“Quanto prima racconterò anche io qualcosa di questi giorni. Non avrebbe senso farlo adesso a caldo anche perché tutti si aspettano l’uscita polemica che non ci sarà. Non l’avranno per un motivo: perché siamo brave persone. Perché noi stiamo davvero provando a dare la vita senza alcun ritorno, motivati dall’urgenza del futuro dei nostri figli”.
Torna a parlare Gigi De Palo, il presidente della Fondazione per la Natalità, dopo gli eventi dei giorni scorsi che hanno visti coinvolti gli Stati Generali della Natalità, e lo fa affidandosi al suo profilo social.
“L’Italia è molto di più dello scontro destra e sinistra. La sfida, non facile, è quella di continuare ad essere brave persone nonostante l’amarezza delle strumentalizzazioni”.
“Ci sentiamo un po’ violentati”, continua De Palo. “Alcuni ragazzi che in questi mesi ci hanno aiutato ad organizzare gli Stati Generali della Natalità non si capacitavano di tutto questo odio contro di noi partendo da supposizioni totalmente inventate. E questo è un messaggio pericoloso per i giovani: perché se basta contestare qualcuno inventandosi di tutto nei suoi confronti per avere tutta questa visibilità, allora non ha senso impegnarsi silenziosamente e quotidianamente per migliorare il Paese. Se un anno di lavoro può essere offuscato da una contestazione priva di alcun fondamento logico, allora tanto vale non lavorare e contestare. Ma noi siamo e rimaniamo brave persone. Indipendenti, oggi ancora più fiere di esserlo perché lo spettacolo da ambo le parti non è stato dei migliori: anche le Istituzioni sono molto di più di una forza politica…
D’altronde la pace in cui crediamo fortemente si costruisce così. Pezzetto dopo pezzetto, giorno dopo giorno. Continuiamo ad essere brave persone.”
Creare un’Agenzia governativa per la natalità
Non sono mancate proposte concrete durante gli Stati Generali della Natalità.
“Non si tratta di fare l’elenco di quello che dovremmo fare: una fiscalità più equa, lavoro meno precario per i giovani, accesso alla prima casa per le giovani coppie, servizi per l’infanzia, congedi parentali… qui si tratta di inventare insieme il modo per concretizzare tutto questo. Noi come Fondazione abbiamo una proposta, proponiamo di creare un’Agenzia per la Natalità, una struttura che concretamente possa affrontare questo tema, una struttura snella composta dalle forze migliori del paese”: è l’appello lanciato da Gigi De Palo all’apertura degli Stati Generali della Natalità.
“Un’agenzia neutra che – ha spiegato – metta al centro politiche familiari impattanti condivise da tutte le forze politiche. Che crei un dialogo tra tutti i ministeri, in primis quelli dell’Economia, della Famiglia e del Lavoro, indispensabili per immaginare quei provvedimenti che il Paese necessita”.
“L’obiettivo è che questa agenzia – ha spiegato De Palo – per i primi sei mesi possa ragionare e fare proposte, non a parole ma in maniera seria ed efficace per far ripartire le nascite in Italia”.
“Chiediamo che questa struttura – ha proseguito – venga istituita quanto prima e noi come Fondazione per la Natalità siamo a totale disposizione per attivare e sostenere questo progetto. Nelle prossime settimane ci attiveremo con i canali istituzionali per lavorare su questa proposta, che ci auguriamo possa essere discussa in consiglio dei ministri entro la fine del 2024. Non possiamo attendere e aspettare i prossimi dati Istat che ci riporteranno dati drammatici sulla situazione. Questa Agenzia potrà essere il primo passo per trovare una soluzione e per dare realmente una risposta al paese.”
Manifestare contro di noi è come contestare Emergency
“Ci sono state manifestazioni contro gli Stati Generali della Natalità, ma manifestare contro di noi è come manifestare contro Save The Children, Medici senza Frontiere ed Emergency. Ti può piacere o non piacere ciò che facciamo, ma non si può manifestare contro chi si batte per la natalità, tema che tocca tutti. Sono amareggiato, perché quanto successo è triste, invece di esserci un plauso a continuare ciò che facciamo, non sono venuti i ministri che dovevano venire o chi aveva mandato i messaggi ci ha detto di non leggerli. È un peccato ma non sono polemico, lo accetto ma mi sarei comportato in maniera diversa”.
“Coloro che contestavano la ministra Roccella non erano studenti ma persone che la seguono e fanno polemiche. Hanno sbagliato, si sono comportati in maniera assolutamente violenta, anche contro di noi organizzatori. Solidarietà alla ministra e a tutti i ragazzi che non hanno potuto dire la loro, alle scuole, alla mamma all’ottavo mese di gravidanza che stava raccontando dal palco la sua storia, solidarietà anche a noi che da un anno lavoriamo a questa manifestazione. I governi passano, il tema della natalità resta. I problemi dei nostri figli restano”.
Non ci rassegniamo
Con la contestazione al ministro Roccella agli Stati Generali della Natalità, è stata una giornata “molto difficile, abbiamo avuto alcune contestazioni e ci siamo sentiti abbandonati dalle istituzioni, che non si sono degnate di una parola di solidarietà per questo evento, come se ci fossero persone di serie A o di serie B, come se togliere la parola a un ministro fosse più grave rispetto a Gessica Barcella. Ma tutto questo fa parte del gioco di chi prova a dare la vita per un ideale, come stiamo facendo noi”.
“Fanno più rumore le polemiche che il tentativo di costruire un futuro diverso, fa più rumore – ha proseguito – una ventina di contestatori che migliaia di studenti che si sono preparati per mesi a questo evento, fa più rumore occupare spazi, soprattutto di potere, che generare processi, la guerra che la pace, l’odio dell’amore. Ma noi non ci rassegniamo a questa visione del mondo – ha proseguito – e noi siamo qui stanchi, distrutti, a rilanciare. Sempre più spesso ci domandiamo chi ce lo fa fare, sempre più spesso cerchiamo di essere un pungolo, di creare un dialogo, di uscire dalla dialettica destra-sinistra, di andare oltre a categorie ormai logore, di fare squadra e evitare polemiche, che sono il grande alibi per non dare risposte concrete alle famiglie e ai giovani”.
“La nostra missione è provare a far tornare una primavera demografica, perché vogliamo che i nostri figli siano liberi. Oggi non si tratta di convincere giovani e donne a fare figli, ma di mettere ciascuno nelle condizioni di decidere liberamente di cosa fare della propria vita e oggi non è così perché in Italia la nascita di un figlio oggi è una delle prime cause di povertà e questo è inammissibile”, ha concluso De Palo.








