Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

La crisi demografica dell’Italia viene dalla sua storia | L’intervento di Alessandro Rosina e Roberto Impicciatore

Pubblichiamo un estratto dall’introduzione del libro “Storia demografica dell’Italia. Crescita, crisi e sfide” di Alessandro Rosina e Roberto Impicciatore pubblicato da Carocci editore

«Ogni popolazione ha la sua storia, fatta di vicende politiche, di sviluppo economico, di trasformazioni sociali e culturali. Ma una popolazione è fatta soprattutto di persone, tra di esse in relazione con modalità che consentono di darsi continuità nel tempo. Senza, del resto, il rinnovo demografico che sta alla base del succedersi delle generazioni, non ci sarebbe alcuna storia politica, economica e sociale da raccontare. La storia della popolazione – con lo sviluppo delle sue stagioni tra discontinuità e cicli demografici – è quindi alla base di qualsiasi altro racconto delle vicende che riguardano il genere umano.

Il punto di partenza della storia di cui qui ci occupiamo, quasi scontato, è la nascita dello Stato italiano unitario nel 1861. L’aspettativa di vita degli italiani risulta solo poco sopra i 30 anni, con altissimi rischi di morte in età infantile (meno della metà arriva ai 15 anni) e un numero medio di figli per donna attorno a 5. Un secolo dopo, in corrispondenza del censimento del 1961 l’aspettativa di vita risulta salita oltre i 65 anni, la famiglia comune ha due o tre figli e oltre il 90 percento di essi entra in età adulta.

Spostandosi di un altro mezzo secolo in avanti si arriva all’ultimo censimento tradizionale italiano, quello del 2011. L’Italia consolida la sua posizione come uno dei paesi più longevi al mondo, con aspettativa di vita superiore agli 80 anni, ma anche tra quelli con più persistente bassa fecondità, più vicina a uno che a due figli per donna (soglia di equilibrio nel rapporto tra generazioni), con conseguente accentuazione del processo di invecchiamento della popolazione. Ma sono visibili anche molti altri profondi cambiamenti rispetto alle relazioni di coppia e tra generazioni, al ruolo del matrimonio e alle tipologie familiari, alla condizione anziana e all’impatto dell’immigrazione.

Il punto finale della storia raccontata in questo libro si colloca, invece, nel secondo decennio del XXI secolo che si chiude con l’impatto della pandemia causata da Covid-19 che sposta definitivamente la curva della popolazione verso un percorso di declino con il peggior valore negativo di sempre sul saldo naturale. La demografia italiana, insomma, perde definitivamente la propria capacità endogena di crescere. A certificare, dopo un lungo autunno, il passaggio conclamato all’Inverno demografico sono le previsioni pubblicate dall’Istat nel 2021, che prefigurano una continua perdita di popolazione in tutti gli scenari considerati (l’unica differenza sta nell’entità della riduzione).

Ma come si è arrivati a tutto questo? Con quali specificità nel quadro internazionale e con quali conseguenze? Nel volume si ricostruisce il percorso demografico italiano in rapporto ai mutamenti culturali, sociali ed economici. L’adozione di una prospettiva di lungo periodo aiuta non solo a capire l’Italia nel presente ma anche a cogliere la portata delle sfide che la demografia pone al futuro del paese.

L’Italia che esce dalla pandemia è un paese demograficamente diverso rispetto al passato, che deve fare i conti con l’entrata in una fase nuova caratterizzata dalla continua diminuzione dei suoi abitanti e dalla riduzione, al suo interno, dell’incidenza della popolazione in età attiva, cioè quella di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Se il presente libro si ferma in corrispondenza di questo snodo del paese è nella storia precedente che si trovano le cause. Non ci si sottrae, in ogni caso, a sviluppare considerazioni sulle conseguenze attese di tali cause e sulle sfide che pongono: a ciò che va oltre la storia, in senso proprio, è dedicata un’ampia appendice.

L’epidemia di Covid-19 non contribuisce però solo a chiudere la storia del lungo periodo in cui la popolazione italiana è cresciuta. Segna, di per sé, anche l’entrata in un mondo che deve interpretare in modo nuovo il ritorno di rischi ritenuti superati, rimettendo in discussione alcune sicurezze date per scontate. Un evento inedito ma non inatteso, non solo perché la guardia rispetto al ritorno dei rischi del passato va sempre tenuta alta, ma anche perché alcune conquiste del mondo in cui viviamo possono, sotto alcuni aspetti, renderci più esposti e vulnerabili.

L’aumento della popolazione anziana in condizioni di fragilità, la densità della popolazione nei grandi agglomerati urbani, la connessione e la mobilità sempre più intensa tra le varie aree del pianeta, l’inquinamento atmosferico, per indicare alcuni dei fattori più rilevanti. Un momento che dovrebbe essere di accelerazione per il passaggio dalla crescita della quantità, su cui si è basato il concetto di benessere del XX secolo, alla qualità della crescita, in coerenza con i processi di sviluppo del XXI secolo.

Paradossalmente, proprio per aver sottoutilizzato sinora il capitale umano giovanile, femminile, le potenzialità di essere produttivi a tutte le età, il ruolo dell’immigrazione, è forse il paese in Europa che più avrebbe energie potenziali per una spinta in avanti, in presenza di una direzione chiara e di strumenti adeguati. Questo libro si ferma davanti a questo paradosso non sciolto, con l’auspicio di poter dare un contributo a capirlo e a risolverlo integrando la chiave demografica nei processi interpretativi dello sviluppo del paese e delle sfide per la crescita e il benessere lungo il resto del secolo».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.