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[L’analisi] Tamponi e formazione. Il modello Ducati per un Green Pass condiviso dimostra che si può coniugare il diritto alla salute con il diritto al lavoro

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Coniugare tutela della salute e diritto al lavoro si può.

E’ un sentiero stretto al tempo del Covid 19, dove l’unica arma per fermare il virus è (e resta) il vaccino.

Ma davanti alla titubanza di quei 3,3 milioni di lavoratori italiani senza neanche una dose che da venerdì 15 ottobre dovranno procurarsi il Green Pass per lavorare, si può reagire andando oltre la minaccia della sospensione dello stipendio.

L’obbligo di legge impone loro di vaccinarsi o di avere l’esito negativo di un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti.

I dati dei lavoratori senza certificato

Di questi lavoratori senza certificato verde, due milioni e mezzo sono dipendenti: 344 mila nel pubblico e 2,2 milioni nel privato.

E 740 mila autonomi: professionisti, partite Iva, collaboratori.

Il numero è frutto di stime, confermate in parte anche dal governo, ma l’entità preoccupa.

Sia perché la capacità italiana di processare tamponi – tra laboratori e farmacie – arriva al massimo a 500 mila test al giorno.

Sia perché non tutto è pronto, in vista di venerdì.

A cominciare dai controlli. 

Caos tamponi: a pagamento e non per tutti

Quanti dei 3,3 milioni di lavoratori senza vaccino riusciranno a procurarsi in tempo un Green Pass da tampone?

Laboratori di analisi e farmacie segnalano già liste di attesa di giorni.

Difficile, anche per i più volenterosi, programmare in tempo utile un tampone ogni 48 ore e questo potrebbe provocare situazioni di grande criticità in aziende, uffici privati e pubblici.

Ma anche tra le forze dell’ordine proprio venerdì alle prese con una giornata tra le più impegnative sul fronte dell’ordine pubblico. «Ad oggi – la denuncia di Domenico Pianese, segretario del Coisp – la Polizia di Stato conta 80 mila vaccinati e 18 mila poliziotti che non hanno potuto o voluto vaccinarsi e che saranno obbligati a fare i tamponi ogni 48 ore. La Polizia ha 1.300 siti in Italia in cui si devono organizzare i controlli: è inaccettabile che a 3 giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di Green Pass per i luoghi di lavoro, non siano state ancora emanatele linee guida».

Il Dipartimento della Funzione Pubblica guidato dal ministro Renato Brunetta stima in 250 mila i dipendenti pubblici non vaccinati, ma «vaccinabili», ovvero senza esenzioni certificate da medici.

Il modello Ducati

Ducati motor, nella Motor valley emiliana, è una delle aziende che, in controtendenza, hanno scelto di pagare il tampone ai dipendenti che per il momento non si sono vaccinati.

In Emilia diversi altri gruppi hanno fatto la stessa scelta: nel packaging Ima e Coesia, nella meccanica Toyota Material Handling e Bonfiglioli riduttori.

Stesso discorso per Natura Sì e Acciaierie D’Italia.

Il gruppo guidato da Claudio Domenicali, in accordo con il sindacato, sta cercando di affrontare in modo cooperativo il nodo delle vaccinazioni.

Tamponi gratis per un mese e formazione sul vaccino

Da una parte ci sono i tamponi pagati per un mese dall’entrata in vigore dell’obbligo green pass. Dall’altra c’è la formazione: un incontro di un’ora con tutti i dipendenti sul valore della campagna vaccinale è stato messo in agenda nei prossimi giorni. «I controlli, poi, saranno svolti in modo rigoroso, non a campione ma lavoratore per lavoratore», dicono in Ducati. Soddisfatto il sindacato: «In questo modo insieme con l’azienda stiamo cercando di ridurre le divisioni e nello stesso tempo portare i più restii a vaccinarsi».

Formazione e informazione

«Come sindacati dei metalmeccanici bolognesi, rilanciando la proposta nazionale di Cgil-Cisl-Uil di proseguire nello sforzo collettivo per la messa in sicurezza del mondo del lavoro — ricordano infatti i leader emiliani di Fiom, Fim e Uilm Michele Bulgarelli, Massimo Mazzeo e Paolo Da Lan — e proponiamo alle imprese del territorio di utilizzare in modo condiviso un’ora del monte ore triennale di formazione previsto dal contratto nazionale per realizzare un momento di formazione per tutti i lavoratori, in ogni azienda, sul valore della vaccinazione».

Un percorso che andrebbe a rafforzare l’esperienza dei protocolli sulla sicurezza e dei comitati Covid che vigilano sulla loro applicazione. «Avremmo preferito l’obbligo vaccinale ma in questi mesi difficili siamo sempre rimasti uniti — concludono, chiedendo anche il sostegno delle istituzioni —. Insieme abbiamo fatto un gran lavoro e dobbiamo impegnarci tutti affinché si evitino contrapposizioni tra lavoratori e inutili tensioni». E si abbassi l’attenzione sulle norme per il contenimento del contagio.

Due assemblee in Lamborghini 

Mercoledì in Lamborghini sono state organizzate due assemblee con i lavoratori. «Ci saranno state 350 persone ad ognuna — spiega il microbiologo dell’Alma Mater Vittorio Sambri, direttore del laboratorio di Pievesestina —. Ho raccontato cos’è il Covid, i rischi che si corrono a prendere la malattia e come funzionano i vaccini. C’è molto interesse». 

E tante domande, «soprattutto se si può fare il vaccino in gravidanza, che controindicazioni ha, gli effetti collaterali, le persone hanno bisogno di essere rassicurate».

E le imprese hanno bisogno di fare breccia tra chi non vuole vaccinarsi, se è vero che il 10-15% degli addetti ancora non mangia in mensa. 

Anche il direttore degli infettivologi del Sant’Orsola Pierluigi Viale ha raccontato tutto su Covid e vaccini in un video per il canale Youtube della Cisl.

La soluzione del tampone aziendale: tra benefit e welfare

Il datore di lavoro, come detto, per non perdere forza lavoro può volontariamente rimborsare il costo sostenuto dal dipendente per i tamponi rapidi o molecolari che siano. Ma queste somme per il lavoratore dovranno essere considerate come un benefit e per questo dovranno essere assoggettate a tassazione.

Le vie di fuga dal prelievo del Fisco comunque esistono e per evitare una ripresa a tassazione da parte dell’amministrazione sarà necessario far rientrare i servizi dei tamponi offerti ai dipendenti come forme di welfare aziendale.

Per farlo sarà comunque necessario inserire queste nuove voci sui test in un apposito regolamento o in un accordo aziendale. Se non si fanno rientrare nel welfare aziendale, il datore di lavoro ha un’altra strada: far rientrare i costi per i tamponi gratuiti ai dipendenti come benefit non soggetti a tassazione perché erogati nel limite del plafond di 258 euro annuo.

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