppicante, a voler essere gentili, ma fa niente.
Il concetto è chiaro. Alla faccia della crisi più grande mai vissuta dall’Italia negli ultimi tempi, e di tutte le rassicurazioni, non c’è più trippa per gatti, e il governo potrà promettere tutto quello che vuole, ma se hai bisogno di soldi qualcuno ha pensato bene di alzare i paletti, a scanso di equivoci.
Anche se all’orizzonte, come dice Carlo Sangalli presidente di Confcommercio, è in arrivo la tempesta perfetta: «I consumi, nell’ipotesi di una piena ripartenza a ottobre, avranno un calo di 84 miliardi nell’anno in corso. Rischiano di chiudere 270 mila imprese nei soli settori del commercio, dei pubblici esercizi, dei servizi. Significa una perdita di oltre un milione di posti di lavoro».








