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[Lo scenario] L’armageddon della Ue per fermare Putin, chiudere tutta la fornitura del Gas. Ma il prezzo per l’Italia sarebbe altissimo

Aumentare le sanzioni contro la Russia per portarla a un vero tavolo delle trattative sull’Ucraina, valutando anche il completo stop all’importazione di gas russo in Europa. Un sacrificio per l’Europa, che potrebbe però alleviare le sofferenze degli ucraini e fermare l’avanzata russa. L’interruzione totale di acquisto gas russo da parte dell’Europa “è un’opzione da valutare”, dice Pippo Ranci Ortigosa, economista e advisor della Florence School of Regulation dell’Istituto universitario europeo di Firenze, ex docente all’Università Cattolica e presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas fra il 1996 e il 2003. “Il sacrificio di oggi, anche aumentando l’impegno sulle sanzioni, può apparire come un aumento dei costi per noi, ma potrebbe avvicinare invece il momento di una trattativa”, spiega Ranci.

“Dobbiamo creare un po’ più di equilibrio fra le due parti, fra l’aggressore e l’aggredito, per arrivare a una trattativa”.

Fino ad ora la Ue lo ha evitato

Uno stop al gas da valutare “tenendo presente i due aspetti: quello economico e quello umano. Immagino che i governanti d’Europa si stiano ponendo questa drammatica domanda e ci stiano ragionando”, continua l’economista. Finora l’Unione europea, vista la sua dipendenza, ha evitato di includere la vendita di gas fra le sanzioni alla Russia e ha risparmiato dall’esclusione dal sistema di transazione Swift le banche russe utilizzate per acquistare il gas.       

“Non riesco a togliermi dalla mente e dagli occhi la visione di quello che sta succedendo in Ucraina. Al confronto noi abbiamo problemi meno difficili e tragici e abbiamo strumenti e la speranza che il sacrificio che stiamo facendo con le sanzioni possa accorciare il tempo dell’incertezza e possa portare l’invasore russo, che non mostra alcuna volontà di negoziare e che punta a una vittoria completa, a una trattativa”, dice Ranci.

Per ritorsione non chiuderanno mai

L’economista ritiene poco probabile che i gasdotti dalla Russia all’Europa vengano chiusi per ritorsione.

“E’ una grande fonte di reddito per la Russia ed è l’unico pagamento importante che noi non abbiamo fermato. Mentre si pone l’angosciosa responsabilità di essere quelli che potrebbero fare di più e non lo fanno di fronte a una tragedia che si sta svolgendo sotto i nostri occhi”.       

Senza il gas della Russia possiamo reggere solo pochi mesi

Complessivamente in Europa sul fronte del gas “abbiamo una buona protezione per alcuni mesi, abbiamo una strategia chiara per lunghi anni, ma una grande incertezza per quello che ci sta in mezzo”.

La certezza, sottolinea Ranci, è una situazione più complicata nel medio periodo, vista la politica energetica nazionale ed europea “che non riduce l’uso di gas ma di carbone e nucleare”. La transizione energetica europea “carica un onere più forte sul gas. Per alcuni anni la prospettiva è di avere più bisogno di gas e non meno”.

Diversificare subito

Intanto nell’immediato, suggerisce l’economista, “mentre usiamo gli stoccaggi che hanno ancora un contenuto sufficiente per qualche mese, possiamo cominciare con i razionamenti, che sono possibili e non   necessariamente drammatici”. E aumentare le forniture attraverso i canali che già attivi, come i gasdotti dall’Algeria e dalla Libia, il  Tap e quelli che ci collegano con l’Europa Nord-Occidentale, incrementando le forniture dai terminali di gas naturale liquefatto di Francia e Spagna. “Questa sarebbe un’azione molto rapida se coordinata  livello europeo”. Sul lungo termine, invece, accanto a   un’accelerazione sulle energie rinnovabili, all’efficienza e a un   maggiore risparmio energetico, in Italia “si potrebbero costruire nuovi terminali di rigassificazione, vista la nostra scarsa capacità attuale”, conclude Ranci.

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