“Quando Berlusconi vinse le elezioni del 2001, pochi giorni dopo la conclusione del voto, mi cercò al telefono Gianni Agnelli, con il quale avevo una buona relazione personale, e mi chiese di andare urgentemente a casa sua.
Io ero a Roma, non avevo particolari impegni e lo raggiunsi nella sua abitazione.
Fui colpito perché, quando si arrivava a casa di Agnelli, l’ascensore si apriva direttamente all’interno dell’appartamento e normalmente si veniva accolti dal maggiordomo; invece, in quel caso, all’uscita c’era proprio Agnelli.
Lui disse che avevamo una questione urgente da affrontare, che avevano bisogno di me e che in salotto c’era un amico che voleva parlarmi.
Andai con Agnelli in salotto e lì, seduto, c’era Henry Kissinger”.
Inizia così il suo intervento l’ex presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Massimo D’Alema alla presentazione nella sede della Stampa Estera a Roma, del libro Berlusconi, il mondo secondo lui. Una lezione di politica estera nell’attuale disordine mondiale scritto dagli ambasciatori Giovanni Castellaneta e MarcoCarnelos.
“Mi dissero che erano preoccupati per la nascita del nuovo governo Berlusconi e che volevano assicurarsi che l’esecutivo avesse una guida in politica estera tale da garantire la serietà e la continuità della linea italiana.
Mi sembrava una buona idea, però non capivo bene cosa potessi entrarci io, in quanto esponente della parte politica sconfitta.
Mi spiegarono che volevano come ministro degli Esteri l’ambasciatore Ruggiero, ma che lui non avrebbe accettato l’incarico senza un mio incoraggiamento.
Io dissi che bisognava informare Berlusconi di questo fatto, ma l’Avvocato Agnelli mi rispose di non preoccuparmi e che a quello avrebbe provveduto lui.
Fu quindi convocato l’ambasciatore Ruggiero in un incontro alla presenza di Agnelli, del dottor Kissinger e del sottoscritto, appena rieletto deputato di Gallipoli, e in quella sede fu decisa la sua nomina a ministro degli Esteri del governo Berlusconi.
Io dissi, nel corso di questo improvvisato incontro, che avevo dei dubbi sulla tenuta di questa soluzione e devo dire che lo stesso Ruggiero si mostrava molto riluttante.
Aveva con me un rapporto particolare: io l’avevo nominato presidente dell’Eni, e successivamente era stato a capo di un comitato sulle grandi questioni globali che collaborava con il governo.
In virtù di questo rapporto di collaborazione accettò la soluzione, ma l’esperienza durò pochi mesi perché, dopo uno scontro con Bossi, Ruggiero rassegnò le dimissioni.
Ricordo questo episodio non solo perché rappresenta un fatto interessante per la storia vera del nostro Paese, mostrando il tipo di relazioni che il grande potere economico e gli Stati Uniti intrattenevano con la politica, ma anche per capire quanta diffidenza ci fosse in ambienti istituzionali molto lontani tra loro.
Il dottor Kissinger non era certamente un rappresentante del progressismo internazionale, eppure la sua figura testimonia quanta diffidenza circondasse la politica estera di Berlusconi e quanto fosse forte la preoccupazione di innescare intemperanze che potessero, in qualche modo, rendere l’Italia un interlocutore meno affidabile.
Ora, come si evince non solo dal libro ma da una riflessione complessiva sulla vicenda storica italiana, Berlusconi fu, in realtà, un continuatore della tradizionale politica estera del nostro Paese”.
Il video dell’intervento https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/05/dalem-retroscena-berlusconi-kissinger-agnelli-notizie/8375473








